Rivalutazione affitti Istat in aumento, importi aggiornati e regole di calcolo

di Noemi Ricci

16 Giugno 2026 16:39

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Affitti, adeguamento al rialzo a maggio 2026 per i contratti di locazione: ecco come si calcola la rivalutazione all'inflazione in base al nuovo indice FOI dell'Istat.

La rivalutazione del canone di affitto adegua l’importo della locazione alla variazione dei prezzi al consumo, misurata dall’indice FOI dell’Istat al netto dei tabacchi, su cui si basa il calcolo della rivalutazione del canone. Per l’ultimo dato disponibile, maggio 2026, la variazione annua del FOI è pari a +3,0%: si applica per intero ai contratti a uso abitativo e al 75% a quelli commerciali, salvo i contratti in cedolare secca, esclusi dall’adeguamento.

In sintesi, l’adeguamento Istat dei canoni di locazione:

  • l’indice di riferimento è il FOI al netto dei tabacchi, pubblicato ogni mese dall’Istat;
  • per maggio 2026 la variazione annua è +3,0% e l’indice generale è pari a 102,8, in base 2025=100;
  • l’adeguamento spetta al 100% per le locazioni abitative e al 75% per quelle commerciali, ai sensi dell’articolo 32 della legge n. 392/1978;
  • i contratti con cedolare secca non sono soggetti alla rivalutazione;
  • l’aumento si calcola come variazione percentuale tra l’indice del mese e quello dello stesso mese dell’anno precedente, non come differenza tra i due numeri indice.

Ultimo indice Istat per l’adeguamento dei canoni

Per gli adeguamenti riferiti a maggio 2026 la variazione annua dell’indice FOI al netto dei tabacchi è +3,0%, secondo i dati definitivi diffusi dall’Istat il 16 giugno 2026. Si traduce in +3,00% per gli adeguamenti al 100% e +2,25% per quelli al 75%.

Indice FOI al netto dei tabacchi Maggio 2026 (base 2025=100)
Indice generale FOI 102,8
Variazione sul mese precedente +0,3%
Variazione sull’anno precedente +3,0%
Variazione sul biennio precedente +4,4%

Contratti di locazione con adeguamento all’inflazione

Nei contratti di locazione l’aggiornamento del canone è legato alla variazione dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati rilevata nell’ultimo anno. L’adeguamento ricalcola ogni dodici mesi il canone concordato tra inquilino e proprietario, mentre i contratti in cedolare secca ne sono esclusi.

Quando scatta l’adeguamento Istat per le locazioni

La rivalutazione del canone è dovuta solo se il contratto contiene una clausola che la prevede, con l’indicazione della quota applicabile, al 100% per il canone libero o al 75% per il canone concordato. In presenza della clausola l’adeguamento va effettuato ogni anno, altrimenti il proprietario non può vantare alcuna pretesa nei confronti dell’inquilino.

Indice FOI e regole di calcolo della rivalutazione

Per adeguare il canone di affitto all’inflazione si utilizza l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi, così da allineare il canone al costo della vita. Le aliquote sono diversificate per tipo di contratto, ai sensi dell’articolo 32 della legge n. 392/1978:

  • fino al 100% dell’incremento dell’indice FOI per le locazioni a uso abitativo, ad esempio nella formula 4+4;
  • fino al 75% dell’incremento dell’indice FOI per le locazioni a uso commerciale, ad esempio nella durata 6+6.

Le parti possono concordare termini diversi. Chi rivaluta il contratto per la prima volta utilizza il più recente indice disponibile a partire dal mese successivo alla scadenza annuale; per gli anni seguenti si applica la variazione del mese di riferimento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Formula di adeguamento Istat dell’affitto

La formula di calcolo è la seguente: canone annuo per variazione percentuale dell’indice FOI per percentuale di rivalutazione applicabile. Il risultato è l’aumento annuo del canone; diviso per dodici dà l’incremento mensile. La rivalutazione può tradursi in un aumento o, quando l’indice scende, in una riduzione del canone.

Esempio di calcolo dell’adeguamento

Con un canone mensile di 800 euro e adeguamento al 100%, la variazione annua di +3,0% comporta un aumento di 24 euro al mese, cioè 288 euro l’anno. Per un contratto commerciale con adeguamento al 75% la stessa variazione vale +2,25%, pari a 18 euro al mese sullo stesso canone.