Compagnie aeree verso lo stop, ancora un mese di carburante: quali voli sono a rischio

di Anna Fabi

23 Marzo 2026 11:25

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Le compagnie aeree avvertono: carburante garantito per circa un mese a causa della guerra in Medio Oriente. A rischio i voli verso l'Asia, biglietti già più cari.

La guerra in Medio Oriente sta colpendo il settore aereo attraverso il prezzo del petrolio in aumento e la contemporanea riduzione delle scorte di carburante per far volare gli aerei. Diversi manager e dirigenti del settore hanno dichiarato al Financial Times che le scorte attuali garantiscono al massimo un altro mese di traffico regolare. Dopo, il rischio è di dover tagliare il numero di voli — soprattutto sulle rotte verso l’Asia.

La situazione aeroporto per aeroporto

Il problema non è ancora emergenziale ma la finestra di sicurezza si sta restringendo. Hari Marar, amministratore delegato dell’aeroporto internazionale di Bangalore, in India, ha dichiarato che lo scalo dispone di carburante per circa 25 giorni.

Il Vietnam ha già avvertito di poter essere costretto a limitare i voli nelle prossime settimane. Diversi altri dirigenti aeroportuali hanno confermato al Financial Times scenari analoghi per i loro scali. I paesi asiatici sono i più esposti perché sono quelli che importano di più dai paesi coinvolti nel conflitto.

Il blocco dello Stretto di Hormuz

La causa strutturale del problema è la perturbazione dei traffici marittimi attraverso lo Stretto di Hormuz, il corridoio di 54 chilometri tra la penisola arabica e le coste iraniane attraverso cui transita ogni giorno circa un quinto di tutto il petrolio e gas venduti al mondo. Quando le rotte marittime si interrompono o si restringono, le forniture di carburante avio — il cherosene con cui volano gli aerei — iniziano ad assottigliarsi, prima negli aeroporti asiatici che dipendono da quelle importazioni, poi potenzialmente altrove. È un problema di rifornimento, non solo di prezzo: senza cherosene, gli aerei non decollano, indipendentemente da quanto costa il biglietto.

Ryanair non teme tagli, Air France-KLM pianifica riduzioni

L’esposizione al problema varia molto a seconda del tipo di rotte servite. Willie Walsh, ex amministratore delegato di British Airways e oggi a capo della IATA — la principale associazione internazionale del trasporto aereo — ha parlato di un problema di approvvigionamento più grave di qualsiasi situazione precedente.

Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, ha detto che la sua compagnia non prevede né carenza di carburante né tagli ai voli: Ryanair opera solo in Europa, dove le scorte per ora tengono. L’amministratore delegato di EasyJet, Kenton Jarvis, ha invece dichiarato che i propri fornitori non riescono a garantire disponibilità di carburante oltre le prossime tre settimane.

Diversa la posizione di Air France-KLM: il suo amministratore delegato Ben Smith ha dichiarato che stanno già elaborando piani per gestire la carenza, e che l’idea è di ridurre nelle prossime settimane i voli verso l’Asia. Il rischio concreto, ha spiegato Smith, è che gli aerei arrivino in Asia e non riescano a fare il rifornimento necessario per tornare, restando bloccati lì con effetti a cascata su tutto il traffico internazionale.

Biglietti aerei già più cari, voli sull’Asia a rischio

Sul fronte dei prezzi, gli effetti sono già visibili. Alcune compagnie hanno già aumentato il costo dei biglietti in risposta al rialzo del prezzo del petrolio; altre hanno cancellato voli. I biglietti aerei per voli nazionali registravano a febbraio un aumento del 37,8% su base annua, secondo i dati Istat.

Le tratte più a rischio di riduzione sono quelle intercontinentali verso Asia orientale e Sud-Est asiatico: sono le più lunghe, consumano più carburante, e i loro scali di destinazione sono anche quelli con meno scorte disponibili.

Cosa rischia chi viaggia per lavoro

Per lavoratori che guardano alle ferie estive o imprese che pianificano trasferte internazionali verso l’Asia — fiere, meeting, missioni commerciali — il consiglio è di verificare la disponibilità delle tratte con largo anticipo e di valutare politiche di flessibilità sui biglietti. Le cancellazioni di volo per cause straordinarie legate alla crisi energetica potrebbero non rientrare nei casi di rimborso automatico previsti dalla normativa europea.

Sul fronte dei costi, l’impatto del caro carburante si trasferirà progressivamente sui biglietti di tutte le tratte — non solo quelle asiatiche — attraverso i supplementi fuel surcharge che le compagnie applicano quando il prezzo del cherosene supera determinate soglie. Chi gestisce rimborsi spese o note spese legate ai trasporti aerei dovrà aspettarsi voci in aumento nelle prossime settimane.