IWA per una PA accessibile

di Marina Mancini

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L'International Webmasters Association espone le soluzioni degli esperti per rendere più accessibili i siti della Pubblica Amministrazione: tra esse anche la proposta di modificare la Legge Stanca

Come migliorare la presenza della Pubblica Amministrazione sul Web? I consigli arrivano direttamente dagli esperti dell’IWA (International Webmasters Association), che hanno più volte evidenziato l’importanza dell’accessibilità in diverse occasioni, non ultimo il convegno “Accessibilità, Web 2.0 e Promozione per la Pubblica Amministrazione” tenutosi all’ultimo COM-PA.

In prima linea tra le voci più autorevoli è il presidente dell’IWA, Roberto Scano, che sottolinea la complessità dello scenario quando si parla di accessibilità. Dalle norme tecniche ISO-UNI, alle raccomandazioni del W3C, sino alla legislazione italiana in tema di accessibilit: la legge Stanca (L. 4/2004), la legge 67/2006, una norma specifica che tutela i disabili, sino alla proposta di legge Campa-Palmeri volta a migliorare la legge Stanca.

Le proposte dell’IWA

Una novità segnalata da Scano riguarda le norme Iso: «dell’Iso si è capito che non si può fare una distinzione tra Web e software, oramai le applicazioni che girano sul Web, sono applicazioni alla stregua dei software». L’idea è quindi quella di separare le Iso di Web e software, oppure, vista l’evoluzione delle applicazioni Web, unire le due specifiche sotto un’unica categoria.

La proposta dell’Iwa di modificare la legge Stanca nasce da una necessità che avvertono le PA soggette ad un obbligo contrattuale. Le pubbliche amministrazioni sono tenute infatti obbligatoriamente a chiedere alle software house, per contratto, il rispetto dei requisiti di accessibilità. Attualmente se non c’è un contratto non c’è applicazione del vincolo dei 22 requisiti di accessibilità. La modifica del legge nasce dunque dall’esigenza di obbligare le pubbliche amministrazioni, anche se sviluppano un’applicazione al loro interno, a rispettare i requisiti della Stanca.

Le PA infatti, viste le scarne risorse economiche, sviluppano applicazioni in house e spesso creano siti inaccessibili. «Il pericolo dunque», sostiene Scano, «è quello di trovarci di fronte ad un Web inaccessibile delle Pa, soprattutto in considerazione del fatto che dal 1 gennaio 2008 entra in vigore il codice dell’amministrazione digitale e gli enti pubblici saranno obbligati a offrire servizi on line che rischiano di essere inaccessibili».