Il mobbing nella Pubblica Amministrazione

di Alessia Valentini

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Mobbing, bossing e stalking, neologismi per indicare rispettivamente le vessazioni, i soprusi, le aggressioni psicologiche e le molestie sul posto di lavoro

È importante comunque fare una precisazione: il mobbing non va confuso con le controversie e le interazioni pur burrascose che si possono verificare sul posto di lavoro. In effetti a qualsiasi lavoratore può essere capitato un collega o un capo con cui la relazione lavorativa e interpersonale era di difficile gestione. Qual è il reale confine da non superare? La dottoressa Menelao, in una intervista sul tema, precisa che perché si tratti di mobbing si devono verificare atti e comportamenti da parte dei datori di lavoro o dai colleghi con carattere di continuità, che possono arrecare danni rilevanti alla condizione psicofisica del lavoratore. Chi è soggetto a mobbing ha subito continue azioni vessatorie e può provarle attraverso prove documentali e testimonianze dirette nei suoi confronti.

Cause scatenanti

Altrettanto importante è capire le cause scatenanti di questo tipo di fenomeno: le parole chiave sono conflitti interpersonali, stress, relazioni con i colleghi e ovviamente la propria personalità. Queste cause vanno combinate con due fatti fondamentali che si verificano oggigiorno nelle aziende pubbliche e private:

  1. Il lavoro rappresenta l’identità personale, sociale ed economica per ogni individuo.
  2. Il lavoro richiede l’interazione continua con i colleghi.

Cruciale diventa quindi la capacità di “collaborare” in situazioni lavorative anche stressanti ed eventualmente saper gestire le relazioni e le eventuali controversie. Tuttavia in Italia, specialmente nelle aziende pubbliche non si fa formazione ai lavoratori né sulla gestione dei conflitti, né sulle tecniche collaborative, nulla sulla comunicazione efficace o l’interfunzionalità, mentre a volte nelle aziende private alcuni team di lavoro sono stimolati mediante corsi di team building e teamworking e quindi alcune difficoltà di relazione sono efficacemente superate e risolte. Da una indagine condotta dalla dottoressa Menelao nella Pubblica Amministrazione fra il 2002 e il 2004 su 1000 dipendenti interrogati in modo anonimo mediante questionario sul proprio lavoro, è emerso per quasi tutta l’indagine una valutazione del proprio responsabile centrata sulla frase «ha un brutto carattere», e ancora «i dirigenti sembrano essere privi di una competenza lavorativa: la leadership». In sostanza, veniva riconosciuta competenza lavorativa ma non di relazione e di comando. Anche in questo caso e purtroppo accade principalmente nella Pubblica Amministrazione rispetto alle aziende private, i dirigenti non fanno corsi specifici sulla capacità di gestire e motivare le proprie risorse. Accedono al ruolo per concorso o per meriti, ma non viene affinata la loro capacità di relazione e di coaching verso i propri sottoposti.

Un ulteriore problema spesso scatenante per il mobbing è la componente organizzativo-strutturale aziendale che contribuisce a generare un problema organizzativo, di ruoli, compiti, obiettivi e ovviamente risultati. Tutte quelle situazioni considerate dai singoli come demansionamento potrebbero essere causate dall’inefficienza organizzativa aziendale che incide negativamente sulle singole unità e rende il dirigente o il datore di lavoro completamente passivo rispetto alla situazione. Anche in questo caso purtroppo il problema si verifica più spesso nelle PA rispetto alle aziende private, dove invece l’attenzione agli sprechi e l’esigenza di abbassare i costi produttivi e interni, stimola maggiormente l’attenzione ad una organizzazione interna snella, efficace e funzionale. In conclusione, nelle aziende dove non si presta attenzione alle risorse, non si fa formazione e dove la gestione del patrimonio umano è lasciata al caso e la disorganizzazione strutturale è sovrana, si assiste più facilmente a fenomeni di mobbing, che diventa quindi sintomo di una azienda malata e di un contesto aziendale malsano.