CGIL, CISL e UIL hanno varato una piattaforma unitaria su modello contrattuale e rappresentanza sindacale, già trasmessa alle associazioni datoriali. Non è ancora un accordo: è la proposta comune con cui le tre confederazioni puntano ad aprire la trattativa per un accordo quadro interconfederale su salari, contrasto ai contratti pirata, formazione e partecipazione dei lavoratori.
In sintesi
- CGIL, CISL e UIL hanno varato il 17 giugno 2026 una piattaforma unitaria su modello contrattuale e rappresentanza, inviata alle associazioni datoriali;
- il testo è la proposta per un accordo quadro interconfederale con Confindustria, Confcommercio, Confapi e le altre sigle d’impresa, che ora la valutano;
- la rappresentanza si misurerebbe combinando iscritti e voti nelle elezioni delle RSU, con certificazione nei rapporti tra INPS, Ispettorato del Lavoro e Ministero;
- i CCNL durerebbero tre o quattro anni, con verifica salariale annuale a giugno agganciata all’indice IPCA NEI e un diritto ad almeno 40 ore di formazione l’anno;
- ogni CCNL dovrebbe indicare i codici ATECO di riferimento e le imprese comunicare le deleghe sindacali nel modello UNIEMENS, per rendere misurabile la rappresentanza.
- La piattaforma su contratti e rappresentanza
- Misurazione della rappresentanza tra iscritti e voti RSU
- Salari, inflazione e CCNL scaduti
- Formazione, sicurezza e partecipazione
- Contratti pirata e salario giusto: effetti per le imprese
- Le posizioni di sindacati e imprese
- I prossimi passi verso l’accordo quadro
La piattaforma su contratti e rappresentanza
La piattaforma firmata dai confederali tiene insieme cinque assi: assetti contrattuali, rappresentanza, formazione, salute e sicurezza, partecipazione. L’impianto resta su due livelli. Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, stipulato dalle organizzazioni più rappresentative in modo certificato, regola i rapporti di lavoro e garantisce i trattamenti economici e normativi; la contrattazione decentrata, aziendale e territoriale, li adatta alle specificità dell’impresa e del territorio. Il testo fissa anche cosa compone il TEM, il trattamento economico minimo (minimi tabellari, indennità di contingenza, scatti di anzianità, EDR), e il TEC, il trattamento economico complessivo, che somma al TEM mensilità aggiuntive, indennità, riduzioni di orario e welfare contrattuale. Le differenze tra contratti andrebbero misurate voce per voce, con un criterio di comparazione analitica e non per saldo finale.
Misurazione della rappresentanza tra iscritti e voti RSU
La rappresentanza si misurerebbe combinando il dato associativo, gli iscritti, e quello elettorale, i voti nelle elezioni delle RSU. È lo stesso criterio del Testo Unico sulla Rappresentanza del 2014, che la proposta punta ad aggiornare e a certificare nei rapporti con INPS, Ispettorato del Lavoro e Ministero. Per le imprese si profilano due adempimenti concreti: la comunicazione obbligatoria delle deleghe sindacali nel modello UNIEMENS, con procedura INPS vincolante, e l’indicazione nei CCNL del campo di applicazione e dei codici ATECO di riferimento. Le parti vogliono inoltre estendere le RSU alle aziende più piccole e consentirne l’elezione su iniziativa dei lavoratori, lasciando criteri aperti anche a sigle diverse da CGIL, CISL e UIL.
Salari, inflazione e CCNL scaduti
I CCNL avrebbero durata triennale o quadriennale, con un meccanismo di recupero del potere d’acquisto agganciato all’indice IPCA NEI dell’ISTAT e una verifica della parte economica ogni anno, nel mese di giugno. In caso di ritardo nel rinnovo, la verifica annuale e l’adeguamento continuerebbero ad agire in regime di ultrattività, una tutela analoga a quella già prevista per i CCNL scaduti. È il fronte su cui la proposta sindacale si salda con l’azione del Governo sui salari.
Formazione, sicurezza e partecipazione
Sul versante della formazione, la proposta riconosce a ogni lavoratore un diritto ad almeno 40 ore di formazione continua all’anno in orario di lavoro, con portabilità delle competenze tra settori. Per la salute e sicurezza punta a estendere l’elezione dei rappresentanti dei lavoratori, gli RLS e gli RLS di sito, in attuazione del D.Lgs. 81/2008, soprattutto negli appalti e nelle filiere. Sul fronte della partecipazione, a fronte di digitalizzazione e intelligenza artificiale, il testo chiede nuovi strumenti di democrazia economica e di codeterminazione, con il coinvolgimento delle rappresentanze prima delle decisioni dell’impresa.
Contratti pirata e salario giusto: effetti per le imprese
Per le imprese il nodo è il contrasto al dumping contrattuale, cioè i contratti firmati da sigle poco rappresentative con condizioni inferiori ai contratti leader di settore. È un obiettivo condiviso con il Governo: il Decreto Primo Maggio, il D.L. 30 aprile 2026, n. 62, lega il salario giusto al trattamento economico complessivo dei CCNL più rappresentativi e nega gli incentivi a chi applica contratti al ribasso. Una misurazione certificata della rappresentanza renderebbe più solido proprio quel meccanismo, dagli appalti pubblici al riconoscimento delle agevolazioni.
Le posizioni di sindacati e imprese
Da Confindustria arriva una prima apertura. Il vicepresidente per il lavoro e le relazioni industriali, Maurizio Marchesini, ha definito il documento «una buona base di discussione», confermando la volontà di proseguire il confronto per un’intesa in tempi brevi.
Il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, rivendica una proposta unitaria che dopo molti anni riunifica il modello contrattuale di tutti i settori privati, dall’industria al terziario, per rafforzare il contratto nazionale e difendere i salari. Per il leader della UIL, Pierpaolo Bombardieri, il voto libero dei rappresentanti è la premessa per garantire contratti dignitosi e cancellare quelli pirata.
I prossimi passi verso l’accordo quadro
La palla passa ora alle associazioni datoriali, che hanno ricevuto il testo e devono pronunciarsi prima dell’avvio della trattativa vera e propria. L’obiettivo è un accordo quadro interconfederale sottoscritto da tutte le parti, dall’industria all’artigianato al commercio, che integri o sostituisca i precedenti accordi sulla rappresentanza, a partire dal Patto della Fabbrica del 2018. Se il confronto andrà in porto, il testo condiviso potrebbe poi essere recepito anche da un intervento legislativo, chiudendo il cerchio con la disciplina sul salario giusto già in vigore.