PMI: +23mila assunzioni nel 2015

di Francesca Vinciarelli

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I risultati del Rapporto Unioncamere 2015 che rivela come siano le PMI le aziende che prevedono la maggior parte dei nuovi contratti di lavoro, soprattutto a tempo indeterminato.

Crescono le nuove assunzioni per un totale di +23 mila nuovi contratti di lavoro (pari al +4%) rispetto all’anno precedente: sono le previsioni delle piccole e medie imprese italiane per il 2015, rilevate dal rapporto Unioncamere reso noto a Roma nel corso della XIII Giornata dell’Economia. A prevedere un sostanziale aumento dell’occupazione sono soprattutto le PMI attive sul web, che hanno in programma la stipula di più del doppio dei contratti di lavoro rispetto alle aziende non presenti online.

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Effetti del Jobs Act

Dei 595 mila nuovi contratti di lavoro pianificati per quest’anno nel complesso, 472.540 saranno a tempo indeterminato, mentre i rimanenti saranno contratti atipici. A livello territoriale sono soprattutto le imprese del Nord Ovest a programmare nuove assunzioni di personale: +12,4% nel confronto con l’anno scorso, contro la media nazionale del +4%. Diversamente al Nord Est le previsioni di assunzioni sono in calo del -2,2%.

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In generale, stando alle previsioni delle PMI per il 2015, diminuiscono i parasubordinati (-11.440 i collaboratori e le partite IVA) e aumentano i dipendenti, compresi gli interinali (+34.300 unità). Le assunzioni a tempo indeterminato, 162 mila, sono in aumento del +82,5% rispetto al 2014, ovvero +73.140 unità. Ad incidere positivamente è stato il Jobs Act, per 35.600 nuovi contratti, 25.700 dei quali non sarebbero stati programmati in assenza della riforma. I rimanenti sono invece frutto dell’incentivo economico che ha portato le aziende ad anticipare le assunzioni previste per il 2016.

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PMI innovative che assumono

Cresce inoltre il numero di PMI che prevede assunzioni: +19 mila rispetto al 2014, per un totale di 210 mila imprese. Più in dettaglio a programmare nuovi contratti di lavoro è il 14,1% delle piccole e medie imprese contro il 12,4% nel 2014. Considerando solo le PMI online, la quota sale al 20%, contro il 10% di quelle non presenti sul web.

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Il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, ha così commentato i risultati del Rapporto:

«Lo stato di salute della nostra economia sta migliorando, ma il paziente Italia non è ancora guarito. Per accelerarne la ripresa, quindi, bisogna inserire nella cura dosi massicce di innovazione. E nell’era del web 2.0 questa innovazione si chiama e-business. Perché sono proprio le imprese che hanno colto i vantaggi del web quelle che stanno dimostrando di saper trainare la nostra economia e offrire maggiori opportunità per la crescita occupazionale, in particolare giovanile. Per questo è importante che le riforme messe in atto dal Governo, i cui primi effetti iniziano ad essere evidenti, vengano accompagnate da chiari indirizzi di politica economica che sappiano spingere più incisivamente verso la digitalizzazione del nostro Paese. Perché con la nostra cultura, i nostri saperi che rendono unico il Made in Italy nel mondo, abbiamo le carte in regola per diventare una superpotenza dell’economia digitale».

(Fonte: Unioncamere).

 

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