Privacy online: Facebook e Instagram le App più invasive

di Teresa Barone

Pubblicato 28 Aprile 2026
Aggiornato 29 Aprile 2026 08:36

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Facebook e Instagram condividono il 68% dei dati con terze parti a scopo commerciale: la classifica delle App meno attente alla privacy degli utenti.

Milioni di italiani usano almeno un’app ogni giorno. Un’abitudine consolidata che ha un costo invisibile: la condivisione dei dati personali con terze parti, spesso senza che l’utente ne abbia piena consapevolezza, e quasi sempre a scopo commerciale. In cima alla classifica delle dieci app che condividono più informazioni con terze parti ci sono Facebook e Instagram, entrambe sotto il controllo di Meta.

Facebook e Instagram nella classifica delle app più invasive

Secondo l’analisi di Truffa.net, che ha esaminato le informative sulla privacy delle principali applicazioni diffuse in Italia, le due piattaforme social condividono il 68,6% dei dati personali degli utenti con soggetti esterni e impiegano oltre l’85% delle informazioni raccolte per analisi interne e per il funzionamento delle piattaforme stesse. Una quota che comprende dati di localizzazione, abitudini di navigazione, preferenze di consumo e molto altro. I meccanismi di profilazione utenti che ne derivano alimentano reti pubblicitarie capillari, rendendo questi dati una risorsa economica di primaria importanza per i due colossi.

LinkedIn, Gmail e le app di lavoro: i dati circolano in azienda

Chi usa le app digitali in contesto professionale si trova esposto a un livello di raccolta dati spesso sottovalutato. LinkedIn risulta l’app più aggressiva nel settore business e professionale: utilizza il 74,3% dei dati per funzionalità e personalizzazione dei contenuti, e condivide il 37,1% con terze parti. Un dato rilevante per le PMI e i professionisti che utilizzano la piattaforma per la comunicazione commerciale e il recruiting. Gmail si colloca in posizione intermedia: utilizza il 57,1% dei dati per le proprie funzionalità e condivide l’8,6% con soggetti esterni. A seguire, con livelli di raccolta dati progressivamente più contenuti, troviamo Google Drive, Dropbox e Microsoft Outlook.

Video, shopping e navigazione: YouTube, Amazon, Waze

Tra le app di intrattenimento, la più intrusiva è YouTube, che raccoglie il 65% dei dati degli utenti per ottimizzare i contenuti suggeriti e la pubblicità. Seguono Prime Video, Spotify, Disney+ e Netflix, con livelli di raccolta che diminuiscono progressivamente. Nel comparto dell’e-commerce, Amazon Shopping mantiene una quota significativa di dati per l’analisi delle abitudini d’acquisto, pur condividendo percentuali più contenute con terze parti.

La classifica delle dieci app più intrusive

  1. Facebook / Messenger;
  2. Instagram / Threads;
  3. LinkedIn;
  4. Pinterest;
  5. Amazon Shopping;
  6. YouTube;
  7. X (Twitter);
  8. Uber Eats;
  9. PayPal;
  10. Waze.

Le app più rispettose della privacy

Booking.com e Trenitalia non condividono informazioni con terze parti. Anche Telegram e Skype si distinguono per un utilizzo più contenuto dei dati personali, limitato alle funzionalità essenziali del servizio.

Come limitare la condivisione dei dati personali

Adottare una strategia consapevole sull’uso di questi strumenti rientra oggi tra le priorità della sicurezza digitale delle PMI, in un contesto in cui le violazioni di dati aziendali sono in costante aumento. Alcune indicazioni pratiche per ridurre l’esposizione dei propri dati:

  • rivedere periodicamente i permessi concessi alle app nelle impostazioni del dispositivo, revocando quelli non strettamente necessari al funzionamento del servizio;
  • preferire le versioni web di alcune piattaforme, che in certi casi raccolgono meno dati rispetto all’app nativa;
  • aggiornare regolarmente le app e il sistema operativo, riducendo la vulnerabilità a raccolta di dati non autorizzata;
  • leggere con attenzione le informative sulla privacy prima di installare nuove applicazioni, in particolare quelle che richiedono accesso a contatti, posizione e fotocamera;
  • disinstallare le app che non si utilizzano più, eliminando così eventuali raccolta dati in background.

Per approfondire le evidenze dell’analisi, clicca qui per l ricerca completa.