Famiglia, lavoro e gender gap in Italia

di Francesca Vinciarelli

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I dati risultati dal primo rapporto su “Famiglia, lavoro, gender gap: come le madri-lavoratrici conciliano i tempi” realizzato dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro.

Si è chiusa con un grande successo la settima edizione del Festival del Lavoro 2016 durante la quale è stato diffuso il primo rapporto “Famiglia, lavoro, gender gap: come le madri-lavoratrici conciliano i tempi” realizzato dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro e illustrato alla presenza del ministro del Welfare Giuliano Poletti.

Qualifica professionale

Il Rapporto conferma le nuove tendenze della vita moderna e del mondo del lavoro di oggi, con entrambi i genitori che lavoro e che pagano il prezzo più alto per conciliare vita famigliare e professionale. Un prezzo così alto che addirittura, a conti fatti, per alcune madri lavoratrici sarebbe più conveniente lasciare il mondo del lavoro e dedicarsi al 100% alla famiglia. Il linea con questa considerazione il dato emerso dal Rapporto: nelle famiglie nelle quali uno dei due componenti ha un lavoro più qualificato e meglio retribuito c’è una maggiore propensione a fare figli.

Tasso d’occupazione delle madri (25-49 anni) con figli conviventi per presenza di figli minori, sesso e titolo di studio – Anno 2015 (valori percentuali e in punti percentuali)

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In termini percentuali:

  • la quota di genitori con figli molto piccoli che esercita professioni altamente qualificate è pari al 39,9%;
  • quella di genitori con figli più grandi è pari al 31,5%;
  • le madri con bambini fini a 2 anni d’età che esercitano professioni altamente qualificate sono il 47%;
  • quelle con figli più grandi sono il 34,7%;
  • la quota di madri che hanno fatto figli negli ultimi due anni e che svolgono mestieri non qualificati sono il 7,4%.

=> Conciliazione lavoro-famiglia troppo difficile in Italia

Genitori (25-49 anni) con figli conviventi per presenza di figli fino a 2 anni d’età, professione e sesso – Anno 2015 (composizione percentuale)

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Welfare

A incidere fortemente sul tasso di occupazione femminile è il costo dei servizi sostitutivi del lavoro domestico e per la cura dei figli (asili nido, scuole materne e centri estivi), che si aggira sui 500 euro al mese, anche a fronte del fatto che solo lo 0,1% dei lavoratori dipendenti (21 mila unità) in Italia riceve il rimborso per le spese sostenute per i servizi rivolti all’infanzia (le differenze di genere, da questo punto di vista, sono minime).

Occupati dipendenti (15-64 anni) beneficiari di misure di welfare aziendale per tipologia e sesso – Anno 2014 (valori assoluti in migliaia e incidenza percentuale sul totale dei lavoratori dipendenti)

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È evidente, sottolineano in una nota stampa i Consulenti del Lavoro alla luce dei risultati emersi, come nel mondo del welfare di oggi un’assoluta priorità sia quella di ridurre il costo dei servizi di cura per l’infanzia attraverso agevolazioni fiscali e, soprattutto, con misure più ampie come quelle di welfare aziendale che prevedano la partecipazione ai costi da parte delle imprese, rivolte innanzitutto alle fasce di lavoratori con più bassi livelli d’istruzione e quindi di reddito. L’obiettivo ed i vantaggi sono duplici: da una parte si migliora la vita privata e lavorativa dei propri dipendenti, facilitando la conciliazione tra vita privata e professione, dall’altra si aumentano anche il benessere in azienda e la produttività.

=> Guida Welfare Aziendale: il quadro normativo

Inattivi

Il Rapporto evidenzia inoltre come l’Italia sia il Paese europeo con il più alto rapporto tra inattivi e popolazione: un terzo delle donne italiane 25-49enni (33,3%) non lavora e neppure cerca un’occupazione contro una media nell’Unione a 28 Paesi del 20,1%. Le quote più basse di donne inattive si osservano in Slovenia (10,7%), in Spagna (16,2%), in Francia (17%), in Germania (17,7%) e nel Regno Unito (20,2%). Da sottolineare come anche il tasso d’inattività degli uomini sia tra i più alti d’Europa (12%).

Madri inattive (25-49 anni) con figli conviventi che non cercano lavoro per l’inadeguatezza dei servizi di cura per la famiglia o per altri motivi per ripartizione geografica – Anno 2015 (composizione percentuale)

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Madri (25-49 anni) con figli conviventi per condizione professionale a 6 modalità, e ripartizione geografica – Anno 2015 (valori assoluti in migliaia e composizione percentuale)

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Canali di ricerca

Solo l’1,2% dei genitori, madri e padri con figli conviventi, ha trovato lavoro attraverso i centri pubblici per l’impiego:

  • quasi un terzo delle madri ha utilizzato con successo la propria rete di parenti, amici e conoscenti (32,7%), contro il 31,2% dei padri;
  • il secondo canale per importanza utilizzato dalle madri è la ricerca diretta presso il datore di lavoro attraverso l’invio di curriculum e la richiesta di colloqui (18,7%, 17,2% tra i padri);
  • tra i padri ha avuto più successo l’inizio di un’attività autonoma (20,9%, 11,5% tra le madri);
  • al terzo posto tra i canali più efficaci tra le madri è il concorso pubblico (16,3%, 10,2% tra i padri), soprattutto nel Mezzogiorno e nel Centro;
  • gli stage ed i tirocini rappresentano uno dei canali per la ricerca del lavoro di maggiore successo 6,3% tra le madri e 6,7% tra i padri;
  • il 5,3% delle madri è stata contattata direttamente dal datore di lavoro (6,3% tra i padri);
  • il 3,1% ha risposto ad annunci sui giornali o attraverso Internet (2,4% tra i padri);
  • solo l’1,5%% delle donne ha trovato l’attuale lavoro attraverso i centri pubblici per l’impiego (1,1% tra i padri). La percentuale maggiore di genitori che hanno trovato l’attuale occupazione attraverso le agenzie private per il lavoro risiede al settentrione (3,8%, a fronte dell’1,5% nel Centro e lo 0,7% nel Mezzogiorno);
  • il 2,6% delle madri ha trovato impiego ricorrendo alle agenzie private per il lavoro (2,4% tra i padri);
  • solo lo 0,4% lo ha fatto attraverso una struttura d’intermediazione pubblica diversa da un centro pubblico per l’impiego (0,2% tra i padri).

=> Congedo di maternità esteso, i casi particolari

Genitori occupati (25-49 anni) con figli conviventi per canale attraverso il quale ha trovato l’attuale lavoro e sesso – Anno 2015 (composizione percentuale)

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Tra i principali cambiamenti evidenziati nel nucleo famigliare moderno è la sua composizione: una famiglia su tre è composta da single.

Famiglie per tipologia – Anni 2004-2015 (valori assoluti in migliaia)

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Per maggiori informazioni consultare il Rapporto completo.

 

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