PIL Italia 2026: l’OCSE alza la stima a +0,5% con una crescita ancora lenta

di Anna Fabi

4 Giugno 2026 07:53

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Nell'Outlook di giugno l'OCSE porta l'Italia allo 0,5% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027, con lo shock energetico che frena consumi, investimenti ed export.

L’OCSE rivede al rialzo la crescita italiana 2026 allo 0,5% (dallo 0,4% indicato a marzo) e vede il 2027 allo 0,6%. Il ritocco, contenuto nell’Economic Outlook di giugno, corregge verso l’alto solo rispetto all’Interim di primavera: il profilo dell’Italia si conferma comunque tra i più deboli e sotto le stime di dicembre, mentre petrolio e gas tornano a spingere i prezzi e la fiducia delle famiglie fatica a riprendersi. Il quadro arriva con il Governo che ha già limato i propri obiettivi nel Documento di finanza pubblica (DFP) e si riflette sulla lettura di conti pubblici, investimenti e credito.

Le nuove stime OCSE sul PIL italiano

Nel nuovo Economic Outlook di giugno, l’OCSE stima per l’Italia una crescita del PIL dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027. Rispetto all’aggiornamento intermedio di marzo la previsione sul 2026 sale di un decimo, dallo 0,4%, mentre quella sul 2027 è confermata; entrambe, comunque, si collocano un decimo sotto le proiezioni di dicembre. Nello stesso aggiornamento l’OCSE rivede nettamente verso l’alto anche l’inflazione italiana, ora vista vicino al 3% nel 2026, dall’1,6% del 2025.

Il segnale è doppio. Da un lato l’Italia si mantiene in territorio positivo e fuori dallo scenario recessivo; dall’altro il profilo di crescita è tra i più bassi delle economie avanzate e più debole di quello incorporato in molte previsioni pubblicate tra l’autunno 2025 e l’inizio del 2026. Per l’OCSE, nell’area euro il rialzo dei prezzi energetici incide già sull’attività, e l’Italia è tra i paesi più esposti per l’alta quota di energia importata da fonti fossili e per il peso della manifattura destinata all’export.

Energia e consumi deboli dietro la frenata

La lettura dell’OCSE parte da un dato: la crescita italiana era già moderata prima dell’ultimo shock energetico. Il nodo è la combinazione di consumi fiacchi, rincaro dell’energia e minor spazio di sostegno della domanda interna, con il PNRR ancora in grado di offrire un appoggio all’attività senza però compensarne del tutto gli effetti negativi.

L’aspetto più complesso riguarda il binomio energia-consumi. Prezzi più alti di petrolio e gas comprimono il reddito reale delle famiglie, raffreddano gli acquisti e allungano l’ombra sull’industria. È lo stesso meccanismo che ha rimesso al centro i tassi BCE e lo shock energetico, con il rischio di condizioni finanziarie più rigide proprio mentre la ripresa dipende dalla domanda interna.

I dati che motivano la revisione sulla crescita

L’Istat ha certificato che nel quarto trimestre 2025 il PIL italiano è cresciuto dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,8% su base annua, con una crescita acquisita per il 2026 dello 0,3%. Un punto di partenza positivo ma insufficiente ad assorbire senza contraccolpi uno shock su energia, fiducia e domanda.

Il quadro congiunturale si è fatto più fragile. L’inflazione ha ripreso a salire nei mesi primaverili, spinta dagli energetici, e l’OCSE la proietta vicino al 3% per l’intero 2026; a marzo la fiducia dei consumatori è scesa a 92,6 da 97,4. La produzione industriale in Italia sconta inoltre una lunga fase di debolezza, solo in parte attenuata dai segnali di stabilizzazione di inizio anno.

Le altre stime sul PIL italiano 2026

Per pesare il dato OCSE conviene guardare il confronto fra previsori, tenendo presente che le stime non sono perfettamente sovrapponibili: cambiano data di pubblicazione, ipotesi su energia e commercio e tempo di recepimento dello shock mediorientale. Negli ultimi mesi la forbice si è comunque ristretta verso il basso.

Il quadro aggiornato mostra un addensarsi delle previsioni sulla crescita debole:

  • l’OCSE e la Commissione europea indicano lo 0,5% per il 2026, con la Commissione che nelle previsioni di primavera ha allineato l’Italia su questo valore;
  • il Governo, nel Documento di finanza pubblica di aprile, e la Banca d’Italia si collocano allo 0,6%, dopo che l’esecutivo ha limato la stima dallo 0,7% indicato in autunno;
  • tra i centri privati, Confindustria e Prometeia si muovono nella parte bassa della forchetta, in area 0,4-0,5%, scontando un’ipotesi più severa sul rincaro dell’energia.

Le previsioni più alte, formulate tra l’autunno 2025 e l’inizio del 2026 da soggetti come Istat e FMI e che indicavano fino allo 0,8%, appaiono ormai superate dal nuovo quadro. Più che una divergenza tecnica, questa distanza riflette la rapidità del deterioramento del quadro macro e i tempi diversi con cui gli analisti hanno valutato fattori come energia, fiducia e domanda interna.

La forbice delle stime si restringe

Le precedenti stime di Istat, Commissione UE, FMI e Governo erano state formulate quando il 2026 veniva ancora letto come anno di rafforzamento moderato, con prezzi energetici in calo, commercio globale meno teso e PNRR a pieno sostegno. Nelle settimane successive il fronte del rischio si è allargato.

Prima sono arrivate le revisioni delle stime di Governo e Confindustria, poi il riaccendersi dello shock energetico ha spinto verso il basso diversi previsori. Oggi l’OCSE, pur avendo ritoccato l’Italia al rialzo rispetto a marzo, si colloca ancora sul fondo della forchetta insieme ai centri privati più prudenti, mentre le ipotesi più ottimistiche incorporano uno scenario meno severo su energia e domanda.

Il vero discrimine, oggi, è quale scenario energetico ciascuna stima incorpora. La forchetta 0,5%-0,8% non segnala una divergenza marginale: riflette ipotesi di partenza diverse sul costo dell’energia e sulla tenuta dei consumi.

L’impatto sulle imprese e i conti pubblici

Un PIL più basso riduce il margine sulle entrate fiscali, complica la traiettoria di deficit e debito in rapporto al prodotto e irrigidisce il contesto in cui il Tesoro colloca i titoli. L’OCSE vede il deficit italiano scendere dal 3,1% del 2025 al 2,9% nel 2026, con il debito ancora elevato, sopra il 138% del PIL. Per questo le stime si intrecciano con i rendimenti dei BTP e con la sensibilità dei mercati ai prossimi dati macro italiani.

Per le imprese l’effetto è più immediato. Un quadro di crescita lenta con energia più cara e tassi meno prevedibili rallenta piani di spesa, ordini, investimenti e assunzioni. Non a caso le revisioni degli analisti si concentrano sui consumi delle famiglie e sui comparti più esposti ai costi energetici e alla domanda interna.

Il DFP del Governo e il banco di prova dei conti

Il Governo ha già fatto la sua mossa. Con il Documento di finanza pubblica approvato il 22 aprile, l’esecutivo ha limato la crescita programmatica 2026 dallo 0,7% allo 0,6%, rivedendo al ribasso anche il 2027 allo 0,6%. La nuova stima OCSE allo 0,5% si colloca quindi appena sotto l’obiettivo ufficiale, segno che la distanza tra Roma e gli analisti internazionali si è ridotta.

Il banco di prova ora si sposta sulla prossima manovra e sull’aggiornamento d’autunno: se l’energia continuasse a correre, anche lo 0,6% del Governo diventerebbe difficile da difendere, e il 2026 italiano si confermerebbe in una zona di crescita debole strutturale, dove il problema non è soltanto l’ultimo shock geopolitico quanto la scarsa capacità del Paese di accelerare quando il contesto esterno peggiora.