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Lingue straniere, strumento strategico per l’Export delle Pmi

di Alessandro Vinciarelli

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Secondo un rapporto della Commissione Europea, un quarto delle Pmi europee rischia di perdere importanti occasioni di commercio con l'estero a causa della scarsa conoscenza della lingue

Secondo un recente studio pubblicato in occasione della Settimana europea delle Pmi dalla Commissione Ue, l’11% delle Pmi europee coinvolte nell’indagine dichiara di aver perso importanti contratti d’affari a causa di una scarsa conoscenza linguistica nel proprio staff.

Una carenza che, almeno in Italia stando ai dati Confapi, si cerca di colmare grazie ai numerosi corsi di formazione per le lingue straniere organizzati dal Fondo formazione interprofessionale di Cgil, Cisl, Uil e dell’organizzazione per le Pmi (FAPI).

Nel 2008 quelli per la conoscenza delle lingue straniere sono stati i corsi più frequentati dalle Pmi italiane, preceduti solo dai percorsi formativi per l’Informatica.

La padronanza delle lingue e in particolare dell’Inglese aiuterebbe le Pmi ad aumentare le prospettive di mercato: basta anche una conoscenza base, secondo gli esperti. E le imprese ne sono talmente consapevoli che il 25% delle piccole e medie imprese europee ha espresso la volontà di migliorare la conoscenza dell’Inglese.

In generale, comunque, l’apertura alle lingue straniere europee porta a vantaggi importanti per l’Export delle Pmi. Le lingue asiatiche risultano ancora destinate prevalentemente al mercato delle multinazionali, almeno per il momento.

Non solo inglese dunque, ma strategie linguistiche e interculturali indirizzate ad instaurare un contatto culturale e commerciale con il mercato che si intende conquistare. Il 48% delle imprese europee dichiara di fondare la propria strategia di commercio estero sulla comunicazione multiculturale, mentre il 40% non ha ancora tradotto in più lingue il proprio sito web.

Le lingue sono considerate così importanti a livello strategico per il commercio che nella Ue si sta pianificando di sviluppare una piattaforma europea che aiuti a migliorare l’export con la conoscenza lingue promuovendo il dialogo tra imprese e chi opera sulla scena linguistica.

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