L’ignoranza informatica costa

di Giovanni Minnella

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Questo è quanto emerge da diversi studi che stimano perdite dell'ordine di alcuni miliardi di Euro. E se li spendessimo in formazione?

L’evoluzione tecnologica ha prodotto nella società postindustriale modelli di sviluppo più flessibili ed articolati. Per stare al passo è necessario un costante adeguamento della propria sfera cognitiva agli standard di sviluppo ed una rapida implementazione del proprio bagaglio culturale.

Chi perde il ritmo rischia di rimanere ai margini delle dinamiche produttive. Mutano, di fatto, i sistemi informativi globali. Il cittadino, l’impresa, l’associazione, la scuola, la ricerca, possono interloquire direttamente fra loro o con le istituzioni mediante un protocollo di trasmissione dati che si sviluppa in senso orizzontale e non più verticale. Sotto il profilo socio-politico ciò rappresenta una grande conquista di libertà. Si rinforza la democrazia che diventa più responsabile e partecipata; pertanto, l’utilizzo del personal computer non è più un opzione ma una inderogabile necessità.

Non compiere questo adeguamento culturale può causare svantaggi economici, come sottolineano alcuni studi sui costi prodotti dall’ingnoranza informatica in Italia, che stimano perdite intorno ai 19 Mld di euro l’anno.

Questa stima è tratta dal testo “Il costo dell’ignoranza nella società dell’informazione” (Camussone – Occhini, ETAS Libri, 2003) Il calcolo di questa cifra è determinato dal tempo improduttivo perso nell’arco di dodici mesi di lavoro di un impiegato; infatti, ogni addetto perde circa 171 minuti alla settimana per affrontare problemi di carattere informatico rivenienti dalla mancanza di competenze specifiche, perciò circa il 7,13% del tempo lavorativo giornaliero è reso improduttivo ed equivale ad un costo aziendale annuo di 2.564,90 euro.

Nell’ambito della nostra Sanità, ad esempio, gli autori indicano come il “non sapere” informatico si traduca nel mancato adeguamento delle specifiche professionalità nel contesto scientifico globale, provocando costi d’improduttività stimati attorno agli 850 milioni d’euro l’anno, cifra che rappresenta circa lo 0,84% della spesa sanitaria annua nazionale.

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