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Riforma pensioni, riparte il negoziato: calendario e misure

di Redazione PMI.it

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Riforma pensioni con tre tavoli su flessibilità in uscita, giovani e previdenza complementare: le posizioni di Governo e sindacati e il calendario lavori.

Si aprono tavoli di confronto specifici su flessibilità in uscita, giovani e previdenza complementare con un calendario volto a centrare l’obiettivo del Governo di mettere a punto la riforma pensioni in tempi stretti: sono le novità del nuovo vertice negoziale fra l’Esecutivo e i sindacati confederali, tenutosi il 12 gennaio.

Tavolo pensioni e calendario lavori

Al tavolo erano presenti per il Governo i ministri del Lavoro, Andrea Orlando e dell’Economia, Daniele Franco, il segretario confederale Cgil Roberto Ghiselli e i segretari generali Luigi Sbarra (CISL) e Pierpaolo Bombardieri (UIL). In base a quanto si apprende, il Governo ha ribadito l’obiettivo di proseguire sulla strada intrapresa del dialogo sociale che, ha sottolineato il ministro Orlando, «deve portare in tempi relativamente brevi ad interventi di riforma». La riforma previdenziale è teoricamente prevista entro fine 2022, nel frattempo in Legge di Bilancio sono state inserite la Quota 102 e la proroga di Opzione Donna ed APE Sociale.

Primo incontro fissato per il 20 gennaio sul tema pensioni di garanzia per giovani e donne. A seguire altri due incontri  su previdenza complementare e  flessibilità in uscita dal mercato del lavoro. Il 7 febbraio incontro di verifica politica sul percorso. Dunque, riflettori puntati sul vertice del 7 febbraio, quando si analizzeranno i punti di convergenza e di contrasto con un preciso quadro di proposte.

Riforma pensioni in 3 capitoli

Come detto, il lavoro è stato impostato su tre diversi tavoli, che si riuniranno già nei prossimi giorni, per arrivare poi a una sintesi politica il 7 febbraio.

Formule di pensione anticipata

La flessibilità in uscita è uno dei tre pilastri della riforma pensioni. Attualmente, le due opzioni ordinarie  sono la pensione di vecchiaia a 67 anni e quella anticipata a 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini e a 41 e dieci mesi per le donne.

  • Tra i nuovi strumenti alternativi c’è la nuova Quota 102, che per il 2022 consente di ritirarsi a 64 anni con 38 anni di contributi. L’obiettivo della riforma è impedire che dal primo gennaio 2023 si torni alle sole due opzioni principali, con un repentino innalzamento dei requisiti.
  • I nodi da sciogliere sono: la flessibilità legata alla natura contributiva, l’equilibrio finanziario del sistema, le diverse aspettative di vita, le caratteristiche del lavoro, in particolare quello di cura e domestico delle donne.

Proposte di flessibilità in uscita

Sul fronte sindacale, si registra un sostanziale accordo fra le sigle confederali sul sistema contributivo (con un passo avanti rispetto a precedenti posizioni) e sul riconoscimento del lavoro di cura ma con maggior accento sul rapporto fra flessibilità ed equità.

  • «Nessuno pensa di cambiare il sistema contributivo ma bisogna intervenire sul alcuni aspetti del sistema, dai giovani alle donne, dalla flessibilità in uscita alla previdenza complementare e tenere in considerazione i lavori gravosi perché non tutti i lavori sono uguali. Ci misureremo dunque sulla compatibilità sociale e su quella economica», sintetizza Bombardieri.
  • Sbarra mette l’accento anche sul superamento delle rigidità della Legge Fornero e sulla necessità di «uscire anche dalla logica delle quote che hanno penalizzato le fasce deboli e precarie».
  • Ghiselli parla di una riforma «che dia stabilità al sistema e che cambi l’attuale impianto, nell’ambito di un percorso che conferma l’approdo ad un sistema contributivo».

Pensione garantita ai giovani

Si tratta di un tavolo più generale, sulla prospettiva del sistema, incentrato su «cosa succede ad una larga fascia di lavoratori, non solo giovani, che per una serie di fattori, la discontinuità dell’attività lavorativa, la mancata crescita dei salari, arriverà all’età della pensione con pensioni che rischiano di non essere adeguate» sintetizza Orlando. I sindacati propongono pensioni di garanzia per i giovani.

Previdenza complementare

Il cosiddetto secondo pilastro, ovvero le forme di previdenza integrativa e complementare, un settore che in Italia non riesce a decollare. In generale, i sindacati sottolineano l’importanza del confronto.

Prime reazioni

Il più diplomatico è Ghiselli: «importante che il governo abbia confermato l’intenzione di confrontarsi con l’obiettivo di arrivare ad una riforma previdenziale che dia stabilità al sistema e che cambi l’attuale impianto, nell’ambito di un percorso che conferma l’approdo ad un sistema contributivo». Altrettanto importante, aggiunge, «è che tutti i punti della nostra piattaforma saranno oggetto del confronto, anche se siamo consapevoli che esistono delle distanze, come già è emerso rispetto al tema del ricalcolo contributivo».