Per le pratiche aperte dal 1° gennaio 2025 in poi, l’imposta di successione non è più liquidata in prima battuta dall’Agenzia delle Entrate ma dai soggetti obbligati al pagamento sulla base della dichiarazione presentata. Il cambio di metodo, introdotto dal Dlgs 139/2024, ha spostato sugli eredi il calcolo del tributo e il relativo versamento, mentre il Fisco conserva il potere di controllo successivo con avviso di liquidazione se rileva una maggiore imposta dovuta.
Imposta di successione: regole a confronto
Le nuove regole previste dalla riforma della successione valgono solo per le pratiche aperte dal 1° gennaio 2025. Per quelle anteriori continua a valere il vecchio schema, con liquidazione dell’imposta da parte dell’’Agenzia delle Entrate ed il pagamento entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso. Per le pratiche nuove, invece, chi presenta la denuncia ereditaria deve anche determinare l’imposta dovuta in base ai dati dichiarati e provvedere all’autoliquidazione entro 90 giorni.
| Successioni aperte dal 1° gennaio 2025 | Successioni aperte prima del 1° gennaio 2025 |
|---|---|
| imposta autoliquidata dal contribuente | imposta liquidata dall’AdE con avviso; |
| versamento entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione; | versamento entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso di liquidazione; |
| possibile rateazione secondo le nuove regole; | liquidazione dell’ufficio. |
Calcolo imposta tra franchigie e quadro EF
Dal punto di vista pratico, il calcolo dell’imposta di successione confluisce nel quadro EF della dichiarazione telematica. Questo è il cuore della riforma: non si attende più la prima liquidazione dell’ufficio ma si determina l’imposta già in sede dichiarativa, con la conseguenza che errori su valori, franchigie o quote ereditarie possono riflettersi subito sul versamento.
L’autoliquidazione non modifica quindi aliquote e franchigie ma cambia solo il soggetto che deve calcolarle. Restano quindi centrali il grado di parentela, le franchigie spettanti e il valore dei beni trasferiti, come già avviene nel quadro generale dell’imposta di successione con aliquote e franchigie.
Versamento entro 90 giorni e pagamento a rate
Il termine da tenere fermo è quello della scadenza legale. L’imposta va versata entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione di successione, che a sua volta scade dopo 12 mesi dall’apertura della successione. In via ordinaria, quindi, la finestra si allunga fino a circa 15 mesi dalla data del decesso.
Il pagamento avviene con modello F24 e con i codici tributo istituiti dall’Agenzia, tra cui il 1539 per l’imposta autoliquidata. Sul punto conviene tenere a portata di mano il riepilogo dei nuovi codici tributo per le successioni in autoliquidazione, perché la riforma ha introdotto sigle specifiche anche per rateazione, interessi e avvisi di liquidazione.
Se l’importo dovuto supera 1.000 euro, il contribuente può scegliere la rateazione. In questo caso deve versare almeno il 20% entro la scadenza dei 90 giorni e può dilazionare il residuo:
- in un massimo di 8 rate trimestrali di pari importo se la somma da rateizzare non supera 20.000 euro;
- in un massimo di 12 rate trimestrali di pari importo se la somma supera 20.000 euro.
Servizio online di calcolo e modello aggiornato
La riforma ha avuto anche un effetto pratico sul lato telematico. Prima è stato aggiornato il modello di dichiarazione di successione, poi l’Agenzia delle Entrate ha reso disponibile il servizio web che calcola automaticamente l’imposta all’interno della dichiarazione. Per chi compila la pratica online, questo non elimina il dovere di controllo ma se non altro riduce il rischio di errori materiali. L’applicativo AdE mostra l’importo dovuto e mette a disposizione anche un prospetto riepilogativo con la quota riferita a ciascun erede, chiamato o legatario.
Sul fronte documentale, resta la semplificazione già introdotta dalla riforma, con minori allegati rispetto al passato e senza il vecchio carico di estratti catastali.
Errori, integrativa e controlli
Se l’Agenzia delle Entrate rileva una maggiore imposta dovuta rispetto a quella autoliquidata, può notificare un avviso di liquidazione entro due anni dalla presentazione della dichiarazione, chiedendo la differenza, gli interessi e la sanzione.
In caso si rilevassero in autonomia degli errori di calcolo e versamento, conviene quindi intervenire per tempo con una dichiarazione integrativa o sostitutiva e con il versamento della maggiore imposta eventualmente dovuta, invece di attendere il controllo.
Se l’ufficio notifica un avviso di liquidazione per maggiore imposta e il contribuente paga entro 60 giorni, la sanzione amministrativa è ridotta a un terzo.
Sanzioni sulla dichiarazione di successione
Il nuovo quadro sanzionatorio premia la correzione tempestiva. La dichiarazione omessa è punita con una sanzione pari al 120% dell’imposta liquidata o riliquidata dall’ufficio. Se la dichiarazione arriva con un ritardo non superiore a 30 giorni, la sanzione scende al 45%. La dichiarazione infedele, invece, è punita con una sanzione pari all’80% della maggiore imposta dovuta.