Mobbing nella PA: nessun risarcimento in caso di scarsa produttività

di Teresa Barone

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Negato il risarcimento a un funzionario pubblico presunta vittima di Mobbing: non condotta persecutoria ma necessità di potenziare l?'efficienza degli uffici.

Si parla di Mobbing nella Pubblica Amministrazione, e questa volta a far discutere è una sentenza esemplare: la Suprema Corte ha negato il risarcimento a un funzionario della Agenzia delle Entrate, il quale aveva denunciato episodi di vessazione da parte del datore di lavoro.

Se il Mobbing è avvenuto a causa della scarsa produttività dell?ufficio, come in questo caso, il lavoratore non ha diritto a un risarcimento perché, a tutti gli effetti, l?episodio non può essere definito Mobbing.

Entrando più nel dettaglio della vicenda, un dipendente della Agenzia delle Entrate era ricorso ai giudici per denunciare le pressioni subite sul luogo di lavoro, pretendendo il risarcimento dei danni di carattere biologico, esistenziale, professionale e morale, subiti nel corso del suo lavoro e fonte di stress tale da costringerlo a optare per una prolungata assenza per malattia, e alle dimissioni volontarie.

Secondo quanto stabilito dal Tribunale e dalla Corte d’Appello di Messina ? confermato oggi dalla Corte di Cassazione ? non erano presenti gli estremi per concedere risarcimento perché, effettivamente, l?Amministrazione aveva solo provveduto a riorganizzare un ufficio poco produttivo ridistribuendo le mansioni. I giudici della Corte territoriale, inoltre:

«Hanno trovato corretta giustificazione nella documentazione in atti e, lungi da essere motivate da un intento persecutorio, trovano motivazione nel doveroso controllo del superiore rispetto a comportamenti che avevano assunto caratteristiche dilatorie e contrari agli scopi d’ufficio.»

Ancora più chiara la sentenza della Corte di Cassazione (n. 28962 del 27 dicembre 2011), che sottolinea come non si possa affatto parlare di atti persecutori ai danni del dipendente, il quale è reo di aver ostacolato la produttività e aver mostrato un atteggiamento conflittuale. Se demansionamenti e spostamenti sono dovuti alla necessità di aumentare la produttività, quindi, non si tratta di Mobbing.

«In questi casi il capo non pone in essere una condotta persecutoria finalizzata alle dimissioni del lavoratore, ma aumenta l’efficienza degli uffici.»