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Il welfare aziendale che genera valore: i risultati del Rapporto Welfare Index PMI 2026

di Redazione PMI.it

15 Luglio 2026 10:00

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Sempre più imprese gestiscono il welfare aziendale come leva strategica per rafforzare la competitività e favorire la crescita, generando un impatto positivo sulla comunità: i dati dell’edizione 2026 del Rapporto Welfare Index PMI.

Il welfare è sempre più integrato nelle strategie d’impresa e aumenta la sua efficacia nel generare valore, non solo per le aziende ma anche per le famiglie e l’intero sistema Paese. Questo è quanto emerge dal Welfare Index PMI 2026, il progetto promosso dal 2016 da Generali Italia.

Il Rapporto Welfare Index PMI 2026 traccia un bilancio aggiornato degli ultimi dieci anni del welfare aziendale in Italia, mettendo in evidenza la piena presa di coscienza del ruolo sociale da parte delle imprese, con un netto incremento delle iniziative adottate, dell’entità della spesa e delle modalità di gestione e di coinvolgimento dei lavoratori.

Sono oltre 7 mila le imprese che hanno partecipato quest’anno a Welfare Index PMI, una cifra nettamente superiore rispetto alla prima edizione. Oggi il welfare aziendale ha raggiunto una fase di piena maturità, che segue un periodo di consapevolezza (dal 2020 al 2024) e una prima fase espansiva (dal 2016 al 2019) caratterizzata da una rapida diffusione delle iniziative e da un graduale ampliamento delle prestazioni offerte dalle imprese. Oggi la maturità del welfare non si misura soltanto dal numero di iniziative attivate, ma dalla loro efficacia nel rispondere ai bisogni delle persone, dal coinvolgimento dei lavoratori e dalla capacità di generare valore per imprese, famiglie e territori.

Welfare aziendale: triplicate le PMI con livello elevato

I dati del Rapporto Welfare Index PMI 2026 parlano chiaro: nell’arco di dieci anni sono più che triplicate le piccole e medie imprese che vantano un livello di welfare alto e molto alto (dal 10,3% nel 2016 al 33,9% nel 2026), mentre ammonta al 76,5% la quota delle PMI che ha superato il livello medio. A ridursi è invece il numero di imprese che limitano il welfare ai soli adempimenti contrattuali, passato dal 42,7% del 2016 al 18,2% del 2026.

È sempre il report a raggruppare le aziende in quattro profili differenti:

  • il 19% delle imprese rientra nel Welfare strategico, caratterizzato da elevati livelli di iniziativa e dal focus primario sugli obiettivi di soddisfazione dei lavoratori e di reputazione;
  • il 31,1% appartiene al Welfare premiante, gestendo il welfare come componente del sistema retributivo fondamentale per il conseguimento dei risultati aziendali;
  • il 31,7%, invece, rientra nel Welfare in evoluzione, che riunisce le imprese prive di un orientamento ben definito, con un approccio in equilibrio tra la valorizzazione del ruolo sociale dell’azienda le politiche retributive e le relazioni industriali;
  • il 18,2%, infine, appartiene al Welfare di conformità limitandosi ad attuare le disposizioni stabilite dai contratti collettivi.

Cresce l’impatto sociale del welfare aziendale

A evidenziare il raggiungimento di un livello di maturità del welfare aziendale è la crescita della portata sociale grazie ai progetti promossi dalle imprese, in grado di fornire risposte concrete alle esigenze delle persone e delle comunità con risultati tangibili nel tempo (basti pensare alla domanda di salute e ai bisogni di assistenza agli anziani, sempre più al centro delle politiche in azienda).

Le imprese che integrano il welfare a livello strategico raggiungono livelli di impatto sociale elevati fino al 90% dei casi, ottenendo un notevole coinvolgimento dei lavoratori e potenziando la capacità di intercettare i bisogni reali. La consapevolezza del ruolo centrale svolto dalla salute e dalla sicurezza coinvolge l’87,6% delle imprese, mentre ammonta al 75,9% la quota di aziende che considera prioritario il rafforzamento del proprio ruolo nella società. Per il 66,4%, infine, è fondamentale contribuire allo sviluppo sostenibile di filiera e territorio.

Responsabilità d’impresa e agenda ESG

Superando i confini aziendali, il welfare si configura oggi come un valido complemento al sistema pubblico, proponendo non solo soluzioni di sanità integrativa e iniziative di prevenzione ma anche progetti in ottica ESG che generano valore diffuso per tutta la comunità. Se il 55,2% delle imprese si pone obiettivi di natura ambientale, il 22% stabilisce traguardi sociali espliciti.

Una novità dell’edizione 2026 del Rapporto Welfare Index PMI, inoltre, è il monitoraggio delle figure dedicate alla sostenibilità che sono diffuse nel 17,8% delle imprese, sebbene nelle aziende più grandi la quota raggiunga anche il 64%.

Il welfare come motore di crescita e occupazione

Dal Rapporto Welfare Index PMI 2026 emerge un legame solido tra i livelli di welfare e le performance economiche aziendali: sono proprio le imprese più evolute a vantare una produttività superiore e una redditività più elevata, mostrando anche una maggiore capacità di trasformare la crescita in risultati economici di qualità e sostenibili. Le imprese più evolute registrano un fatturato per addetto di 396 mila euro (+20% rispetto alla media) e livelli di redditività superiori fino al 40,5%.

I dati sono positivi anche sul fronte occupazionale: le realtà con alti livelli di welfare hanno visto aumentare gli addetti fino al 20,4% tra il 2021 e il 2024%, ma a crescere è anche la capacità di attrarre talenti. Nel 2025 il 61,5% delle PMI ha effettuato nuove assunzioni (la percentuale sale al 78% tra le imprese con welfare molto alto).

Nelle aziende con politiche di welfare più strutturate, inoltre, aumenta la presenza di under 30 e cresce la capacità di inserirsi stabilmente nel mondo del lavoro.

=> Scarica  il Rapporto Welfare Index PMI 2026