Tratto dallo speciale:

PMI leader nello Smart Working

di Francesca Vinciarelli

scritto il

Nelle PMI la propensione allo smart working, agli strumenti on-demand e alla collaborazione freelance è maggiore che nelle grandi aziende: i dati.

Lo sviluppo e la diffusione della tecnologia e le nuove modalità di lavoro che ne conseguono stanno avendo un impatto importante soprattutto nel mondo delle piccole e medie imprese, che si dimostrano più aperte alle innovazioni per essere sempre più competitive sul mercato, superando le grandi aziende nella propensione allo smart working, agli strumenti on-demand e alle collaborazioni freelance.

=> Smart Working: novità e normativa

A rivelarlo è un’analisi approfondita sulle abitudini e sul futuro della professione dei “knowledge workers” delle PMI nell’ambito dello studio “The way we work” pubblicata da Unify, marchio Atos dedicato al software e servizi per la comunicazione e collaborazione, e condotta su un campione di oltre 5.000 lavoratori classificati come knowledge workers, ovvero il cui lavoro è più di pensiero che fisico.

In particolare, i knowledge workers impiegati in piccole e medie imprese:

  • nel 68% dei casi utilizza strumenti on-demand, con tecnologia internet o cloud-based, nei loro ruoli professionali, contro il 50% di quelli impiegati in aziende con 500 o più addetti;
  • il 38% ritiene che il proprio ruolo sia destinato a cambiare drasticamente in questo arco di tempo;
  • il 64% ritiene che il proprio lavoro non sarà più lo stesso a fronte dei notevoli e rapidi mutamenti del mondo del lavoro;
  • il 76% ritiene di essere sufficientemente ascoltato all’interno della propria organizzazione, in confronto al 71% rilevato nelle aziende più grandi;
  • il 70% vede ancora la mail come uno strumento essenziale (80% nelle grande aziende);
  • il 61% utilizza dispositivi propri anche sul posto di lavoro, contro il 47% dei lavoratori delle aziende più grandi;
  • il 47% ritiene che un unico ufficio inteso come luogo di lavoro fisico sia meno importante rispetto al passato;
  • il 48% degli intervistati provenienti sia da PMI che da grandi aziende ritiene che la propria organizzazione operi attraverso la tecnologia piuttosto che negli uffici (40% nelle PMI con meno di 100 addetti);
  • il 37% ritiene che la creatività sia uno dei principali vantaggi dello smart working;
  • il 30% prende in considerazione i team virtuali per la loro capacità di unire efficacemente diverse competenze.

Ovviamente, in questo processo, anche gli spazi di lavoro devono essere ripensati. Basti pensare che:

  • il 21% del loro tempo, in media, fuori dall’ufficio;
  • il 26% vorrebbe trascorrere tra il 26% e il 50% della giornata lontano dalle proprie scrivanie;
  • il 7% vorrebbe trascorrere dal 75% al 100% della loro giornata lontani dall’ufficio inteso in senso tradizionale;
  • il 72% ritiene che i social media e internet abbiamo modificato i comportamenti sul lavoro.

=> Videoconferenze: come cambiano gli uffici

Le PMI intervistate hanno rivelato come:

  • il 26% abbia attualmente dei contratti freelance attivi, rispetto al 22% delle aziende più grandi;
  • il 56% degli impiegati in aziende con meno di 500 addetti potrebbe valutare di cambiare la propria condizione di lavoratore tradizionale in favore di una modalità freelance o on-demand (49% nelle aziende più grandi);
  • il 95% degli impiegati dichiara di aver costruito un buon equilibrio tra lavoro e famiglia;
  • il 52% ritiene che l’equilibrio lavoro/tempo libero sia migliorato negli ultimi cinque anni.

A spiegare la maggiore propensione delle PMI per lo smart working è Riccardo Ardemagni, Amministratore Delegato di Unify Italia:

«Non c’è differenza tra piccole e medie imprese e grandi aziende e, in molti casi, sono le piccole e medie imprese ad essere più innovative, perché costrette ad ottenere di più con meno, ad essere flessibili e agili. Il nostro studio non solo mostra l’enorme impatto che la tecnologia ha avuto sulle aziende, ma anche il fatto che piccole e medie imprese la stiano adottando e integrando in ogni aspetto del loro lavoro. Lo studio “The Way We Work” ha confermato ciò che già sapevamo: le aziende che crescono sono quelle più aperte a sperimentare nuove tecnologie. Ha inoltre dimostrato che i knowledge workers stanno definendo sempre più come, quando e dove lavorare e le piccole e medie imprese stanno sempre più prendendo atto di questo trend. Per restare competitivi devono porre lo staff al primo posto nella gestione delle organizzazioni e la tecnologia è la chiave per raggiungere questo obiettivo.

Il nostro studio The Way We Work mostra che il luogo di lavoro, e il lavoro stesso, sta attraversando un momento di grande trasformazione. Se le piccole e medie imprese intendono continuare a prosperare, dovranno prestare grande attenzione alle esigenze e ai bisogni del loro personale. Attualmente, i lavoratori delle piccole e medie imprese desiderano avere un maggiore controllo su come e su dove lavorano, cosa che la tecnologia oggi permette di fare. Le persone chiedono flessibilità e, se un’azienda non riuscirà a raggiungere l’obiettivo, ce ne sarà un’altra che lo farà».

I Video di PMI

Servizi online della PA: credenziali di accesso