Google risponde alle accuse di violazione della privacy

di Stefano Besana

scritto il

Del fatto che Google assomigliasse per certi versi al Big Brother di Orwell avevamo già discusso in precedenza.

La discussione era nata dalle accuse di violazione della privacy che erano state fatte al colosso di Mountain View, in particolar modo per quanto riguardava la cookies retention.

Il periodo era stato accorciato dai 30 ai 2 anni, ma le polemiche non si sono assolutamente placate.

Ecco dunque la risposta del motore di ricerca, via Youtube, ovviamente.

[youtube kLgJYBRzUXY]

Cosa ne pensate? Lo “giustifichiamo”? Prendiamo in esame i due punti principali del video e della relativa risposta:

  1. Indirizzo IP, nulla di particolare, ogni sito web tiene traccia delle connessioni che avvengono, ogni server è consapevole degli indirizzi IP connessi ad esso, e come si dice nel video, l’indirizzo IP è come un numero di telefono, anzi direi io, come una targa di un automobile, identificativo, ma il possedere un indirizzo IP di un utente non rappresenta sicuramente una minaccia.
  2. Cookies: come evidenziato servono semplicemente a raccogliere informazioni per rendere più personale la ricerca, è una violazione? Sì potrebbe esserlo, anche perché le nostre preferenze vengono registrate, ma è una “violazione benigna” nella quale non vedo nulla di particolarmente dannoso o fastidioso.
    La personalizzazione delle ricerche è strettamente connessa a questo punto, e (a mio parere) non rappresenta una violazione della privacy delle utenze.

Sono dell’opinione che Google utilizzi realmente queste informazioni per rendere le nostre ricerche più agevoli e mirate in modo da garantire un servizio migliore, il migliore in assoluto, in grado di portarlo al vertice mondiale dei motori di ricerca e non solo. Per questo motivo mi sento abbastanza tranquillo. E voi?