Il mercato del lavoro è in continua evoluzione e diventa ogni giorno più complesso e competitivo. Per questo, chi gestisce una piccola impresa o svolge un’attività professionale si trova spesso a lottare per ottenere visibilità e nuove opportunità, talvolta con risultati poco soddisfacenti. Eppure, esiste una strategia infallibile per emergere e farsi notare, che però è ancora troppo spesso trascurata: il personal branding. Si tratta di una vera e propria attività di promozione, non del prodotto o servizio offerto, ma della persona, del professionista.
Molti, tuttavia, non sanno esattamente da dove iniziare o come gestire in modo corretto il proprio marchio personale, motivo per cui questa opportunità resta inutilizzata o poco valorizzata.
Cos’è il personal branding
Il primo passo per distinguersi dalla concorrenza e per iniziare a curare il proprio marchio personale è capire cos’è il personal branding.
Con questo termine intendiamo il processo attraverso cui un professionista promuove se stesso, le proprie competenze e il proprio percorso di carriera. In altre parole, curare il proprio brand personale significa mostrarsi al mercato di riferimento in modo strategico.
Ciò che viene messo in evidenza non è un prodotto o un servizio, ma il professionista o il CEO dell’azienda.
Non si tratta solo di avere un profilo curato su LinkedIn o un sito web personale: fare personal branding significa comunicare la propria unicità, i propri punti di forza e ciò che rende il proprio approccio diverso da quello di altri professionisti o aziende.
I vantaggi del personal branding
Un brand forte e capace di lasciare il segno permette a piccoli imprenditori e professionisti di distinguersi dai competitor. Curare al meglio il proprio brand personale, infatti, consente di attirare l’attenzione degli utenti. Potrebbe contribuire inoltre a instaurare nuove relazioni professionali con fornitori, aziende e altri esperti del settore.
Fare personal branding, infatti, aiuta in primis a creare connessioni: consente, cioè, di costruire una rete di contatti fatta di clienti potenzialmente interessati o nuovi partner commerciali. E le nuove connessioni potrebbero tradursi, in futuro, in nuove opportunità di business.
Il personal branding consente inoltre di imporsi come esperto nel settore di riferimento. Lavorare sulla diffusione delle proprie competenze e del proprio valore equivale quindi a migliorare reputazione e credibilità.
Come emergere rispetto alla concorrenza
Purtroppo, come anticipavamo, il personal branding è spesso sottovalutato. Questo perché piccoli imprenditori e professionisti, spesso e volentieri, non sanno da dove iniziare per curare al meglio proprio brand personale.
Tuttavia, il percorso per emergere rispetto alla concorrenza non è complesso. In primis, bisognerà stabilire i propri obiettivi, che devono essere specifici. Bisogna, cioè, domandarsi quali risultati si vogliono ottenere dalle attività di branding personale.
Occorre poi individuare ciò che rende il proprio profilo unico: competenze distintive, esperienze particolari, valori professionali. Questi elementi andranno messi al centro della comunicazione.
Anche individuare il pubblico di riferimento è fondamentale, perché necessario per la scelta di tone of voice, tematiche e piattaforme da utilizzare.
Un consulente che cerca collaborazioni con altre imprese avrà un approccio diverso rispetto a chi cerca visibilità presso il grande pubblico. Il primo, ad esempio, potrà puntare su LinkedIn, mentre il secondo potrà investire in contenuti sul blog aziendale o in una strategia fatta di contenuti video.
In ogni caso, per distinguersi dalla concorrenza è necessario offrire valore al proprio pubblico. Il personal branding non deve infatti limitarsi a una mera dimostrazione delle proprie competenze. Vanno creati e condivisi contenuti in grado di aiutare, formare, ispirare.
In ultimo, è fondamentale essere costanti. Il personal branding non è un’attività occasionale: occorre creare contenuti utili e coerenti, pianificare le pubblicazioni e mantenere un contatto regolare con il proprio pubblico.
Insomma, ricorda: non basta Saper Fare, bisogna anche Far Sapere!
di Laura Caracciolo, Social media manager, AU di Emera