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Internazionalizzazione: 5 strategie per le PMI

di Redazione PMI.it

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Internazionalizzazione delle PMI nell'era Phygital: il report THRON e Forrester che analizza gli ostacoli ed evidenzia e le tecnologie per superarli.

L’approccio al mercato sta diventando sempre più “glocal” negli ultimi anni e il digitale sta accelerando questo processo. Quando un’azienda si muove su scala globale, alla base deve esserci un’accurata raccolta di dati in modo da riuscire a impostare variazioni localizzate dei suoi prodotti o servizi. Un fenomeno che si accompagna alla necessità di accelerare i tempi di go-to-market, per presidiare in modo efficace nuove aree geografiche.

Quali difficoltà incontra comunemente una PMI nel proprio percorso di internazionalizzazione? E quali tecnologie aiutano a superarle?

Le ha analizzate uno studio (Prepararsi all’era Phygital) su 200 aziende europee condotto da Forrester e THRON, content platform per gestire contenuti digitali e prodotti con l’AI.

1. Portare online il proprio business

Lo shopping online è diventato il canale di vendita e di contatto primario per i brand. Per raggiungere nuovi mercati è necessario potenziare rapidamente la presenza dell’azienda sull’e-commerce proprietario o sui marketplace esterni. Da qui l’importanza di piattaforme cloud centralizzate da cui poter gestire ed esportare i dati in modo dinamico e renderli accessibili a team dislocati in diversi mercati, alimentando i vari canali di vendita online con informazioni sempre aggiornate.

I software di Product Information Management (PIM) più evoluti, in grado di gestire più fonti di dati e integrarsi all’archivio aziendale, permettono di richiamare in pochi secondi codici identificativi, schede tecniche, asset e qualsiasi materiale per costruire in modo efficace le proprie pagine di prodotto. 

2. Conoscere gli interessi locali

Espandersi a livello “glocal” implica avere una profonda conoscenza dei diversi segmenti di clientela e localizzare comunicazione e contenuti per ogni mercato specifico. Una priorità per il 47% delle aziende europee, secondo lo studio.

I software di Digital Asset Management (DAM) permettono di gestire i contenuti di marketing (foto, video, testi ecc) utilizzati sugli e-shop e su altri touchpoint (siti ecc) e di monitorare le conversioni generate da questi materiali. In questo modo, grazie al supporto dell’AI, è possibile avere sott’occhio in un’unica dashboard quello che interessa di più ai clienti di quell’area.

Stando ai dati dell’indagine, il 92% delle aziende, per poter raccogliere dati azionabili e ottimizzare i costi, va verso una sempre maggiore semplificazione delle tecnologie per gestire le informazioni aziendali, con il 66% che sceglie di unificare DAM e PIM in un’unica piattaforma e il 26% che intende farlo entro un anno. Un approccio che porta benefici in 7 aziende su 10, facendo aumentare i clienti (68%) e la loro soddisfazione (71%).

3. Adeguare l’offerta ai gusti territoriali

Il 33% delle aziende ha come priorità per i prossimi 12 mesi la creazione di contenuti più localizzati. Tuttavia, la mancanza di insight sul comportamento, sulle preferenze e sul journey dei consumatori è un problema comune a quasi un’azienda su 3. L’uso di Content Platform evolute basate sull’AI, in grado di analizzare specifici attributi dei prodotti visualizzati o acquistati, permette di ottenere input importanti anche a livello di strategie produttive o distributive. Ad esempio, nel caso di un marchio di bibite analcoliche, potrebbe non essere necessario dover cambiare l’intero prodotto destinato ad un mercato locale, ma piuttosto alcune sue caratteristiche specifiche, come alcuni sapori o diversi formati di bottiglia.

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4. Coordinare team dislocati

La produzione di nuove varianti di prodotto, soprattutto se sono progettate per un novello mercato regionale, coinvolge nuove persone e nuovi compiti lungo tutta la filiera, a partire dal marketing. Tuttavia, per un’azienda su 5 (22%), la mancanza di risorse e tempo per creare contenuti contestualmente rilevanti rappresenta una delle principali sfide di quest’anno. La situazione però migliora nettamente per le imprese che gestiscono in modo integrato le informazioni.

Il 66% che ha integrato DAM e PIM su un’unica piattaforma ha valutato come superiori le proprie capacità di eseguire i processi di contenuto. Il 41% di chi ha integrato i sistemi ha un’eccellente capacità di fornire contenuti contestualmente rilevanti in fase di acquisto, rispetto al 21% di chi non ha integrato gli strumenti. Con una maggiore semplificazione tecnologica aumenta l’efficacia nella proposta e distribuzione di contenuti che guidano l’utente alla conversione, dalla scoperta (31% vs 16%) all’utilizzo del prodotto (31% vs 135) fino al coinvolgimento dell’utente (31% vs 20%) 

5. Contenere i costi della tecnologia

Circa un quarto delle aziende ha affermato che le spese legate alle tecnologie per la gestione dei contenuti sono aumentate significativamente negli ultimi 12 mesi. L’80% delle aziende ha detto che spende dal 6 al 15% del proprio budget di marketing per una tecnologia di gestione dei contenuti di brand e investe una quota analoga per i software destinati ai contenuti di produzione.

La crescente integrazione di tecnologie destinate a diversi livelli della filiera all’interno di Content Platform evolute permette di tagliare costi di gestione, manutenzione e licenze d’uso e migliorare l’efficienza di team dislocati.  In particolare, tra i benefici primari dell’integrazione di DAM e PIM, si riporta un migliore allineamento di team marketing e prodotto su contenuti e dati (indicato dal 45% di chi ha già scelto un approccio centralizzato, in confronto al 39% di chi non lo ha ancora fatto); la migliorata capacità di collaborare sui dati (43% vs 37%); e un’efficienza superiore nel modificare e aggiornare contenuti e informazioni di prodotto (39% vs 34%).

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