Amazon apre il marketplace in Italia

di Barbara Weisz

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La libreria online apre a partners che vogliano vendere i propri prodotti sulla sua piattaforma. Si inizia con elettronica, software e videogiochi.

D’ora in poi su Amazon non si può solo comprare, ma anche vendere. La libreria online apre il suo Markeplace in Italia, inizialmente solo per elettronica, software e videogiochi, poi via via si aggiungeranno altre categorie di prodotti.

Si tratta di un nuovo passo avanti dell’azienda guidata da Jeff Bezos, che ha lanciato nel novembre scorso il sito con il suffisso .it e che nei primi mesi di questo 2011 ha aperto una filiale in Italia.

Il servizio funziona così: si paga un abbonamento mensile di 39 euro, e si può caricare il proprio inventario sul sito italiano, o anche sulle pagine di altri paesi europei. Amazon si tiene il 15% del prezzo di vendita su cd, dvd e libri e il 7% sugli altri articoli.

L’azienda fornisce anche un servizio di logistica, per cui i prodotti acquistati vengono confezionati e spediti per conto dei venditori riproducendo le stesse modalità di libri e oggetti venduti direttamente da Amazon. Il venditore può anche non usufruire di questo servzio e occuparsi direttamente della spedizione.

Amazon mette così a disposizione di un gran numero di aziende la propria piattaforma, con tutte le garanzie di visibilità e di possibilità di incrementare il prorpio giro d’affari che questo comporta.

Una strategia che sul mercato italiano potrebbe trovare un terreno relativamente fertile, viste le potenzialità ancora da dispiegare di un segmento, quello del commercio elettronico, che registra forti crescita ma presenta ancora un forte gap con il resto d’Europa.

Secondo gli ultimi dati di Netcomm, nel 2010 in Italia l’e-commerce ha fratturato 6,5 miliardi di euro, contro i 182 miliardi degli Usa. Per la prima volta la Penisola ha superato l”1% del totale del retail, che si confronta con il 10% del Regno Unito, il 7% della Germania, il 5% della Francia. E’ pari al 12% il numero di italiani che ha fatto almeno un acquisto in rete, contro il 42% della media europea.

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