Se un genitore è debitore e l’ altro no, come viene risolto il problema ereditario per i figli, per il decuis e per l’altro genitore?
Il coniuge non risponde dei debiti fiscali dell’altro per il solo vincolo del matrimonio: li riceve, insieme ai figli, solo se accetta l’eredità del genitore debitore. In quel caso è tenuto alle imposte del defunto, mentre le sanzioni non si trasmettono. Conta poi chi dei due genitori viene a mancare, perché i debiti gravano sull’eredità del solo genitore che li aveva; la comunione dei beni, sciolta dalla morte, lascia al coniuge superstite la sua metà dei beni comuni, fuori dall’asse ereditario.
In sintesi:
- la comunione legale si scioglie con la morte di un coniuge e il superstite conserva la propria metà dei beni comuni, che non entra in successione (art. 191 e 194 del Codice civile);
- nell’eredità del genitore debitore rientrano la sua quota dei beni comuni, i beni personali e i suoi debiti fiscali;
- le imposte sui redditi del de cuius passano in solido agli eredi che accettano (art. 65 del DPR n. 600/1973);
- per IMU e TARI ciascun erede risponde in proporzione alla propria quota ereditaria (art. 752 del Codice civile);
- le sanzioni tributarie collegate ai debiti del defunto non si trasmettono agli eredi (art. 8 del D.Lgs. n. 472/1997).
Comunione dei beni e quota che entra in successione
Alla morte di un coniuge in comunione legale, metà dei beni comuni appartiene già al coniuge superstite e solo l’altra metà, quella del defunto, entra nella successione ereditaria. La comunione si scioglie con la morte (art. 191 del Codice civile) e attivo e passivo si dividono in parti uguali tra il superstite e gli eredi (art. 194), secondo le regole della divisione ereditaria. Il coniuge superstite trattiene quindi il proprio 50% come diritto già suo e insieme ai figli succede sull’altra metà, in qualità di erede.
Quali beni finiscano nella comunione, e restino quindi al superstite per metà, segue le regole della comunione dei beni: gli immobili ricevuti per donazione o successione, per esempio, sono beni personali e non vi rientrano. Finché entrambi i genitori sono in vita, un creditore del solo coniuge debitore, compreso il Fisco per un debito personale, può rivalersi sui beni della comunione solo in via sussidiaria e fino al valore della quota del coniuge obbligato, dopo aver escusso i suoi beni personali (art. 189 del Codice civile). I beni personali del coniuge non debitore non sono aggredibili. È questa la ragione per cui, alla morte del debitore, la metà dei beni comuni che spetta al superstite non viene toccata come parte dell’eredità.
Debiti fiscali del defunto e responsabilità di figli e coniuge
Gli eredi che accettano rispondono dei debiti fiscali del genitore defunto sorti prima della morte, con una regola che varia secondo il tributo e con un’eccezione netta per le sanzioni. Per le imposte sui redditi la responsabilità è solidale, per i tributi locali è ripartita per quota, per le sanzioni non c’è trasmissione.
| Voce del debito fiscale | Come rispondono gli eredi |
|---|---|
| Imposte sui redditi del de cuius (IRPEF, IRES, IVA) | responsabilità solidale per il tributo sorto prima della morte, art. 65 del DPR n. 600/1973 |
| IMU, TARI e altri tributi locali | ciascun erede paga in proporzione alla propria quota ereditaria, art. 752 del Codice civile |
| Sanzioni collegate ai tributi | non si trasmettono agli eredi, art. 8 del D.Lgs. n. 472/1997 |
La regola della quota per i tributi locali ha un aggancio giurisprudenziale recente: la Corte di cassazione (ord. n. 11097/2025) ha escluso la solidarietà degli eredi per l’IMU dovuta dal defunto, che va pagata pro quota secondo l’art. 752 del Codice civile, perché la solidarietà tributaria opera solo nei casi espressamente previsti e l’art. 65 del DPR n. 600/1973 non si estende ai tributi comunali. Lo stesso principio è stato applicato dalla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Caserta (sent. n. 1085/2026).
La distinzione tra imposta e sanzione ha una conseguenza pratica: ogni cartella intestata al defunto e notificata agli eredi si compone di una parte di capitale, dovuta, e di una parte di sanzione, che gli eredi non sono tenuti a pagare. La Corte di cassazione (ord. n. 22476/2025, dep. il 4 agosto 2025) ha ribadito che l’obbligazione per le sanzioni si estingue con la morte dell’autore della violazione, in forza del principio di responsabilità personale. La procedura corretta in questi casi è richiedere lo stralcio delle sanzioni del de cuius. Un caso a parte sono i tributi che maturano dopo il decesso sul bene ereditato, come l’IMU sulla casa caduta in comunione ereditaria: lì la responsabilità torna solidale tra i coeredi.
Successione del genitore debitore o del genitore senza debiti
Se a mancare è il genitore con i debiti fiscali, questi ricadono sulla sua eredità e toccano figli e coniuge solo in caso di accettazione; se a mancare è il genitore senza debiti, l’eredità è libera da quei debiti e il genitore debitore superstite vi partecipa con la propria quota di erede.
Nel primo caso, l’asse del defunto contiene la sua metà dei beni comuni, i beni personali e i debiti verso il Fisco. Figli e coniuge superstite che accettano puramente rispondono di quei debiti secondo le regole viste, con il limite delle sanzioni che non passano. Il coniuge superstite conserva a parte la propria metà dei beni comuni, che non è eredità e non risponde dei debiti del defunto.
Nel secondo caso, il genitore debitore sopravvive e l’eredità del coniuge defunto arriva pulita a figli e coniuge. La quota che spetta al genitore debitore come erede diventa un suo bene personale e può essere aggredita dai suoi creditori fiscali; le quote dei figli non rispondono invece dei debiti di un genitore ancora in vita. La posizione dei figli, in questo scenario, dipende da quanto erede diventa il genitore indebitato, non dai debiti in sé.
Come limitare la responsabilità per i debiti ereditari
Chi non vuole rispondere dei debiti fiscali del genitore defunto ha due strade: la rinuncia all’eredità, che esclude la qualità di erede, oppure l’accettazione con beneficio d’inventario, che separa il patrimonio personale da quello ereditato e limita il pagamento dei debiti ai soli beni ricevuti. La scelta va calibrata sul rapporto tra beni e debiti dell’asse e, per i figli, sulla loro posizione di coeredi insieme al coniuge superstite.
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Chiedi all'espertoRisposta di Barbara Weisz