Successioni: il Ddl Semplificazioni mette a rischio la quota legittima degli eredi

di Anna Fabi

18 Novembre 2025 10:35

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Il Ddl Semplificazioni 2025 mira a introdurre nuove tutele per la vendita di immobili donati aprendo però a potenziali squilibri nel sistema successorio.

Il Ddl Semplificazioni in via di approvazione, all’articolo 44 interviene su un tema particolarmente sensibile: la circolazione giuridica dei beni provenienti da donazioni. L’obiettivo dichiarato è ridurre l’incertezza giuridica che oggi ostacola la vendita di case donate, a causa del rischio di azioni legali da parte degli altri eredi legittimari fino a dieci anni dopo la morte del donante. La riforma punta non solo a “blindare” gli acquirenti ma anche a tutelare il donatario che vende l’immobile e che, dopo la donazione, potrebbe ritrovarsi senza mezzi economici. E qui sta il potenziale vulnus della nuova norma.

La novità più dibattuta riguarda infatti gli effetti indiretti sul sistema della legittima — il meccanismo che assicura a coniuge e figli una quota del patrimonio ereditario, sottraendola alla libertà del testatore nel più vasto quadro delle leggi italiane sulle successioni. Secondo numerosi giuristi, la riforma rischia di comprimere il diritto degli altri eredi, riducendo di fatto la protezione che la normativa italiana ha sempre garantito ai familiari più stretti laddove un donatario cedesse il bene per risultare nullatenente e quindi “inattacabile”.

Spieghiamo bene.

Tutele più forti per immobili in donazione

La proposta normativa interviene sul cuore delle controversie che, negli ultimi anni, hanno reso difficile la vendita degli immobili donati. Il Ddl Semplificazioni introduce un meccanismo che rende l’acquisto sicuro anche in presenza di possibili futuri eredi legittimari: se il donatario vende l’immobile ricevuto in donazione e successivamente rimane privo di redditi, il bene resta protetto dalle azioni di riduzione, purché siano rispettati i requisiti che verranno definiti nei decreti attuativi. Restano ferme le garanzie  sui beni mobili in conseguenza della riduzione:

il donatario è obbligato a compensare in denaro i legittimari in ragione del conseguente minor valore dei beni, nei limiti in cui è necessario per integrare la quota ad essi riservata.

Diverso il caso in cui il donatario è in tutto o in parte insolvente: l’avente causa a titolo gratuito è tenuto a compensare in denaro i legittimari nei limiti del vantaggio da lui conseguito.

La logica è quella di evitare che il donatario, privato del bene attraverso un’azione successoria, resti senza mezzi di sostentamento. Una tutela sociale — questo il messaggio del legislatore — destinata però a incidere sugli equilibri tra eredi, perché sottrae una parte del patrimonio potenzialmente recuperabile dagli altri familiari per reintegrare la quota di legittima.

La quota di legittima rischia di essere svuotata?

Il diritto italiano è tradizionalmente fondato su un principio saldo: coniuge e figli hanno diritto una quota minima di eredità. Il nuovo disegno di legge non elimina formalmente questo diritto ma ne limita l’efficacia operativa ogni volta che la tutela del donatario prevale.

Il rischio paventato dagli esperti è duplice: la quota di legittima potrebbe diventare non più pienamente recuperabile tramite l’azione di riduzione; la donazione potrebbe trasformarsi in uno strumento per depauperare il patrimonio ereditario, lasciando gli eredi legittimari con diritti solo formali e difficili da far valere.

Non solo: nel nuovo quadro di legge, il donante potrebbe di fatto favorire un erede (ad esempio un figlio rispetto agli altri o il partner rispetto ai figli) con minori rischi di contestazione futura. È questa la ragione per cui molti osservatori si interrogano su un possibile indebolimento strutturale della tutela della legittima.

Possibile diseredare figli o coniuge?

Ad oggi non è possibile diseredare figli o coniuge, perché la quota di legittima resta prevista dal Codice civile e il Ddl non modifica questa struttura. Tuttavia, il nuovo regime potrebbe renderne più complessa la tutela sostanziale. La donazione — se seguita da una vendita dell’immobile prima del decesso del donante — potrebbe ridurre drasticamente il patrimonio effettivamente aggredibile dagli eredi.

In altre parole, la legittima rimarrebbe sempre un diritto ma la sua effettiva fruizione potrebbe diventare difficile. Non si tratta quindi di una diseredazione diretta ma di un indebolimento potenziale del meccanismo che serve a garantire equità tra i familiari.

Impatto su patrimoni e mercato

Oggi il mercato immobiliare penalizza fortemente questi immobili, causando sconti anche del 20-30% e difficoltà di accesso ai mutui. Un sistema più certo e sicuro renderebbe la vendita molto più semplice e consentirebbe di sbloccare migliaia di transazioni.

Dall’altro lato, la riforma apre un fronte di criticità nel diritto successorio: tutelare il donatario può significare indebolire gli altri eredi, soprattutto nei casi in cui la donazione sia avvenuta in una fase della vita in cui il donante non aveva ancora un quadro chiaro dei propri bisogni futuri o della propria situazione familiare complessiva.

Un equilibrio ancora da definire

Sarà il Parlamento a decidere se confermare il testo così come proposto o introdurre correttivi per salvaguardare anche gli altri eredi legittimari. La sfida è trovare un punto di equilibrio tra due interessi fondamentali: rendere più sicura la circolazione degli immobili donati e non svuotare la funzione protettiva della legittima, che rappresenta un cardine del diritto successorio italiano.