Il Consiglio dei ministri del 30 aprile 2026 ha approvato un nuovo Decreto Accise che proroga di 21 giorni il taglio delle aliquote sui carburanti, rispetto alla precedente scadenza del 1° maggio. Il provvedimento conferma uno sconto pieno di 20 centesimi al litro sul gasolio e introduce per la prima volta una differenziazione, con il taglio sulla benzina ridotto a 5 centesimi al litro. È il terzo intervento dell’esecutivo dopo il decreto carburanti del 19 marzo e la successiva proroga di inizio aprile, con un costo cumulato che ha già superato 1,2 miliardi di euro.
Le nuove aliquote di accisa su benzina e gasolio
Il decreto-legge approvato il 30 aprile interviene sulle aliquote contenute nell’Allegato I al Testo unico delle accise, ridimensionando lo sconto introdotto dal 19 marzo. Sul gasolio l’aliquota resta fissata a 472,90 euro per 1.000 litri, valore già in vigore con i provvedimenti precedenti, garantendo una riduzione di 20 centesimi al litro rispetto al regime ordinario. Sulla benzina l’aliquota viene rideterminata in modo da produrre un taglio di soli 5 centesimi al litro, contro i 20 centesimi applicati fino al 1° maggio. Considerando l’effetto IVA al 22% sulla base imponibile, lo sconto complessivo passa da 24,4 centesimi a circa 6,1 centesimi al litro per la verde, mentre resta pieno sul diesel.
Quanto si risparmia su un pieno
Per un automobilista con un serbatoio standard da 50 litri, il nuovo regime produce effetti sensibilmente diversi tra i due carburanti. Su un pieno di gasolio lo sconto fiscale resta pari a circa 12,20 euro, in linea con quanto già previsto dai due decreti precedenti. Sulla benzina il risparmio scende a poco più di 3 euro a pieno, contro i 12,20 euro garantiti fino al 1° maggio. La differenza per chi guida un veicolo a benzina è di circa 9 euro a rifornimento, equivalenti a un rincaro alla pompa di 15 centesimi al litro rispetto al periodo precedente. Secondo le stime di Codacons, l’effetto cumulato sui prezzi della verde si tradurrà in 92 milioni di euro di maggiori accise complessive a carico degli automobilisti nelle tre settimane di durata del decreto.
La differenza tra gasolio e benzina nel nuovo Decreto Accise
Per la prima volta dall’avvio degli interventi sul caro carburanti, il Governo ha scelto di abbandonare la logica orizzontale che aveva caratterizzato i due decreti precedenti. La motivazione è stata illustrata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in conferenza stampa al termine del CdM: il prezzo del gasolio è cresciuto del 24% circa dall’inizio del 2026, contro un aumento del 6% per la benzina. Questa diversa dinamica dei prezzi alla pompa incide in misura maggiore sulle filiere produttive che dipendono dal diesel, dal trasporto merci all’agricoltura fino alla distribuzione commerciale.
Sullo sfondo resta l’allineamento delle accise tra benzina e gasolio entrato in vigore il 1° gennaio 2026, che ha già ridotto strutturalmente la differenza fiscale tra i due carburanti.
Coperture finanziarie del provvedimento
Il nuovo intervento sarà finanziato attraverso due canali distinti, secondo quanto comunicato dal Governo al termine del Consiglio dei ministri. La prima fonte di copertura è rappresentata dalle sanzioni dell’Antitrust e dall’extragettito IVA generato dal rialzo dei prezzi petroliferi, in continuità con il meccanismo già utilizzato nelle precedenti proroghe. Una soluzione che permette di sterilizzare almeno in parte l’aumento del prelievo fiscale generato dal caro carburanti, restituendolo sotto forma di sconto sulle accise.
La quantificazione precisa del costo del decreto sarà disponibile solo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma l’orientamento iniziale del Governo era quello di mantenere la spesa entro la soglia del mezzo miliardo, come emerso anche dalle dichiarazioni del ministro Giorgetti nel Documento di Finanza Pubblica di aprile.
Le misure attese per l’autotrasporto
Il decreto del 30 aprile non contiene le misure rafforzate per il settore dell’autotrasporto, che saranno inserite in un provvedimento successivo. Lo ha confermato il Governo dopo il CdM, riconoscendo l’esigenza di un confronto preventivo con le associazioni di categoria. Il pacchetto in arrivo dovrebbe potenziare il credito d’imposta già previsto dal decreto del 19 marzo, con l’obiettivo dichiarato dal ministro Salvini di coprire oltre la metà dei maggiori costi sostenuti dalle imprese.
La pressione delle categorie resta alta: Unatras ha confermato lo sciopero dal 25 al 29 maggio, chiedendo l’attivazione del credito d’imposta e ristori compensativi sul mancato rimborso accise pari a 200 euro ogni mille litri di gasolio acquistato.
Il costo complessivo dei tre Decreti Accise
Il bilancio degli interventi adottati dal Governo Meloni sul caro carburanti supera 1,2 miliardi di euro. Il primo decreto del 19 marzo, in vigore fino al 7 aprile, ha avuto un costo di 527,4 milioni di euro, di cui 417,4 milioni per la riduzione delle accise e 110 milioni per i crediti d’imposta destinati ad autotrasporto e pesca. La proroga di inizio aprile, contenuta nel Dl 42/2026 e in vigore dall’8 aprile al 1° maggio, ha aggiunto altri 500 milioni di euro, finanziati con extragettito IVA e risorse ETS non utilizzate. Per il nuovo decreto del 30 aprile l’orientamento iniziale era di limitare la spesa sotto il mezzo miliardo, ferma restando la quantificazione definitiva contenuta nella relazione tecnica al provvedimento.