Respinto il ricorso sul Referendum Giustizia: voto confermato il 22 e 23 marzo

di Anna Fabi

29 Gennaio 2026 08:50

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Il Tar Lazio respinge il ricorso sulla data del referendum giustizia, confermando il voto per il 22 e 23 marzo 2026. La parola passa ora alla Cassazione per la validità delle firme.

Il TAR ha respinto il ricorso presentato dal comitato dei 15 giuristi contro la data fissata dal governo per il referendum sulla giustizia, confermando che la consultazione si terrà il 22 e 23 marzo 2026. Il ricorso contestava la tempistica del voto, sostenendo che fosse troppo vicina ai termini costituzionali, ma il Tribunale Amministrativo ha ritenuto infondate le motivazioni. Il giudice ha sottolineato che il governo ha pienamente rispettato la normativa vigente e non è obbligato a differire il voto.

Il ricorso respinto: la decisione del Tar e le motivazioni legali

Il comitato, che aveva raccolto 500.000 firme a sostegno della richiesta di rinvio, ha sostenuto che la data del 22 e 23 marzo 2026 fosse troppo ravvicinata, non rispettando i tempi previsti dalla legge per l’indizione del referendum. Tuttavia, il Tar ha escluso qualsiasi violazione costituzionale e ha confermato che la data del voto è legittima. I giudici hanno anche sottolineato che, una volta validato il quesito dalla Cassazione, il governo non era tenuto a posticipare il referendum.

Ora la verifica delle firme e la decisione della Cassazione

La decisione finale sulla validità delle 500.000 firme raccolte dal comitato e sulla modifica del quesito ora spetta alla Corte di Cassazione. Se la Cassazione confermerà la validità delle firme e non riscontrerà errori nel quesito referendario, la consultazione si terrà come programmato il 22 e 23 marzo. Se dovessero emergere modifiche, la data del voto potrebbe essere riconsiderata, ma al momento il referendum resta confermato.

Entro la prossima settimana, l’Ufficio Centrale per il Referendum della Cassazione esaminerà la conformità delle 500.000 firme e deciderà sul quesito referendario. In caso di modifiche, potrebbero esserci nuove discussioni, ma se il quesito dovesse restare invariato, il referendum si terrà come previsto. L’esito di questa fase determinerà la conclusione della fase preparatoria e l’avvio della campagna referendaria.

Le ricadute politiche di una riforma della giustizia

Il referendum riguarda una delle riforme più discusse del governo Meloni: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Questa modifica è uno degli aspetti centrali della riforma giustizia, che mira a rafforzare l’indipendenza della magistratura e a rispondere alle criticità del sistema giudiziario. Il risultato del referendum avrà un impatto significativo sulla struttura del sistema giudiziario italiano, aprendo la strada a una possibile attuazione della riforma.

Il referendum sulla giustizia rimane dunque un tema centrale nel dibattito politico italiano. La consultazione, se confermata, darà ai cittadini l’opportunità di esprimersi su uno degli aspetti più rilevanti della riforma giudiziaria del Paese.