Il Dipartimento delle Finanze del MEF ha pubblicato le statistiche 2026 sulle dichiarazioni dei redditi 2025, la fotografia più aggiornata sulla struttura dell’IRPEF in Italia. I dati confermano la forte pressione fiscale sulla classe media: il 76,6% dei contribuenti fino a 35mila euro versa il 34,9% dell’imposta netta totale, mentre la fascia tra 35mila e 70mila euro contribuisce per un ulteriore 32,1%. Di contro, oltre 11 milioni di italiani non pagano tasse — circa un quarto dei contribuenti — perché dichiarano un’imposta pari a zero oppure perché il trattamento integrativo e il bonus tredicesima compensano interamente l’IRPEF dovuta.
Chi paga l’IRPEF in Italia
A fronte di una platea di 42,8 milioni di contribuenti, più della metà presenta il Modello 730; si aggiungono 8,4 milioni di soggetti con il modello Redditi Persone Fisiche e 9,2 milioni con la Certificazione Unica compilata dal sostituto d’imposta. Il reddito medio dichiarato è pari a 25.820 euro, in crescita rispetto ai 24.830 euro dell’anno d’imposta 2023. La Regione con il reddito medio più elevato si conferma la Lombardia, intorno ai 30mila euro; la Calabria resta fanalino di coda con circa 19mila euro. I dipendenti e i pensionati rappresentano l’84,6% del reddito complessivo dichiarato.
Complessivamente, il 66% dell’IRPEF è in capo a chi guadagna tra 15mila e 70mila euro. L’imposta totale dichiarata per il 2024 ammonta a 197,4 miliardi di euro, in crescita del 3,9% rispetto al 2023, per un valore pro capite di 5.790 euro.
Il reddito medio più alto spetta agli autonomi
Per quanto riguarda la suddivisione per categorie, i lavoratori autonomi dichiarano il reddito medio più elevato, pari a 67.510 euro. Seguono i titolari di ditte individuali con 28.550 euro, i dipendenti con 24.250 euro e i pensionati con 22.390 euro. Un avvertimento necessario sulla lettura di questi dati: i redditi da lavoro dipendente sono esposti al netto dei contributi previdenziali, mentre quelli da lavoro autonomo e d’impresa sono al lordo. Il confronto diretto tra le categorie è dunque parziale e tende a sovrastimare il divario effettivo tra autonomi e dipendenti.
La distribuzione per classi di reddito
Sono 11,3 milioni i contribuenti che presentano la dichiarazione versando un’IRPEF pari a zero, ricadendo nella fascia della no tax area. Il 76,6% dei contribuenti ricade nella fascia di reddito fino a 35mila euro e dichiara il 34,9% dell’imposta netta totale; il restante 65,1% è dichiarato dai contribuenti con redditi superiori a 35mila euro, che rappresentano il 23,4% del totale. In particolare, il 32,1% dell’imposta è dichiarato nella classe 35mila-70mila euro. Sopra i 300mila euro si colloca lo 0,2% dei contribuenti, che dichiara il 6,6% dell’imposta netta totale — dato in calo rispetto al 7,1% dell’anno d’imposta 2023: la progressività dell’IRPEF non si è intensificata per i redditi più alti.
Chi non paga l’IRPEF, 11,3 milioni nella no tax area
Gli 11,3 milioni di contribuenti con imposta pari a zero non sono evasori: si articolano in due gruppi distinti. Il primo, e più numeroso, comprende 8,7 milioni di soggetti la cui IRPEF è pari a zero perché il reddito rientra nella no tax area (fino a 8.500 euro per dipendenti e pensionati), oppure perché le detrazioni spettanti azzerano l’imposta lorda, oppure ancora perché dichiarano redditi integralmente soggetti a imposta sostitutiva come la cedolare secca sugli affitti. Il secondo gruppo è composto da 2,6 milioni di lavoratori dipendenti per cui il trattamento integrativo — il bonus in busta paga fino a 1.200 euro, erogato nel 2024 a 4,8 milioni di soggetti per un totale di 4,1 miliardi — ha compensato interamente l’IRPEF netta dovuta, anche grazie al bonus tredicesima. Due percorsi diversi, stesso risultato: quota zero sul conto del Fisco.
Le addizionali IRPEF regionali e comunali in aumento
Il quadro fiscale non si esaurisce nell’IRPEF erariale. Le addizionali IRPEF registrano aumenti su entrambi i livelli: a livello regionale il gettito cresce del 6,2%, raggiungendo i 16,2 miliardi di euro; a livello comunale l’incremento è del 6%, per un totale di 6,6 miliardi. L’aumento riflette principalmente la crescita della base imponibile — gli stessi redditi dichiarati sono aumentati — più che rialzi di aliquota. Questi dati fotografano ancora il sistema in vigore prima della Legge di Bilancio 2026, che ha ridotto la seconda aliquota IRPEF dal 35% al 33% per i redditi tra 28mila e 50mila euro: l’effetto di questo taglio si vedrà nei prossimi report MEF.