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Rapporto 2016 sul Welfare nelle PMI italiane

di Francesca Vinciarelli

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Welfare diffuso nelle aziende oltre i 100 lavoratori, meno nelle piccole imprese, ma il 45% delle PMI è attiva nelle dieci aree di intervento: Rapporto 2016 Welfare Index PMI.

Investire nel benessere dei dipendenti fa crescere l’azienda, il territorio e la comunità: così definisce il welfare aziendale il Rapporto 2016 Welfare Index PMI, promosso da Generali Italia, che fotografa per la prima volta lo stato dell’arte nelle piccole e medie imprese, mettendo in evidenza le esperienze che hanno ottenuto i risultati migliori a partire dagli aspetti legati alla conciliazione vita-lavoro per arrivare al sostegno alla famiglia e alle pari opportunità.

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Il Welfare Index PMI, ricerca condotta da Innovation Team con la partecipazione di Confagricoltura e Confindustria, ha valutato il livello di welfare aziendale nelle piccole e medie imprese italiane, che ad oggi sono nel complesso 5,9 milioni e occupano 14 milioni di addetti par ad oltre l’80% della forza lavoro del settore privato, considerando un campione di 2.140 aziende attive in tutti i settori produttivi.

Welfare aziendale in Italia

Ne è emerso che quasi la metà delle PMI (45%) è risultata attiva in almeno una delle dieci aree di intervento relative al welfare aziendale:

  1. previdenza integrativa;
  2. salute;
  3. assicurazioni per i dipendenti e le famiglie;
  4. tutela delle pari opportunità;
  5. sostegno ai genitori;
  6. conciliazione lavoro-famiglia;
  7. sostegno economico ai dipendenti e alle loro famiglie;
  8. formazione per i dipendenti;
  9. sostegno alla mobilità delle generazioni future;
  10. sicurezza.

C’è poi un 11% che è molto attivo, realizzando oltre 6 tra questi ambiti. Va inoltre sottolineato che il tasso si abbassa tra le aziende che hanno meno di cento addetti.

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L’importanza del welfare aziendale è altresì sottolineato da una recente indagine Censis, che rivela come in Italia:

  • il 49% delle imprese adotta forme flessibili degli orari di lavoro, contro il 51% della Francia, il 55% della Spagna, il 58% della Germania, il 70% di Danimarca e Regno Unito e l’83% della Finlandia;
  • sono quasi 450.000 le famiglie in cui uno dei componenti, quasi sempre una donna, ha dovuto optare per una riduzione dell’orario di lavoro per prendersi cura dei figli;
  • 350.000 persone hanno addirittura rinunciato a cercare lavoro per occuparsi della famiglia.

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Philippe Donnet, country manager & Ceo di Generali Italia, spiega:

«Inizia a maturare la consapevolezza che l’attenzione al benessere socio economico dei dipendenti e della comunità locale possa diventare per le piccole e medie imprese un vantaggio competitivo nella crescente competizione globale. Insomma con il welfare aziendale vincono tutti. Vincono i dipendenti, che vedono aumentare il proprio reddito reale. Vincono gli imprenditori, che ottengono un ritorno per l’azienda in termini di produttività, di capacità di attrarre talenti e di benefici fiscali. Ma una risorsa anche per la Pubblica Amministrazione per sperimentare collaborazioni pubblico-privato nell’erogazione di prestazioni di tipo non monetario che permettono al lavoratore di vivere bene in azienda».

Secondo il presidente Piccola Industria di Confindustria, Alberto Baban:

«Il welfare pubblico è in crisi mentre quello privato in piena evoluzione. Fatto salvo il principio che l’impresa non può farsi carico dei problemi della società e delle carenze dei servizi pubblici, le piccole e medie imprese possono diventare i protagonisti principali della trasformazione sociale del nostro modello economico. Un patto di nuova generazione tra il dipendente e l’azienda che non può essere materia oggetto di contrattazione collettiva».

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Costi e benefici fiscali

Dal punto di vista dell’impatto del welfare sui costi dell’impresa, il 35% del campione ha dichiarato di aver potuto investire risorse consistenti perché compensate dai vantaggi fiscali. A sollecitare l’adozione di politiche di welfare aziendale sono infatti anche le novità normative introdotte negli ultimi tempi, si pensi ad esempio ai i benefici fiscali previsti dalla Legge di Stabilità 2016: secondo quanto dichiarato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il decreto attuativo del welfare aziendale dovrebbe essere in dirittura d’arrivo.

Agricoltura sociale

Sul fronte dell’agricoltura sociale, il Presidente Confagricoltura Per Mario Guidi, sottolinea:

«Le esperienze di agricoltura sociale in Italia sono tutte accomunate dalla caratteristica di integrare nell’attività agricola una serie di servizi diretti in particolare a fasce di popolazione svantaggiate o a rischio di marginalizzazione. Tra le altre cose, il welfare aziendale migliora il rapporto tra il lavoratore e il territorio in cui vive».

 Fonte: Welfare Index.

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