Luci e ombre dell’RFID

di Marianna Di Iorio

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Una ricerca condotta da Vanson Bourne su commissione di Zebra Technologies Corporation indaga sul rapporto tra imprese e RFID

Un’indagine commissionata da Zebra Technologies Corporation, azienda che si occupa della produzione di soluzioni di stampa on-demand per lo sviluppo del business, e condotta da Vanson Bourne, società di ricerche nel settore marketing dell’IT, mette in evidenza come più della metà delle imprese in Europa creda che l’RFID non potrà mai essere una tecnologia diffusa nella gestione della catena di fornitura del mercato retail in quanto ritenuta un ostacolo per il ritorno sugli investimenti (ROI).

La tecnologia «ha creato molti miti che devono essere sfatati se le società vogliono realizzare valore grazie agli investimenti in RFID. I racconti di tentativi inadeguati […] stanno insidiando il potenziale ROI che invece deriverebbe da un utilizzo adeguato nel giusto contesto», così afferma Rod Rodericks, Managing Director di Zebra EMEA, in un comunicato stampa diffuso dalla società.

La tecnologia RFID (Radio Frequency IDentification) è usata per identificare oggetti in maniera automatica. Si basa sulla lettura a distanza mediante lettore RFID di informazioni contenute in un codice RFID che è costituito da un microchip e da un’antenna che permette di ricevere e trasmettere radiofrequenza ad un ricevitore RFID. Proprio a causa del suo utilizzo, è considerata da molti lesiva per la privacy, in particolare su dati sensibili quali il codice fiscale, recapiti del possessore e così via, tutti dati solitamente registrati per l’assegnazione di qualsiasi scheda che adotti la tecnoclogia RFID.

La ricerca dal nome European Labelling Study 2006 ha coinvolto 127 società in Gran Bretagna, Germania e Francia per analizzare il rapporto che hanno le aziende nei confronti dei codici a barre, dell’RFID e di altre tecnologie di etichettatura. Il dato maggiormente interessante riguarda il fatto che:

  • il 30% degli intervistati ritiene che l’RFID si potrà diffondere dopo il 2008 quando diverrà di uso comune nel mercato retail;
  • ma l’83% delle imprese francesi e tedesche e il 7% delle aziende in Gran Bretagna sono del parere che la tecnologia non sarà mai pienamente utilizzata.

E aggiunge ancora Rodericks «solamente se le etichette intelligenti verranno utilizzate in modo adeguato e nella situazione giusta forniranno alle aziende quel valore che l’RFID può portare loro».