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Smart working nei contratti pubblici: nuove regole e più diritti

di Redazione PMI.it

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Innovazione del lavoro pubblico: disciplina dello smart working nei contratti collettivi, con diritto a disconnessione, reperibilità, formazione, permessi.

I prossimi contratti collettivi della pubblica amministrazione prevedranno, e soprattutto forniranno, un quadro regolatorio di riferimento per lo smart working. Uno strumento che in questo anno di pandemia ha consentito (e continua a farlo), la continuità di importanti servizi pubblici. Lo prevede il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale firmato il 10 marzo da Governo e sindacati (Cgil, Cisl e Uil), che individua una serie di priorità di riforma e rinnovamento della PA, nell’ambito del rilancio post Covid e delle mission previste dal Recovery Plan. Le direttrici fondamentali: innovazione, nuove tecnologie, flessibilità organizzativa, capitale umano. E su quest’ultimo fronte, upskilling, reskilling e smart working sono fra le priorità.

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«Il lavoro da remoto – ha dichiarato nei giorni scorsi in audizione alla Camera il ministro Renato Brunetta – ha costituto, da più punti di vista, un importante fattore di accelerazione, in termini di sviluppo delle competenze individuali dei dipendenti pubblici, digitalizzazione. Superata la fase emergenziale sarà necessario programmare e gestire tale modalità di organizzazione del lavoro che può produrre impatti significativi anche per il perseguimento di altre politiche pubbliche in maniera efficace e sostenibile».

Una considerazione che viene recepita dal Patto per l’innovazione, in base al quale, «occorre porsi nell’ottica del superamento della gestione emergenziale, mediante la definizione, nei futuri contratti collettivi nazionali, di una disciplina che garantisca condizioni di lavoro trasparenti, che favorisca la produttività e l’orientamento ai risultati, concili le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori con le esigenze organizzative delle Pubbliche amministrazioni, consentendo, ad un tempo, il miglioramento dei servizi pubblici e dell’equilibrio fra vita professionale e vita privata».

Tradotto: lo smart working entra nel contratto dei dipendenti pubblici (ci sono già regole in questo senso, ma prevedibilmente il lavoro agile avrà uno spazio diverso).

Un primo momento sarà rappresentato dal confronto con Aran (che rappresenta le PA nella contrattazione collettiva), che servirà da una parte a «definire linee di intervento sul lavoro agile», dall’altra a «evitare una iper-regolamentazione legislativa», dando invece più spazio alla contrattazione, in modo da «adattare alle esigenze delle diverse funzioni queste nuove forme di lavoro che, laddove ben organizzate, hanno consentito la continuità di importanti servizi pubblici anche durante la fase pandemica».

Il Patto per l’innovazione definisce anche quali potranno essere i punti fondamentali da regolamentare nei contratti pubblici: tutela dei diritti e delle relazioni sindacali e aspetti che riguardano invece il rapporto di lavoro (diritto alla disconnessione, fasce di contattabilità, diritto alla formazione specifica, protezione dei dati personali, permessi, assenze).

La formazione è anch’essa parte integrante del piano e dei contratti, così come il reskillng del personale, e anche qui c’è l’impegno a prevedere, in sede contrattuale, specifici percorsi, con particolare riferimento alle tecnologie e alle nuove competenze.

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