Riforma dirigenti PA: cosa cambia

di Teresa Barone

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Le novità approvate dal CdM in tema di dirigenza pubblica: stop automatismi, si al ruolo unico.

Arriva il primo si del Consiglio dei Ministri al decreto della Riforma Madia relativo alla dirigenza pubblica.

=> Riforma PA: stop al posto fisso

In attesa dell’ok di Camera e Senato, come anche del Consiglio di Stato e della Conferenza Stato Regioni, il Premier Matteo Renzi ha definito le novità approvate come un:

«nuovo modello di dirigenza pubblica, che insiste sul premio di risultato anziché sulla posizione.»

Il decreto comprende, infatti, l’abolizione delle suddivisioni in dirigenti di prima e seconda fascia e l’introduzione del ruolo unico, un sistema di inquadramento che non terrà conto di anzianità, titoli, esperienza pregressa (fatta eccezione per i direttori generali con anzianità quinquennale, attualmente in esercizio).

La Riforma prevede la fine degli automatismi e impone che ciascun dirigente debba seguire un iter preciso per ottenere un incarico, superando una selezione: la durata dello stesso incarico sarà di quattro anni rinnovabili solo una vota con l’aggiunta di due anni, solo in caso di valutazione positiva da parte della Commissione.

Per quanto riguarda la valutazione dei dirigenti statali, in caso di esito negativo sarà possibile perdere l’incarico e, se non si otterrà un nuovo affidamento nell’arco di un anno, si parlerà di decadenza.

Per i dirigenti senza incarico è prevista una retribuzione base per il primo anno, tuttavia successivamente il compenso è destinato a calare in modo progressivo (permane la possibilità di accettare un incarico di fascia più bassa e di occupare un ruolo di funzionario, su richiesta della stessa Amministrazione).