ISTAT: il lavoro delle madri prima e dopo i figli

di Noemi Ricci

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Il Report ISTAT su come cambia, in Italia, il lavoro prima e dopo la nascita di un figlio e sulla difficile conciliazione dei tempi di lavoro e famiglia.

Pubblicati da parte dell’ISTAT i risultati relativi alle dinamiche riproduttive delle donne in Italia, frutto della collaborazione con l’Isfol nell’ambito di una specifica convenzione tra i due Enti. I risultati emersi rivelano come, a partire dal 2000 ad oggi, ci siano sempre più donne sul mercato del lavoro, ma anche che il principale vincolo che limita la fecondità in Italia sia la difficoltà di conciliazione tra famiglia e lavoro.

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Avere figli in Italia negli anni 2000

L’indagine ISTAT intitolata “Avere figli in Italia negli anni 2000” si basa su tre edizioni dell’indagine campionaria sulle nascite e le madri, durante le quali sono state intervistate le donne che hanno avuto un figlio nel 2000/2001, nel 2003 e nel 2009/2010. Da sottolineare che nel 2008 abbiamo assistito all’inizio della crisi economica che ancora attanaglia le economie globali. Fattore che ha influenza, in peggio, la condizione delle neo-mamme.

Lavoro post maternità

Dai dati ISTAT emerge che nel 2012:

  • il 22,4% delle madri occupate all’inizio della gravidanza, non lo era più a due dalla nascita del figlio (ovvero quando ha avuto luogo l’intervista);
  • il 42,8% di quelle che hanno continuato a lavorare dichiara di avere problemi nel conciliare l’attività lavorativa e gli impegni familiari.

Da notare che nel 2005 la percentuale delle donne che non lavoravano più a breve distanza dalla nascita dei figli era del 18%. In generale:

  • il 48,8% delle madri risulta occupata tra il primo e il secondo riferimento temporale;
  • il 33,2% si dichiara non occupata in entrambi i momenti;
  • il 14% delle madri che lavoravano all’epoca della gravidanza non lavora più a distanza di circa 2 anni dalla nascita del bambino.

Rischio di perdere il lavoro

Il rischio di lasciare o perdere il lavoro con la maternità sale se si risiede al Sud (33,9% contro il 16,3% del Nord-Ovest) e aumenta proporzionalmente al numero di figli (il 55,5% delle madri al secondo figlio lascia il lavoro). Ad influenzare, negativamente, è anche la condizione del partner: il rischio aumenta nelle famiglie in cui il partner non è occupato oppure è occupato con una bassa posizione nella professione. Tra le madri che non lavorano più:

  • il 52,5% ha dichiarato di essersi licenziata o di aver interrotto l’attività che svolgeva come autonoma;
  • il 25% circa ha subito il licenziamento;
  • per il 20% circa si è concluso un contratto di lavoro o una consulenza;
  • il 3,6% dichiara di essere stata posta in mobilità.

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Conciliazione lavoro famiglia

Tra i motivi:

  • il 67,1% lamenta difficoltà di conciliazione degli impegni lavorativi con quelli famigliari (78,4% nel 2005);
  • il 13,5%) lamenta insoddisfazione per il tipo di lavoro svolto sia in termini di mansioni che di retribuzione (6,9% nel 2005).

Nel conciliare i ruoli, le madri occupate (52,8% del totale delle madri intervistate) si trovano in difficoltà nel 42,7% dei casi. La percentuale sale al:

  • 46,8% per le madri italiane in coppia con italiani residenti al Centro;
  • 47,1% per le madri straniere in coppia con italiani;
  • 49% per le madri in coppia con stranieri.

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Quando lavorano, le madri che hanno avuto un figlio nel 2009/2010 :

  • nel 92,8% dei casi affidano il figlio a servizi o persone che se ne occupino;
  • nel 51,4% dei casi si rivolgono ai nonni;
  • nel 37,8% lo affidano ad un asilo nido;
  • nel 4,2% si rivolgono alle baby sitter.

Tra le madri che non hanno mandato i figli all’asilo nido, la metà (50,2%) adduce come motivazione la retta troppo cara, mentre l’11,8% la mancanza di posti. (Fonte: ISTAT).

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