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Pensione incerta ma italiani immobili sulla previdenza integrativa

di Teresa Barone

5 Marzo 2026 12:20

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Sei italiani su dieci sono consapevoli dell'incertezza previdenziale ma non hanno ancora attivato un fondo pensione complementare.

Sanno che la pensione pubblica non basterà. Eppure si muovono sempre meno. Solo il 19% degli italiani ha adottato soluzioni concrete di previdenza integrativa, in calo dal 21% dell’anno precedente: un passo indietro che stride con il contesto normativo più favorevole degli ultimi anni. È quanto emerge dall’indagine “Gli italiani e la previdenza integrativa“, promossa da Eumetra-Research Dogma e commissionata da Anima Sgr su un campione di oltre mille adulti bancarizzati.

Il paradosso previdenziale: consapevoli ma fermi

Il 61% degli intervistati dichiara di essere consapevole che il futuro previdenziale sarà difficile, ma non si attiva. Il 31% non ha mai pensato a nessuna forma di previdenza complementare. Sul TFR le scelte si frammentano: il 20% lo lascia in azienda, il 17% lo destina a un fondo pensione, il 13% lo incassa direttamente. Chi sceglie l’azienda lo fa per ragioni di liquidità e sicurezza, ma spesso anche per una falsa convinzione: credere che l’incasso diretto garantisca una tassazione più favorevole. L’indagine la definisce, senza mezzi termini, figlia di cattiva informazione.

Chi aderisce a un fondo pensione lo fa soprattutto per i vantaggi fiscali della deducibilità — oggi salita a 5.300 euro con la Legge di Bilancio 2026 — o per contenere i costi rispetto ad altri strumenti di risparmio.

Il secondo pilastro che gli italiani ignorano

Eppure gli strumenti ci sono, e dal 2026 sono più convenienti che mai. La Legge di Bilancio ha alzato il tetto della deducibilità fiscale a 5.300 euro annui e introdotto la portabilità del contributo datoriale: chi è iscritto a un fondo negoziale poco performante può ora spostarsi su un fondo aperto senza perdere il contributo dell’azienda, un vincolo che fino a ieri scoraggiava qualsiasi movimento.

A questo si aggiunge la rendita a durata definita, terza opzione di uscita che consente prelievi frazionati per almeno cinque anni. Proprio la flessibilità che l’83% degli italiani indica come condizione per attivarsi. Il mercato si è mosso nella direzione giusta. Gli italiani, per ora, no.

La previdenza complementare oggi diventa per le nuove generazioni una necessità – ha commentato Saverio Perissinotto, AD e direttore generale di Anima -. I nostri figli, i nostri nipoti hanno poche certezze da questo punto di vista, se non di dover lavorare più a lungo e di avere un tasso di sostituzione pensionistico inferiore a quello delle generazioni precedenti.