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Pensioni 2026 tra aumenti, perequazione e decorrenze: cosa cambia da gennaio

di Anna Fabi

7 Novembre 2025 09:05

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Pensioni 2026, da gennaio rivalutazione e conguagli: importi aggiornati, maggiorazioni in Manovra, regole per nuove pensioni e calendario decorrenze.

Con l’entrata in vigore della Manovra 2026 e l’accredito della pensione di gennaio prossimo, già dal primo cedolino del nuovo anno per i pensionati vecchi e nuovi non mancheranno le sorprese. Per prima cosa scatta il conguaglio definitivo della perequazione 2025 e si applica la nuova rivalutazione provvisoria 2026 (stimata all’1,7%) con applicazione per fasce.

A seguire ci sono le novità della Legge di Bilancio, con interventi mirati sulle maggiorazioni per i trattamenti più bassi, una stretta sulla flessibilità in uscita (con la conferma della sola APE Sociale e lo stop alle misure temporanee non prorogate). Infine, nel corso del nuovo anno si concretizzano le indicazioni normative introdotte con la scorsa manovra economica in termini di decorrenza posticipata di alcuni specifici trattamenti.

Aumento pensioni in Manovra 2026

Dal 1° gennaio 2026 è previsto un incremento fisso della maggiorazione sociale per i redditi più bassi (una platea che riguarda dunque i trattamenti minimi, l’assegno sociale ed eventualmente quello di invalidità, per i quali sono anche innalzati i limiti reddituali di accesso), pari a 20 euro lordi al mese, che si somma alla rivalutazione. Per le pensioni minime prosegue dunque l’impostazione a favore degli assegni inferiori ma non c’è una rivalutazione straordinaria, come era stato previsto lo scorso anno. C’è pertanto il ritorno al recupero perequativo ordinario e alle misure integrative secondo i limiti reddituali vigenti. Non ci sono tagli extra sulle pensioni d’oro.

Perequazione 2026: fasce, importi ed esempi

La perequazione 2026 si applica come segue: 100% del tasso fino a 4 volte il minimo, 90% fra 4 e 5 volte, 75% oltre 5 volte. Con una stima dell’1,7%:

  • pensiona lorda 1.000 € → +17 € al mese;
  • pensiona lorda 2.200 € → +37 € al mese;
  • pensiona lorda 3.000 € → ~32–34 € al mese;
  • pensiona lorda 4.200 € → ~40–45 € al mese.

NB: gli importi sono stime lorde e variano in base alla quota in ciascuna fascia.

Stima indicizzazione assegni

Fascia di pensione Rivalutazione Aumento
Fino a 4x minimo 100% del tasso (≈1,7%) +17 € / +37 €  fino alla soglia
Tra 4x e 5x minimo 90% del tasso (≈1,53%) quota eccedente rivalutata al 90%
Oltre 5x minimo 75% del tasso (≈1,275%) sovra-soglia rivalutata al 75%

Conguaglio e nuova rivalutazione da gennaio

A gennaio 2026 confluiranno nell’assegno pensionistico sia il conguaglio perequazione 2025 (se l’indice definitivo 2025 differisce dal provvisorio applicato durante l’anno) sia la rivalutazione 2026 (provvisoria), applicata con il criterio a fasce. Per molti cedolini ciò comporterà un importo lordo più alto rispetto a dicembre. L’effetto netto dipenderà anche dal combinato della nuova IRPEF e dall’applicazione di detrazioni e addizionali locali.

Pensioni con decorrenza 2026: il calcolo

Chi va in pensione dal 2026 vede il montante contributivo rivalutato al 31 dicembre 2025 con il tasso di capitalizzazione 2025 e trasformato in rendita con i nuovi coefficienti 2025–2026. Esempio: montante al 31/12/2024 = 200.000 €. Con capitalizzazione 2025 ~+4,0445% → montante al 31/12/2025 ≈ 208.089 €. Se pensionamento a 67 anni nel 2026, con coefficiente 5,608%, la quota contributiva annua ≈ 11.668 € (≈ 897 € lordi/mese su 13 mensilità). Cambiando età/anzianità/retribuzioni il risultato varia.

Flessibilità in uscita: cosa resta nel 2026

Nel 2026 è prorogata l’APE Sociale (uscita a 63 anni e 5 mesi per platee tutelate con 30/36 anni di contributi e altri requisiti), mentre non risultano prorogate le misure temporanee come Quota 103 e Opzione Donna nella formulazione 2025. Eventuali nuovi canali strutturali (es. “quota” contributiva) sono oggetto di confronto politico, ma al momento l’unica misura confermata in Manovra è l’APE  Sociale.

Decorrenze e finestre per nuovi pensionati

Le finestre mobili restano la regola: in via generale 3 mesi nel settore privato e 6 mesi nel pubblico per l’anticipata ordinaria; per la scuola continuano le uscite con decorrenza 1° settembre (domande entro i termini ministeriali).

Per PA/comparti ex-INPDAP valgono le finestre previste dalla Manovra 2025 in relazione alle uscite anticipate. Nel 2026 la decorrenza slitta di 5 mesi. Le finestre non si applicano alla vecchiaia (salvo specifiche dei singoli ordinamenti).

Adeguamento all’aspettativa di vita dal 2027

La Manovra 2026 conferma la ripresa del meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, sospeso negli ultimi anni. Dal 1° gennaio 2027 l’età per la pensione di vecchiaia passerà da 67 anni a 67 anni e un mese, con un ulteriore scatto previsto dal 1° gennaio 2028, quando si arriva a 67 anni e tre mesi. Anche i requisiti per la pensione anticipata ordinaria subiranno un lieve incremento: per gli uomini si passerà da 42 anni e 10 mesi a 42 anni e 11 mesi di contributi, mentre per le donne da 41 anni e 10 mesi a 41 anni e 11 mesi.

Resteranno invece invariati i requisiti per chi svolge lavori gravosi o usuranti, esclusi dall’applicazione automatica dell’adeguamento nel biennio 2027-2028. La misura rientra nel quadro di sostenibilità del sistema previdenziale e punta a mantenere stabile il rapporto tra anni di contribuzione e anni di fruizione della pensione.