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Borse europee, tallone d’Achille di un’economia che vale il 18% del PIL mondiale

di Barbara Weisz

16 Luglio 2026 12:09

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La capitalizzazione europea è al 75% del PIL contro il 247% degli USA, e la Consob addita gli 11 mila miliardi di risparmio delle famiglie come leva per recuperare

L’Unione europea genera il 18% del prodotto interno lordo mondiale mentre le sue Borse valgono appena il 10% della capitalizzazione azionaria globale. Lo squilibrio tra il peso dell’economia reale e quello dei mercati finanziari è il filo conduttore della relazione annuale Consob, presentata il 13 luglio a Palazzo Mezzanotte da Chiara Mosca, prima donna e prima presidente vicaria a tenere il discorso al mercato nei ventinove anni dell’appuntamento. La diagnosi riguarda da vicino le imprese: senza mercati dei capitali profondi, la ricchezza del continente non si trasforma in finanziamenti per le aziende tecnologiche e innovative, che nascono piccole e dipendono da capitali esteri.

In sintesi:

  • il rapporto tra capitalizzazione di Borsa e PIL è pari al 75% nell’Unione europea e al 247% negli Stati Uniti al 31 maggio 2026, secondo la relazione annuale Consob;
  • le Borse statunitensi rappresentano il 45% della capitalizzazione mondiale e quelle europee il 10%, a fronte di quote del PIL globale del 26% e del 18%;
  • tra il 2015 e il 2025 le IPO hanno raccolto 647 miliardi di dollari in Cina, 425 negli Stati Uniti e 221 nell’Unione europea;
  • la capitalizzazione di Piazza Affari ha toccato il record di 1.209 miliardi di euro il 30 giugno 2026, pari al 51% del PIL italiano;
  • in vent’anni il mercato principale di Milano ha perso circa 100 società quotate, con 30 delisting e 2,5 miliardi di capitalizzazione persa nel solo 2025.

Il divario tra capitalizzazione UE e USA

Il rapporto tra capitalizzazione di Borsa e PIL misura quanto l’economia reale di un’area si traduce in valore quotato, e al 31 maggio 2026 vale il 75% nell’Unione europea contro il 247% degli Stati Uniti. Le Borse americane pesano per il 45% della capitalizzazione mondiale, quelle europee per il 10%, una distanza che non rispecchia le quote di PIL globale delle due economie, pari al 26% per gli USA e al 18% per l’UE.

Grafico del rapporto tra capitalizzazione di Borsa e PIL in Europa e negli Stati Uniti

Secondo Mosca la raccolta sui mercati europei e la capitalizzazione complessiva delle imprese non riflettono più da tempo il peso del PIL dell’Unione, una lettura che si colloca nel solco del Rapporto Draghi e delle indicazioni di BCE e Commissione a favore di un mercato unico dei capitali. Il confronto tra il 2017 e il 2026 mostra chi ha allargato il distacco e chi lo ha ridotto.

Paese Capitalizzazione/PIL (2017 – 2026)
Stati Uniti dal 164% al 247%
Svezia dal 152% al 209%
Giappone dal 124% al 196%
Paesi Bassi dal 130% al 158%
India dal 90% al 125%
Italia dal 39% al 51%
Regno Unito dal 165% al 103%

Il gap delle IPO tra Europa, Stati Uniti e Cina

In Europa circa tre quarti delle IPO dell’ultimo decennio hanno raccolto meno di 100 milioni di dollari, mentre le operazioni oltre i 10 miliardi si concentrano quasi soltanto negli Stati Uniti. Tra il 2015 e il 2025 le prime ammissioni a quotazione hanno mobilitato 647 miliardi di dollari in Cina, 425 negli Stati Uniti e 221 nell’Unione europea.

Grafico sulla dimensione delle IPO in Europa, Stati Uniti e Cina nell'ultimo decennioLe IPO sostenute da private equity e venture capital valgono circa il 20% delle quotazioni sia negli Stati Uniti sia in Cina, contro l’8,4% in Europa, segno di mercati privati europei ancora limitati nel finanziare le imprese fino agli stadi più avanzati.

Una parte crescente del valore, osserva la Consob, si forma ormai prima della quotazione: i primi dieci finanziamenti di venture capital degli ultimi due anni superano, per ammontare totale e medio, le prime dieci IPO dal 2010 a oggi. L’esempio estremo arriva dagli Stati Uniti, dove l’ingresso in Borsa di SpaceX ha raccolto circa 85 miliardi di dollari, la più grande IPO della storia, con una valutazione dell’ordine di 2.000 miliardi. Una sola operazione pari a circa un decimo dell’investimento annuo stimato per rafforzare l’industria europea, raggiungere l’autosufficienza energetica e ridurre il divario tecnologico.

I capitali che servono all’Europa per finanziare la crescita

Per rilanciare la competitività nei settori strategici, a partire dall’intelligenza artificiale, l’Europa dovrebbe investire circa 750-800 miliardi di euro l’anno, una cifra che i mercati dei capitali potrebbero contribuire a coprire attingendo agli 11 mila miliardi di ricchezza finanziaria delle famiglie europee. Indirizzare anche solo una parte di questo risparmio verso l’innovazione, sostiene la Consob, ridurrebbe la distanza dai principali concorrenti globali, perché mercati più integrati e profondi consentirebbero alla ricerca europea di tradursi in imprese di scala globale.

Piazza Affari tra record di capitalizzazione e fuga di quotate

La capitalizzazione di Piazza Affari ha toccato un record storico il 30 giugno 2026, pari a 1.209 miliardi di euro, un valore che equivale però solo al 51% del PIL italiano, la metà della media europea. L’indice Ftse Mib nel 2025 è cresciuto del 31,5%, il miglior risultato degli ultimi vent’anni, e nel primo semestre 2026 ha superato il massimo che resisteva dal marzo 2000.

Dietro il record la Borsa milanese segue, nelle parole della presidente vicaria, «due traiettorie opposte»: da un lato l’aumento dei prezzi azionari, dall’altro la perdita di società per l’eccesso di delisting sulle nuove quotazioni. In vent’anni il mercato principale ha perso circa 100 emittenti e nel solo 2025 si contano una trentina di uscite per circa 2,5 miliardi di capitalizzazione persa, senza alcuna nuova quotazione sul listino principale. Sull’Euronext Growth Milan, dedicato alle PMI, le 21 ammissioni non hanno compensato le 19 revoche.

Classifica delle più grandi IPO della storia con l'operazione italiana Enel

Nella classifica delle maggiori IPO di sempre figura una sola operazione europea, ed è italiana: il collocamento con cui Enel raccolse l’equivalente di 17,3 miliardi di dollari nel 1999, ancora oggi davanti al debutto in Borsa di Facebook del 2012.

L’accesso delle PMI italiane al capitale di rischio

Per le piccole e medie imprese italiane il divario dei mercati europei si traduce in minori occasioni di raccolta sul capitale di rischio, un ritardo che la riforma del Testo Unico della Finanza prova a ridurre con un regime semplificato di quotazione. Il decreto legislativo 27 marzo 2026, n. 47, attuativo della legge 5 marzo 2024, n. 21, la cosiddetta Legge Capitali, introduce per le neo quotate e per le PMI già quotate con capitalizzazione inferiore a un miliardo di euro un regime opzionale, attivabile con modifica statutaria, che alleggerisce alcuni obblighi su nomina degli organi sociali, quorum e operazioni con parti correlate.

Il canale più accessibile alle imprese di minori dimensioni è l’Euronext Growth Milan, sistema multilaterale di negoziazione gestito da Borsa Italiana con requisiti ridotti, tra cui un flottante minimo del 10% invece del 25% previsto sui mercati regolamentati. Su questo percorso la quotazione delle PMI comporta costi e adempimenti più contenuti, adatti a chi cerca capitali di crescita senza gli oneri di una matricola sul mercato principale.