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Pensioni integrative: chi inizia a 30 anni può accumulare fino a 131mila euro

di Anna Fabi

Pubblicato 11 Novembre 2025
Aggiornato 12 Novembre 2025 14:39

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Le simulazioni mostrano il peso dell'età sul risparmio previdenziale integrativo: la forbice va da 48mila ai 131mila euro di pensione complementare.

In un sistema pensionistico sempre più sotto pressione, l’unica certezza è che chi inizia presto a risparmiare vince. Secondo le simulazioni realizzate dalla società di consulenza finanziaria Moneyfarm e da Ipsos per Arca Fondi, un lavoratore che avvia i versamenti a 30 anni in un fondo pensione aperto può costruire, al momento del ritiro a 67 anni, un capitale di circa 131mila euro. Un decennio di ritardo costa caro: chi comincia a 40 anni ne perde oltre 15mila, chi si muove a 60 vede più che dimezzarsi il proprio gruzzolo.

Pensioni future: tasso di sostituzione da integrare

Da simulazioni effettuate in base a dati emersi nel corso di alcune audizioni sulla Manovra 2026, emerge che il tasso di sostituzione lordo – cioè la differenza di importo tra l’ultimo stipendio e l’assegno di pensione – potrebbe restare attorno al 66-68% almeno fino al 2031. Ciò significa che il passaggio alla pensione potrebbe comportare in media la perdita di un terzo dell’assegno mensile. Un divario che rende essenziale il secondo pilastro, la previdenza integrativa, ancora poco diffuso tra i lavoratori italiani. Tuttavia, a diciotto anni dall’introduzione del silenzio-assenso del 2007, che aveva coinvolto oltre 5 milioni di dipendenti privati, soltanto il 38,8% dei lavoratori dipendenti e il 23,7% degli autonomi risulta oggi iscritto a un fondo pensione. Se si considerano solo coloro che hanno effettuato versamenti nell’ultimo anno, le percentuali scendono rispettivamente al 30,5% e al 13,3%.

La previdenza complementare resta una sfida ancor più complessa per i lavoratori autonomi: secondo i dati Ipsos-Arca, solo uno su tre ha aderito a una forma di previdenza integrativa e, pur risparmiando in media il 13% delle proprie entrate, solo il 38% dichiara di gestire il denaro con una pianificazione di lungo periodo. L’indagine mostra come la leva fiscale rappresenti in questo quadro un fattore determinante. Tra chi opera in regime ordinario e paga l’Irpef a scaglioni, la deducibilità dei versamenti è percepita come un incentivo concreto. Al contrario, per chi lavora in regime forfettario con aliquota del 15%, l’assenza di deducibilità rende la previdenza integrativa poco conveniente, alimentando il disinteresse verso i fondi.

Pensione complementare ed equilibrio previdenziale

Le sfide demografiche e finanziarie del prossimo decennio rendono urgente una riflessione su come incentivare la partecipazione ai fondi pensione. L’educazione previdenziale, la semplificazione delle adesioni e l’estensione dei benefici fiscali restano gli strumenti più efficaci per rafforzare il secondo pilastro del sistema. Le differenze di età e tipologia di fondo determinano risultati molto diversi. Vediamo in dettaglio.

Quanto si può accumulare

Chi si iscrive presto e versa con continuità può costruire un capitale rilevante, anche ipotizzando un rendimento in linea con l’inflazione. Ecco una sintesi delle proiezioni facendo l’esempio di un uomo che inizia a versare a 30-40-50-60 anni:

Età di inizio Fondi negoziali Fondi aperti PIP
30 anni 94.990 € 131.100 € 105.120 €
40 anni 81.760 € 115.490 € 91.470 €
50 anni 68.300 € 93.010 € 73.090 €
60 anni 45.800 € 62.730 € 48.260 €

Come mostra la tabella, anticipare l’adesione di dieci anni può aumentare il capitale finale del 30-40%. Lo stesso vale per la regolarità dei versamenti e la scelta di strumenti con costi più contenuti.

Italia a due velocità

Il Trentino-Alto Adige resta un caso virtuoso, con quasi due lavoratori su tre aderenti a forme di previdenza complementare. Nessun’altra regione supera la soglia del 50%. In coda alla classifica si trovano Campania e Sicilia, entrambe sotto il 30% di adesioni. Persistono anche differenze di genere. Nella fascia 55-64 anni, il 48% degli uomini ha sottoscritto un fondo pensione, contro il 42% delle coetanee donne. Il divario si amplia tra i più giovani: solo il 25,5% delle donne tra i 25 e i 34 anni partecipa alla previdenza integrativa, contro il 33,2% degli uomini. Anche gli importi medi dei versamenti riflettono la disparità: le lavoratrici trentenni con un Piano Individuale Pensionistico (PIP) versano circa 120 euro al mese, contro i 315 euro dei lavoratori sessantenni iscritti ai fondi aperti.

Fondi pensione per la sostenibilità del sistema

Secondo Andrea Rocchetti, Global Head of Investment Advisory di Moneyfarm, “la sostenibilità del sistema pensionistico pubblico è sempre più sotto pressione: l’Italia spende già oltre il 15% del Pil in pensioni e, tra quindici anni, la quota potrebbe superare il 17%. La combinazione di bassa natalità, ingresso tardivo nel mondo del lavoro e maggiore longevità mette a rischio il patto tra generazioni su cui si regge il welfare”. Rocchetti sottolinea che la previdenza complementare “non è più un’opzione ma una necessità. Oggi solo un lavoratore su tre investe sul proprio futuro, ma il tempo è l’alleato decisivo: agire subito, sfruttando i vantaggi fiscali e le possibili novità normative, è il modo più efficace per mantenere il tenore di vita una volta in pensione”.

Scelta del fondo pensione in 5 passi

Per chi decide di iniziare, i passaggi sono semplici ma vanno compresi con attenzione.

  1. Scelta del fondo: si può aderire a un fondo negoziale (di categoria), a un fondo pensione aperto o a un PIP (piano individuale pensionistico), in base al proprio contratto ed alla propria propensione al rischio.
  2. Adesione: può avvenire anche tramite il datore di lavoro, il sindacato o direttamente online per i fondi aperti e i PIP.
  3. Contributi: l’importo è libero ma conviene mantenere continuità nei versamenti; per i dipendenti è possibile destinare il TFR al fondo.
  4. Vantaggi fiscali: i contributi versati sono deducibili fino a 5.164,57 euro all’anno, riducendo l’imponibile Irpef.
  5. Riscatto e rendita: al raggiungimento dei requisiti pensionistici, il capitale può essere trasformato in rendita o ritirato in parte come somma unica.

In prospettiva, le prossime riforme previdenziali potrebbero ampliare le agevolazioni fiscali e incentivare l’adesione automatica, per avvicinare l’Italia agli standard europei in materia di previdenza complementare.