Alcuni contributi sfavorevoli possono abbassare la pensione invece di alzarla. L’ordinamento italiano consente escluderli dal calcolo quando non sono necessari al diritto. Il meccanismo di chiama neutralizzazione e vale per la pensione futura, ma può essere applicato anche ai fini di un ricalcolo in aumento della pensiona già in pagamento — comprese quelle liquidate in anticipo, al momento del raggiungimento dell’età per la vecchiaia. Questo, dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 82/2017 e quella di Cassazione n. 30803/2024.
Lo strumento è molto utile a ha avuto periodi di disoccupazione, un tardivo passaggio al part-time, rioccupazioni con reddito più basso o contribuzione figurativa nelle fasi finali della carriera e si trova oggi con un assegno inferiore alle attese. La domanda di ricalcolo si presenta all’INPS senza limiti di decadenza: gli arretrati recuperabili arrivano fino a cinque anni.
- La neutralizzazione contributiva aumenta la pensione
- Per quali pensioni escludere i contributi sfavorevoli
- Gli ultimi cinque anni di contributi e il rischio di penalizzazione
- Contributi figurativi e periodi neutralizzabili
- Sentenza Cassazione 2024 e ricalcolo pensioni in pagamento
- Le condizioni per chiedere il ricalcolo
- Ricalcolo pensione con domanda INPS di ricostituzione
- Riferimenti normativi e prassi
La neutralizzazione contributiva aumenta la pensione
“Più contributi” non sempre significa “pensione più alta”. I periodi con versamenti inferiori alla propria media possono infatti ridurre la base pensionabile e l’importo finale dell’assegno stesso. Da qui la possibilità (su domanda) di escludere dal calcolo i contributi non necessari al diritto quando il loro utilizzo produce un trattamento meno favorevole. Questo meccanismo è noto come neutralizzazione della contribuzione o sterilizzazione dei contributi sfavorevoli.
Per quali pensioni escludere i contributi sfavorevoli
La neutralizzazione opera esclusivamente sulle pensioni calcolate con sistema retributivo o misto, nelle quali l’importo dell’assegno dipende dalla media delle retribuzioni degli ultimi anni. Sono potenzialmente interessati:
- i lavoratori dipendenti del settore privato con anzianità mista o retributiva;
- i lavoratori autonomi, per la sola quota calcolata con il sistema retributivo, come chiarito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 173/2018.
Chi non ha accesso all’opzione
Chi ha una pensione interamente calcolata con il sistema contributivo puro — in genere chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 senza anzianità contributiva precedente — non può invece accedervi, perché in quel sistema l’assegno dipende dal montante dei contributi versati e non da una media retributiva da proteggere.
Non possono neanche essere neutralizzati i contributi da riscatto della laurea, in quanto rappresentano una scelta volontaria del lavoratore, né i contributi collocati al di fuori dell’ultimo quinquennio antecedente la decorrenza della pensione.
Gli ultimi cinque anni di contributi e il rischio di penalizzazione
La neutralizzazione opera sulle ultime 260 settimane di contribuzione antecedenti la decorrenza della pensione — corrispondenti a cinque anni — a condizione che i periodi da escludere non siano necessari per raggiungere il requisito minimo contributivo. I casi tipici che possono generare penalizzazione sono:
- riduzioni di orario con passaggio al part-time negli ultimi anni di lavoro;
- demansionamenti con riduzione della retribuzione;
- rioccupazioni dopo un licenziamento, con stipendio inferiore alla media precedente;
- periodi di disoccupazione indennizzata con contribuzione figurativa NASpI;
- accredito di altri contributi figurativi su base inferiore alla retribuzione media.
Un esempio pratico aiuta a capire la portata dello strumento: un lavoratore uscito con Quota 100 che aveva accumulato contributi in eccesso rispetto al requisito minimo, con due anni di NASpI negli ultimi cinque di carriera, ha ottenuto grazie alla neutralizzazione un incremento lordo mensile dell’assegno di oltre 130 euro. La simulazione preventiva è quindi essenziale prima di presentare qualsiasi domanda.
Contributi figurativi e periodi neutralizzabili
La penalizzazione deriva spesso dall’accredito di contributi figurativi, che coprono formalmente il periodo assicurativo ma su una base imponibile inferiore alla retribuzione effettiva precedente. Rientrano tra i periodi potenzialmente neutralizzabili:
- cassa integrazione ordinaria e straordinaria;
- contratti di solidarietà;
- mobilità;
- lavori socialmente utili;
- malattia e infortuni;
- congedi parentali e maternità;
- assistenza a familiari con disabilità ai sensi della Legge 104;
- periodi di disoccupazione indennizzata (NASpI e indennità precedenti).
Attenzione: se un periodo è solo parzialmente in eccesso rispetto al requisito minimo, si possono neutralizzare solo i contributi non necessari al perfezionamento del diritto. Se l’intero periodo non è necessario, non è possibile neutralizzarne solo una parte.
Il metodo di calcolo pensione determina se e in quale misura la neutralizzazione sia applicabile: solo la quota retributiva è interessata dal meccanismo, mentre la quota contributiva ne resta esclusa in ogni caso.
Sentenza Cassazione 2024 e ricalcolo pensioni in pagamento
Il quadro interpretativo della norma primaria si è ampliato con la sentenza di Cassazione n. 30803/2024. La Suprema Corte ha stabilito che il principio di neutralizzazione non riguarda solo chi deve ancora andare in pensione ma può essere applicato anche al ricalcolo di pensioni anticipate già in godimento.
Il diritto al ricalcolo anche per chi ha percepito una pensione anticipata consente a chi rientra nella categoria delle prestazioni ammesse (pensioni retributive e miste) di chiedere la riliquidazione dell’assegno al momento del raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, attualmente 67 anni. Il tutto, applicando lo stesso criterio di esclusione dei contributi svantaggiosi che avevano inciso negativamente sul primo calcolo.
Il principio affermato è il seguente: una volta maturato il diritto alla pensione di vecchiaia, la contribuzione successiva o penalizzante non può comprimere il trattamento potenzialmente più favorevole già virtualmente maturato.
Le condizioni per chiedere il ricalcolo
Il ricalcolo non è automatico e presuppone una valutazione caso per caso. Le condizioni da verificare sono:
- il diritto alla pensione di vecchiaia deve essere maturato (67 anni e almeno 20 anni di contributi);
- i contributi da neutralizzare devono ricadere nell’ultimo quinquennio di contribuzione;
- tali contributi non devono essere necessari al perfezionamento del diritto;
- devono aver inciso negativamente sull’importo dell’assegno rispetto alla contribuzione precedente;
- la pensione deve avere almeno una quota calcolata con il sistema retributivo.
Prima di procedere è indispensabile simulare l’esito del ricalcolo. Se la neutralizzazione non produce un risultato più favorevole rispetto all’importo attualmente in pagamento, la domanda non ha utilità pratica — e il ricalcolo, per legge, non può comunque andare in peggioramento.
Ricalcolo pensione con domanda INPS di ricostituzione
Per ottenere il ricalcolo occorre presentare all’INPS una domanda di ricostituzione della pensione per motivi contributivi. La domanda di ricostituzione non è soggetta a termini di decadenza per il riconoscimento del diritto.
La procedura si avvia online sul portale INPS seguendo il percorso Pensione e Previdenza → Domanda di pensione → Pensione, Ricostituzione, Ratei, Certificazioni, con accesso tramite SPID, CIE o CNS. In alternativa ci si può rivolgere a un patronato o contattare il Contact Center INPS al numero 803164 da rete fissa oppure 06164164 da rete mobile.
Alla domanda vanno allegati i documenti che attestano i periodi contributivi sfavorevoli: buste paga degli anni interessati, certificazioni di disoccupazione, attestazioni di cassa integrazione o altri documenti pertinenti ai periodi da neutralizzare. L’INPS ha 85 giorni di tempo per rispondere.
Gli eventuali arretrati sono invece soggetti alla prescrizione quinquennale: si recuperano al massimo i cinque anni di ratei precedenti alla presentazione dell’istanza. Se accolta, la pensione viene riliquidata con effetto retroattivo dalla decorrenza originaria, con applicazione dei coefficienti di perequazione dall’origine.
Riferimenti normativi e prassi
La neutralizzazione dei contributi pensionistici trova fondamento nell’articolo 37 del DPR 818/1957 ed è stata sviluppata dalla normativa successiva — leggi 233/1990 e 335/1995 — e da un consolidato filone giurisprudenziale. I riferimenti essenziali sono:
- sentenza Corte Costituzionale n. 82/2017;
- sentenza Cassazione n. 173/2018;
- Messaggio INPS n. 883/2022;
- Circolare INPS n. 66/2023;
- sentenza Cassazione n. 30803/2024.