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Imprese italiane, ricavi in crescita ma investimenti in frenata

di Anna Fabi

8 Settembre 2026 10:02

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Dal Forum di Cernobbio l'ottimismo di oltre 200 imprenditori sul fatturato, dai dati Banca d'Italia una contrazione degli investimenti che colpisce le PMI

La 52ª edizione del Forum di Cernobbio si è chiusa il 6 settembre con un messaggio di fiducia dalla platea di Villa d’Este, in contrasto con quanto le stesse imprese italiane avevano dichiarato pochi mesi prima alla Banca d’Italia sui propri piani di spesa. Le due fotografie non descrivono lo stesso Paese, perché non ritraggono le stesse aziende.

In sintesi:

  • il 72,1% delle aziende presenti al Forum TEHA prevede ricavi in aumento nel 2026, secondo il sondaggio elettronico condotto su oltre 200 fra imprenditori e manager;
  • le imprese con almeno 20 addetti censite dalla Banca d’Italia stimano invece una contrazione degli investimenti del 4,9% nel 2026, secondo l’Indagine sulle imprese industriali e dei servizi nell’anno 2025 diffusa il 1° luglio 2026;
  • la flessione arriva all’11,8% per le aziende fra 20 e 49 addetti e si ferma all’1,2% per quelle con oltre 500 addetti;
  • il ministro Adolfo Urso ha annunciato a Cernobbio un decreto imprese atteso per fine ottobre e la proroga dell’iperammortamento oltre il 2028.

Cernobbio, le imprese prevedono ricavi in crescita

Il 72,1% delle aziende rappresentate al Forum TEHA di Cernobbio prevede di chiudere il 2026 con un fatturato superiore a quello dell’anno precedente. Nel dettaglio il 50,8% stima una crescita entro il 10% e il 21,3% una crescita superiore, mentre l’8,2% teme una contrazione dei ricavi, quota in riduzione rispetto alla rilevazione precedente. Il 59,6% dichiara di ottenere risultati migliori dei concorrenti.

Il dato va maneggiato per quello che è. Si tratta di un sondaggio elettronico somministrato durante i lavori a una platea di poco più di duecento persone, selezionata dall’organizzatore e composta in larga prevalenza da vertici di grandi imprese e multinazionali operanti in Italia. Non è un campione probabilistico del sistema produttivo italiano e non è confrontabile con le rilevazioni statistiche ufficiali, che seguono metodologie di campionamento e ponderazione dichiarate.

Bankitalia stima investimenti in calo

Le imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi privati non finanziari con almeno 20 addetti prevedono per il 2026 una riduzione della spesa per investimenti pari al 4,9%, secondo l’Indagine sulle imprese industriali e dei servizi pubblicata dalla Banca d’Italia il 1° luglio 2026. La rilevazione è stata svolta dalle Filiali dell’Istituto fra il 17 febbraio e il 12 maggio 2026.

Il 2025 si era chiuso su valori di sostanziale stabilità: vendite a -0,3%, prezzi di vendita in crescita del 2,0%, investimenti in accelerazione al 4,6% e occupazione in aumento dell’1,2% per il quinto anno consecutivo. L’inversione riguarda quindi le attese, non i consuntivi. La contrazione degli investimenti interesserebbe due aziende su tre ed è trainata dalla manifattura, a -9,2%, seguita dal comparto energetico ed estrattivo a -5,1% e dai servizi a -2,5%. L’occupazione continuerebbe invece a crescere dell’1,2%, con incrementi attesi più marcati proprio fra le imprese di piccola e media dimensione.

Le PMI tagliano i budget più delle grandi

La dimensione aziendale separa due comportamenti opposti. Le imprese fra 20 e 49 addetti prevedono di ridurre gli investimenti dell’11,8% nel 2026, quelle con oltre 500 addetti dell’1,2%: un rapporto di quasi dieci a uno fra le due estremità della distribuzione.

Classe di addetti Investimenti attesi nel 2026
20-49 -11,8%
50-199 -7,7%
200-499 -4,2%
500 e oltre -1,2%
Totale -4,9%

La stessa frattura attraversa l’adozione tecnologica. All’inizio del 2026 utilizzava strumenti di intelligenza artificiale, anche solo in via sperimentale, il 71% delle imprese industriali con almeno 500 addetti e il 58% di quelle dei servizi della stessa classe, contro il 22% e il 33% delle aziende fra 20 e 49 addetti. L’uso estensivo riguarda in media il 4% delle imprese sotto i 50 addetti e il 18% di quelle sopra i 500.

Letti insieme, i due dati spiegano perché l’ottimismo di Villa d’Este non sia trasferibile alle PMI. La platea di Cernobbio appartiene per composizione alla classe dimensionale che taglia meno gli investimenti e che ha già assorbito le tecnologie su cui si giocherà la produttività dei prossimi anni.

Export in crescita e bocciatura politica Trump

Le esportazioni italiane sono cresciute del 4,5% nel primo semestre 2026 secondo le rilevazioni TEHA presentate al Forum, e rimangono la componente più dinamica della domanda. Anche le attese raccolte dalla Banca d’Italia assegnano alla componente estera una crescita dello 0,8% nel 2026, a fronte di una domanda interna prevista a -0,4%.

Sul fronte politico la platea ha espresso un giudizio severo. Chiamati a valutare le azioni di politica estera della Casa Bianca su una scala da uno a nove, il 90,2% degli intervistati ha assegnato un voto insufficiente compreso fra uno e quattro. Il voto minimo è stato scelto dal 58,5% dei partecipanti, quota quasi triplicata rispetto al 20,5% della rilevazione 2025. Sull’operato del Governo il 68,3% ha espresso una valutazione positiva, con il voto sette come modalità più frequente al 33,3%.

Le misure per le imprese annunciate dal Governo

Il Governo ha usato Cernobbio per anticipare due provvedimenti. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha annunciato un nuovo Decreto Imprese atteso per fine ottobre, imperniato su una semplificazione di impianto analogo a quello della ZES Unica e sull’introduzione del Business Wallet, un portafoglio digitale destinato ad alleggerire la documentazione richiesta per le gare pubbliche e per le altre procedure amministrative.

Sulla prossima Legge di Bilancio 2027 il ministro ha indicato due direttrici: la proroga dell’iperammortamento oltre l’attuale orizzonte del 2028, misura che ha raccolto finora 16.500 domande, e un pacchetto di incentivi dedicato alla robotica avanzata e agli umanoidi, rivolto sia ai produttori sia alle imprese utilizzatrici.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha invece rivisto al rialzo il quadro macroeconomico, indicando una crescita del PIL 2026 che potrebbe avvicinarsi all’1% contro lo 0,6% delle previsioni programmatiche, con lo 0,8% già acquisito.

Pro e contro per valutare un nuovo investimento

Un’impresa che stia valutando se posticipare un programma di spesa al 2027 ha oggi quattro elementi da controllare prima di decidere, tutti già scritti in norme vigenti e indipendenti dagli annunci fatti al Forum. La data di avvio del procedimento è il discrimine principale, non quella della concessione dell’agevolazione.

  • sulle misure soppresse dal riordino degli incentivi alle imprese, le domande presentate prima del 18 agosto 2026 continuano a seguire le norme previgenti fino alla chiusura del procedimento, ai sensi dell’articolo 12, comma 1 del D.Lgs. 26 giugno 2026 n. 138;
  • Nuova Sabatini e Fondo di garanzia PMI non subiscono effetti, perché l’articolo 3, comma 1 dello stesso decreto li conferma fra i cinque strumenti del MIMIT;
  • le discipline quadro delle quattro sezioni del Fondo per la crescita sostenibile sono attese entro 180 giorni dalla legge di bilancio, quindi i bandi tematici su ricerca, start up, transizione verde e digitale e accesso al credito non sono ancora consultabili;
  • per prenotare la maggiorazione dell’iperammortamento serve l’ordine accettato dal venditore e un acconto almeno pari al 20% del costo di acquisizione di ciascun bene, secondo l’articolo 3 del decreto interministeriale MIMIT-MEF del 7 maggio 2026.

Il calcolo del rinvio va quindi impostato su due orizzonti diversi. Le agevolazioni già disciplinate hanno requisiti noti e scadenze verificabili oggi; quelle annunciate a Cernobbio richiedono una norma che al momento non esiste, e il decreto imprese di fine ottobre insieme alla manovra possono modificare il quadro delle misure disponibili prima che l’investimento sia perfezionato.