Introdurre nella Legge di Bilancio 2027 uno strumento con validità triennale volto a contrastare il ritardo tecnologico del sistema produttivo italiano: questo l’obiettivo della proposta avanzata da AIIP, AssoSoftware, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni, che hanno presentato alla Camera dei Deputati il “Manifesto per l’Italia Digitale”.
Il divario si manifesta soprattutto nelle realtà più piccole: il 94,7% delle imprese italiane ha meno di dieci addetti, eppure solo il 29,4% delle microimprese tra 2 e 9 addetti utilizza un software gestionale, percentuale che sale al 51,4% nelle imprese con almeno dieci addetti.
Buono Digitale a favore delle MPMI
Con il Buono Digitale le MPMI, gli studi professionali e gli Enti del Terzo Settore potrebbero finanziare gli investimenti in software gestionali, cloud, piattaforme digitali, Intelligenza Artificiale, cybersecurity, e-commerce, consulenza, formazione e compliance. Lo strumento sarebbe complementare ai piani 4.0 e 5.0, con il beneficio legato alla reale messa in funzione delle soluzioni acquistate e non al loro semplice acquisto.
Investire nel software per rafforzare la competitività delle imprese e del sistema Paese: così Pierfrancesco Angeleri, presidente di AssoSoftware, ha motivato l’appello al Governo. Per Angeleri il beneficio deve premiare la reale adozione della tecnologia, perché il voucher serve a «portare software, competenze e processi digitali nelle micro e piccole imprese». Nella visione dei promotori, gestionali, cloud, cybersecurity e intelligenza artificiale devono tradursi in guadagni di produttività misurabili, con la formazione a garantire l’utilizzo effettivo degli strumenti.
Platea, risorse e premialità Made in UE
La misura si rivolge alle imprese tra 2 e 99 addetti, agli studi professionali e agli Enti del Terzo Settore, con un’intensità di aiuto crescente al diminuire della dimensione aziendale. I numeri della proposta delineano un intervento di politica industriale su larga scala.
| Buono Digitale | Cosa prevede la proposta |
|---|---|
| Durata | tre anni |
| Platea stimata | circa 578mila beneficiari nel triennio |
| Fabbisogno pubblico | 3,951 miliardi di euro |
| Premialità | soluzioni digitali Made in UE |
La proposta arriva mentre il MIMIT completa l’elenco dei fornitori abilitati per i Voucher Cloud e Cybersecurity da 150 milioni di euro e mentre il riordino degli incentivi concentra le misure ministeriali attorno al Fondo per la crescita sostenibile: il Buono Digitale coprirebbe la fascia degli investimenti digitali immateriali diffusi, oggi coperta solo in parte dagli strumenti in campo.
Focus sugli studi professionali
Gli studi professionali figurano tra i destinatari principali della misura: come ha osservato Paola Fiorillo, componente di Giunta nazionale di Confprofessioni con delega alla digitalizzazione, oltre l’80% degli studi investe in soluzioni ICT secondo l’Osservatorio di Confprofessioni, un dato che colloca il comparto professionale tra i protagonisti della trasformazione digitale in Italia.
Il Buono Digitale, fruibile in tempi rapidi e costruito sulle esigenze di studi professionali e microimprese, risulterebbe in piena coerenza con i principi del nuovo Codice degli incentivi e della legge delega di riforma.