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Riforma Pensioni, decreti attuativi dopo il 2 marzo

di Barbara Weisz

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Previsti dalla Legge di Stabilità entro il 2 marzo, si attendono ancora i decreti attuativi sull'APe mentre prosegue il negoziato governo-sindacati.

APE

Riforma Pensioni in ritardo: annunciati per febbraio, i decreti attuativi su APe volontaria e sociale si attendono ancora, tecnicamente previsti dalla Legge di Bilancio il 2 marzo. Il motivo è probabilmente da ricondurre alla ripresa del negoziato governo-sindacati, che affronta nei primi incontri i nodi irrisolti della riforma.

=> Riforma Pensioni: misure e roadmap e misure

APe Volontaria

Occhi puntati sull’anticipo pensionistico APe, che prende il via il primo maggio, il trattamento INPS ma finanziato dalle banche da restituirsi a rate ventennali quando si matura il diritto all’assegno previdenziale. Requisiti: 63 anni di et 20 anni di contributi, assegno pari ad almeno 1,4 volte il minimo (circa 700 euro lordi), tre anni e sette mesi al massimo dalla maturazione del diritto alla pensione.

Resta da chiarire: come si calcolano i tre anni e sette mesi dalla pensione, posto che gli scatti sulle aspettative di vita sono certi solo fino al 2019? E’ necessario smettere di lavorare per accedere all’APe volontaria?

=> APe: guida INPS e Legge di Bilancio a confronto

APe Aziendale

La norma prevede anche la cosiddetta APe aziendale, accordo tra impresa e lavoratore che, in questo caso, si ritira dal lavoro con versamento da parte aziendale di una somma pari almeno ai contributi dovuti per il periodo che manca alla pensione, in modo da alzare il montante contributivo, fino ad azzerare la restituzione delle rate.

Capitolo a parte per l’APe Social, interamente a carico dello Stato fino a 1.500 euro al mese (sulla parte eccedente, si pagano le rate ventennali), riservato a quattro categorie di lavoratori:

  1. disoccupati per interruzione involontaria del rapporto di lavoro che hanno terminato il sussidio da almeno tre mesi;
  2. invalidi con riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%;
  3. caregiver familiari lavoratori che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave;
  4. lavoratori che svolgono attività usuranti o mansioni gravose.

Anche per l’APe Social ci vogliono 63 anni e una pensione maturata pari ad almeno 1,4 volte il minimo, mentre il requisito contributivo è più alto:30 anni per i primi tre profili, 36 anni per le mansioni usuranti o gravose.

=> APe: guida alla pensione anticipata

La trattativa governo sindacati, che era iniziata nell’estate 2016 per arrivare all’accordo di settembre sulla Riforma Pensioni confluita poi in Legge di Bilancio, è ripresa in febbraio proprio sulla messa a punto dei decreti attuativi APe e proseguirà poi sulla fase 2, che riguarderà giovani, donne e adeguamenti alle aspettative di vita.

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