Agenda Digitale: Anagrafe Unica da ottobre

di Barbara Weisz

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Francesco Caio fa il punto sull'attuazione dell'Agenda Digitale al convegno del Politecnico di Milano: pronto il Decreto sull'Anagrafe Unica, prioritaria assieme a Identità digitale e Fatturazione elettronica.

Il Decreto del Governo per realizzare l’Anagrafe Unica della popolazione – primo vero passo verso la realizzazione di un’architettura unitaria di riferimento per l’intera PA italiana – è pronto per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il primo ottobre 2013: lo ha annunciato Francesco Caio (Mr Agenda Digitale) nel corso del convegno organizzato presso il Politecnico di Milano sullo stato di attuazione dell’Agenda Digitale Italiana.

Agenda Digitale: i pilastri

Nei prossimi giorni saranno svelati nel Dpcm in arrivo i dettagli del piano operativo dell’Anagrafe Unica, che coinvolgerà tutte le PAL e gli enti (Ministeri, Regioni, Comuni, Istat…). Si tratta di uno dei tre step fondamentali che Caio si è posto come obiettivo del mandato conferitogli dall’Esecutivo Letta. Gli altri due sono la carta di identità digitale e la fatturazione elettronica, strategica per semplificare i rapporti con la PA e per sviluppare nuovi contatti commerciali con aziende straniere nei progetti di internazionalizzazione.

Il costo dei ritardi

Durante il convegno è stata presentata una corposa ricerca dell’Osservatorio della School of Managemenet dell’ateneo milanese, che stima i costi del ritardo italiano sul Digitale: si perdono benefici economici per 1 miliardo al mese. L’ostacolo principale è la frammentazione dell’infrastruttura digitale, per cui il primo sforzo è quello di definire standard comuni. D’altro canto, le eccellenze nell’ambito della PA non mancano: basti pensare al Registro delle Imprese, diventato un punto di riferimento a livello europeo. Su questo punto Mr Agenda Digitale punta parecchio: serietà, competenze, professionalità, passione. Lo sviluppo dell’Agenda Digitale non è solo un fatto tecnico e tecnologico, è uno «strumento per uno Stato più consapevole». Rinunciarci significa spendere soldi inutilmente. E in considerazione della congiuntura economica, sottolinea Caio, «non è più etico».

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