BlackDiamond: switch verdi e potenti

di Giuseppe Goglio

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Elevata densità di porte 10 Gigabit Ethernet e minore assorbimento di corrente nel nuovo switch Extreme Network per i servizi di ultima generazione. Consumi ridotti con la modalità ibernazione

Gli ampi spazi dei data center, attrezzati su misura al prezzo di costosi impianti di sicurezza, alimentazione climatizzazione degli Anni ’90 oggi sempre più spesso rimangono utilizzanti, non solo per la diminuzione della richiesta ma anche per le recenti tendenze a virtualizzazione e consolidamento. Non per questo però, diminuisce la domanda di potenza di calcolo e connettività. I server e gli apparati di rete attuali infatti rendono possibile su larga scala applicazioni come il VoIP e il video streaming in alta definizione sulla stessa linea dati senza eccessivi problemi di ritardi di trasmissione.

Più che sulla semplice crescita del volume di informazioni trasmesse, sono proprio questi i nodi sui quali i produttori di hardware di rete di fascia alta puntano per spingere i clienti a rinnovare il proprio parco macchine, giocando inevitabilmente anche la carta del risparmio energetico. Davanti alla difficoltà sempre più diffusa di sostenere spese per il data center proporzionati a quelli di inizio secolo, con server dedicati alla singola funzionalità a scapito di un impiego parziale della potenza disponibile e relative bollette energetiche, anche gli switch devono essere in grado di assecondare questa tendenza.

All’interno di un data center, per Extreme Networks il punto di partenza resta l’utilizzo di soluzioni blade. Rispetto a pochi anni fa però, moduli in grado di offrire maggiore flessibilità sia per quanto riguarda il volume di dati elaborati sia per quanto riguarda i costi di gestione, maggiormente proporzionati all’uso effettivo. Il risultato è un nuovo passo avanti della famiglia BlackDiamond 8800, switch di fascia alta che da oggi potranno contare su una serie di componenti BlackDiamond 8900, concepiti nel rispetto delle più attuali richieste di trasmissione video, collaborazione e social networking provenienti dall’utenza di ogni livello.

"La questione è quella di mantenere, o portare, all’interno del data center il controllo dei sistemi distribuiti – spiega Glenn Weinberg, Vice President & General Manager Software Products Group di Extreme Networks -. Vogliamo garantire la stessa qualità di servizi a prescindere dal tipo di piattaforma e funzionalità, sia che si tratti della classica trasmissione dati sia che si parli delle più recenti esigenze voce e video".

Il tutto ruota sostanzialmente intorno all’offerta di porte da 10 Gigabit Ethernet. Nella sua massima configurazione, il sistema raggiunge una capacità di 582 porte per rack, oltre a 128/80 porte Gbit per slot. Una densità alla quale al momento si avvicina solamente Cisco, fermandosi però ai 512 del Nexus 7000. Da non sottovalutare inoltre, che il singolo modulo ha dimensione 1U.

Rispetto a qualche tempo fa, il sistema risiede per intero in uno stesso armadio, con una riduzione non solo negli spazi necessari ma anche nei cablaggi e all’insegna della flessibilità. Oltre alla possibilità di espandere in serie l’apparato infatti, il tutto viene gestito da un unico sistema operativo, ExtremeOS, dal quale è possibile, oltre la gestione ordinaria, impostare la modalità di virtualizzazione e realizzare procedure personalizzate attraverso il pacchetto di funzioni racchiuso da EPICenter, capace anche di supportare interfacce XML, CLI e SNMP.

"Rispetto alla configurazione attuale dove ogni server presente in un rack deve avere una propria connessione con l’armadio degli switch siamo ora in grado di offrire anche una consistente riduzione delle connessioni – sottolinea Weinberg -: la modularità e la flessibilità del sistema consentono infatti di predisporre un unico collegamento tra l’armadio dei server e lo switch".

Una soluzione per data center attuale non potrebbe definirsi innovativa se non prendesse in qualche modo in considerazione la problematica della riduzione dei consumi energetici. La risposta Extreme si materializza attraverso quella che l’azienda ha definito una funzione di ibernazione del sistema.

Partendo dalla considerazione di uno sfruttamento della potenza di calcolo variabile nel tempo, in assenza di traffico il sistema può entrare in una sorta di modalità stand-by: "Parliamo di una riduzione del consumo energetico che abbiamo stimato possa raggiungere il 30% – precisa Weinberg -. Se a questo aggiungiamo una maggiore efficienza sulla singola porta, 2W per la porta Gigabit e 10W per quella 10 Gigabit Ethernet, allora le prospettive di risparmio diventano certamente interessanti".