La sicurezza secondo Google

di Stefano Besana

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“Big brother is watching you!” scriveva Orwell il secolo scorso. Chi meglio di Google potrebbe essere associato – almeno metaforicamente – al “Grande Fratello”? Chi meglio di lui “controlla” la rete e tiene traccia delle attività che vengono svolte?

Forse a questo paragone ci si poteva tranquillamente arrivare anche da soli, ma forse non tutti sono a conoscenza del fatto che Google disponga di un sistema per tenere traccia dei cookie dei propri utenti.

Il tempo di “retention” di tali cookie che includono le attività e le ricerche svolte dalle utenze sfruttando il noto motore di ricerca era (è) di 31 anni.

La polemica riguardante la presunta violazione della privacy era partita molto tempo fa da parte dell’Authority.

Sono state proprio le polemiche che sono seguite a indurre Google a una modifica del “sistema”. Cambiamento che non ha smesso di suscitare polemiche e discussioni.

Polemiche che hanno seguito a ruota l’annuncio ufficiale. Una delle tante: che differenza c’è tra il conservare per 30 anni o per 2? Si tratterebbe comunque – secondo molti – di violazione della privacy. Poco importa per quanto tempo si conservino le informazioni.

La pericolosità starebbe anche nella capacità di conoscere, meglio ci chiunque altro, preferenze, attitudini, tendenze e quant’altro su ogni utente. Questo permetterebbe a Google, non solo di lanciare sempre in anteprima novità in linea e in sintonia con le preferenze degli utenti ma anche di adattare il mercato seguendo la linea che dettano coloro che navigano, sicuramente un’importante arma che può rivelarsi estremamente pericolosa.

C’è anche chi proclama crociate anti-google e sostiene anche i motivi per non usarlo.

La mia opinione? Alcuni potrebbero dire Google owns us, io dico che accanto ai motivi per non usarlo ce ne sono moltissimi altri in suo favore. Google ci possiede? Per il momento va bene così, almeno per quella che è la mia esperienza. Se in futuro le cose si modificheranno vedremo.

Provate a ipotizzare una mancanza delle migliaia di applicazioni o di servizi che Google controlla, amministra e gestisce: i recenti acquisti (primo su tutto Youtube), ma anche gli utili tool.

Google si rende indispensabile, e a me, va bene così.