Google Energy è il nuovo passo di Mountain View nel comparto energetico

di Emanuele Menietti

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Google ha da poco creato una nuova controllata per migliorare la propria presenza nel comparto energetico. Ottenute le autorizzazioni, Google Energy potrà comprare e vendere l'energia elettrica negli USA

Dopo il recente debutto in prima linea nel competitivo comparto della telefonia mobile, ora Google rilancia e pensa al settore dell’energia. Nel corso delle ultime settimane, la società di Mountain View ha compiuto alcuni importanti passi in avanti per garantirsi un ruolo nell’acquisto e nella vendita di energia elettrica negli Stati Uniti. Una strada già intrapresa da numerose grandi società statunitensi e tesa ad avere maggiore voce in capitolo in un comparto fondamentale per Google, che consuma ogni giorno grandi quantità di energia per provvedere al funzionamento dei propri sistemi.

Stando alle prime informazioni, Big G ha dato vita a una nuova controllata battezzata con l’autoesplicativo nome Google Energy. La società da poco costituita ha presentato durante lo scorso dicembre una domanda presso la Federal Energy Regulatory Commission (FERC) per diventare un soggetto attivo nella compravendita di energia negli Stati Uniti. Nella documentazione inviata alla Commissione, Google sottolinea come l’operazione sia indirizzata verso «l’identificazione e lo sviluppo di opportunità per limitare e amministrare i costi legati all’energia per Google».

Ottenuti i permessi necessari da parte della Federal Energy Regulatory Commission, Google Energy potrà sostanzialmente comportarsi come un tradizionale operatore del comparto energetico. Tale condizione permetterà alla società di acquistare e rivendere l’energia elettrica anche a terzi. Tuttavia, nel corso del primo periodo di attività Mountain View utilizzerà la propria controllata per gestire particolari aspetti legati all’amministrazione e all’approvvigionamento dell’energia elettrica necessaria per il funzionamento dei data center della società. Google non diventerà, almeno per ora, un rivenditore di energia alla stregua delle altre compagnie elettriche già attive negli Stati Uniti.

La nuova iniziativa messa in campo potrebbe consentire a Google di intensificare il proprio impegno sul fronte dell’energia pulita. Un paio di anni or sono, la società di Mountain View annunciò un ambizioso piano teso a ridurre sensibilmente le proprie emissioni di gas serra nell’atmosfera grazie all’energia derivante da fonti rinnovabili.

«Ora come ora non possiamo acquistare energia conveniente e rinnovabile sui nostri mercati. Desideriamo acquistare l’energia di maggiore qualità e più conveniente ovunque essa sia reperibile e desideriamo utilizzare i “green credits” [i certificati emessi per provare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili emessi negli Stati Uniti, ndr]» ha dichiarato Niki Fenwick, portavoce di Google, illustrando i progetti nell’immediato della società del celebre motore di ricerca.

Fenwick ha poi dato seguito alle ipotesi finora formulate da numerosi osservatori su Google Energy, confermando l’assenza di piani legati alla vendita di energia verso terze parti: «Non abbiamo alcun progetto concreto. Desideriamo avere la possibilità di comprare e vendere l’energia elettrica nel caso in cui ciò diventi parte del nostro portfolio».

Nel corso degli ultimi anni, la società di Mountain View ha dimostrato un crescente interesse verso la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e l’efficienza energetica. Oltre ad aver dato vita a numerose iniziative tese a limitare gli sprechi nei propri data center, sui quali si stima transiti il 6% del traffico di tutta la Rete, Google ha creato alcuni strumenti per indurre imprese e semplici utenti a ottimizzare i loro consumi energetici. La soluzione PowerMeter, per esempio, consente di monitorare l’andamento del proprio consumo energetico e offre suggerimenti e dati utili per migliorare l’impatto della propria attività sull’ambiente.

Salvo cambiamenti di programma, la Commissione chiamata a valutare la richiesta di Google dovrebbe emettere il proprio verdetto entro il prossimo 23 febbraio. Molte società statunitensi seguono da tempo la medesima strategia per gestire al meglio l’approvvigionamento e il consumo di energia elettrica. Le aziende in possesso di una controllata attiva in campo energetico sono circa 1.500 e tra queste compaiono anche alcuni nomi molto conosciuti su scala globale come la catena di negozi WalMart.