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Correttivi alla Manovra 2026 ancora riscritti, Governo verso l’intesa

di Anna Fabi

Pubblicato 19 Dicembre 2025
Aggiornato 22 Dicembre 2025 05:53

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L'emendamento di Governo alla Legge di Bilancio 2026 cambia per l'ennesima volta: ritocchi al capitolo previdenza ed a quello sugli incentivi alle imprese.

Il braccio di ferro interno alla maggioranza di Governo su una serie di misure da inserire nella Legge di Bilancio 2026 ha portato ad un taglia e cuci estenuante del maxi-emendamento con i correttivi al testo da discutere in Aula: i nodi sciolti in Commissione sono stati inerenti al pacchetto previdenziale ed al rifinanziamento degli incentivi 4.0 alle imprese. La soluzione individuata dall’Esecutivo Meloni era stata in prima battuta lo stralcio delle misure più controverse e il rinvio a un decreto legge collegato da approvare entro la fine dell’anno, salvo poi ripristinare i fondi aggiuntivi per i crediti d’imposta e cercare una mediazione sulle pensioni.

Il calendario parlamentare prevede ora il passaggio finale alla Camera dopo il via libera del Senato, dove la discussione in Aula è fissata per lunedì 22 dicembre e con voto definitivo atteso alla Camera per il 30 dicembre.

Vediamo tutto.

In Manovra ancora novità sulle pensioni

Il capitolo previdenza, che aveva portato la maggioranza a un passo dalla crisi di Governo, viene di fatto riscritto con lo stralcio dell’ipotesi di allungamento progressivo della finestra mobile per la pensione anticipata, che dal 2032 avrebbe portato l’attesa da 3 a 6 mesi e la sterilizzazione parziale dei periodi riscattati di laurea ai fini del requisito contributivo, con esclusione crescente fino a 30 mesi dal 2035.

Resta invece l’introduzione del silenzio-assenso per il conferimento del TFR alla previdenza complementare per i nuovi assunti. Inoltre, nel biennio 2026-2027, l’obbligo di destinazione al Fondo Tesoreria dell’INPS delle quote accantonate del TFR dei dipendenti che non hanno scelto la previdenza integrativa si applicherà ai datori di lavoro che hanno in forze almeno 60 dipendenti e dal 2028 a quelle che ne hanno 50. Dal 2032 in poi si scenderà a quelle impiegano almeno 40 dipendenti.

Rifinanziamento di incentivi 2025 alle imprese

Con il nuovo emendamento ritornano gli interventi a favore delle imprese, a partire dal rifinanziamento di Transizione 4.0 e della Zes Unica del Mezzogiorno. Misure che dovrebbero compensare il taglio dei fondi di Transizione 5.0, ridotti nella rimodulazione del PNRR da 6,4 a 2,6 miliardi.

Resta la ritenuta d’acconto sulle fatture B2B

Confermata la ritenuta d’acconto sulle transazioni business to business. Si dispone un avvio graduale nel 2028, con aliquota dimezzata allo 0,5% e un gettito stimato in 734,5 milioni di euro. A regime, dal 2029, l’aliquota per le fatture B2B sarà dell’1% con un gettito stimato in 1,469 miliardi annui. La misura rappresenta una delle principali leve di entrata rimaste nel correttivo.

Un finale sul filo dell’esercizio provvisorio

Il calendario parlamentare prevede il passaggio finale alla Camera dopo il via libera del Senato, con voto definitivo atteso per il 30 dicembre. A poche ore dal rischio di esercizio provvisorio, il Governo tenta così un’uscita di sicurezza: alleggerire la Manovra, evitare la crisi politica e rinviare le misure più delicate a un decreto separato.

Una strategia che sposta il confronto dai conti di fine anno ai primi giorni del 2026, ma che consente all’esecutivo di arrivare al traguardo della legge di bilancio senza far saltare l’equilibrio della maggioranza.