Intervista a Michele Liberato, Presidente di EMC Italia

di Redazione PMI.it

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PA.net intervista Michele Liberato, Presidente della multinazionale EMC Italia.

Quali risorse ha a disposizione la Pubblica Amministrazione italiana per innovare e semplificare i processi attraverso l?utilizzo della tecnologia? PubblicaAmministrazione.net ha intervistato Michele Liberato, Presidente di EMC Italia.

1. Che tipo di mosse in ambito ICT deve compiere oggi la PA per compiere il tanto atteso processo di digitalizzazione?

Innanzitutto, è utile premettere che la tecnologia è l?elemento che da solo sarebbe in grado potenzialmente di ovviare ai ritardi e alle lacune storiche del nostro Paese. In particolare, l?ICT aiuterebbe ad avviare un concreto processo di ottimizzazione dei costi e delle risorse pubbliche da impiegare; sarebbe il fattore chiave in grado di attuare quel ripensamento dei processi e snellimento della burocrazia che stiamo aspettando ormai da troppo tempo. Migliorerebbe, inoltre, la qualità dei servizi erogati a imprese e cittadini, modernizzandoli e rendendoli più vicini agli standard europei. In questo contesto l?Italia ha un?opportunità unica e irripetibile. Caratterizzata storicamente da una limitata propensione all?innovazione, ma con un tessuto imprenditoriale forte e capace, il nostro Paese deve riuscire oggi a fare leva sui suoi ritardi e recuperare il gap con le altre nazioni, iniziando a implementare da subito le nuove tecnologie, oggi mature, che non sono state impiegate nel passato. Inoltre, la PA ha la necessità di invertire con decisione un trend che ha caratterizzato gli ultimi vent?anni: se l?utilizzo della tecnologia storicamente è sempre stato guidato dall?offerta, ovvero dalle soluzioni proposte dai vendor, adesso deve essere la domanda ? proveniente dalle numerose figure qualificate che lavorano nella PA ? a iniziare un percorso virtuoso in grado di guidare l?offerta.

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2. Nella PA si parla tanto di efficienza, ma quali sono le tecnologie che possono concretamente portarla?

Ci sono parecchi punti delle direttive dell?Agenda Digitale che sono potenzialmente un ottimo segnale in ottica di semplificazione e riduzione della macchinosa burocrazia da sempre freno della crescita e dello sviluppo. Il focus su open data e cloud computing, per esempio, è un elemento che porta a pensare a una rinnovata volontà di compiere quell?importante ripensamento dei processi, nonché la rottura di schemi oramai obsoleti, utilizzando la tecnologia come strumento al servizio del cambiamento. Open data e cloud computing potrebbero dare il via finalmente al processo di dematerializzazione dei dati delle PA e al loro spostamento verso i servizi pay-per-use in modalità remota, rendendo più facile la condivisione delle informazioni, più flessibile l?utilizzo delle risorse informatiche e, di conseguenza, semplificando l?operato di amministratori, funzionari e utenti. Oltre ovviamente a tagliare i costi relativi all?approvvigionamento di infrastrutture IT.

3. Che ruolo ha la sicurezza informatica nella PA?

Nelle politiche di digitalizzazione della PA italiana non bisogna dimenticare un elemento fondamentale, ovvero gli investimenti in sicurezza informatica. Credo che sia di primaria importanza la necessità di garantire elevati livelli di sicurezza, sia con riferimento ai sistemi informativi pubblici, sia in relazione agli scambi di comunicazioni con gli utenti. Una sicurezza sufficientemente adeguata oggi non basta più. Aziende e Istituzioni pubbliche vengono colpite quotidianamente attraverso la proliferazione di malware avanzato e dalla miriade di opportunità che i malintenzionati hanno a disposizione per lanciare i loro cyberattacchi. Strategie di sicurezza e servizi gestiti che si affidano a una comprensione antiquata dei controlli perimetrali e a metodi obsoleti di monitoraggio dei log non possono fornire quella intelligence o visibilità approfondita di cui le aziende hanno bisogno per poter rilevare e gestire le minacce attuali. Oggi ? con l?incremento della multi-canalità e il proliferare degli smartphone e dei Social Network ? anche la Pubblica Amministrazione ha bisogno di avvalersi di soluzioni di sicurezza informatica che siano capaci di offrire un grado di visibilità di nuova generazione delle minacce, una comprensione avanzata dei contesti su base analitica, ma anche l’agilità che occorre per gestire conseguentemente il rischio di sicurezza.

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4. Che ne pensa del processo di avanzamento dell?Agenda Digitale?

Il pacchetto di spinta alla digitalizzazione delle imprese e del sistema illustra potenzialmente passi avanti concreti verso l?attuazione dell?Agenda Digitale. Disegna sulla carta un nuovo cammino all?insegna della semplificazione, della diffusione, della condivisione e dell?efficienza, oltre che il riconoscimento che la tecnologia ha un ruolo di importanza fondamentale per liberare l?Italia dalle persistenti zavorre e inerzie infrastrutturali. Ma lo stato dell?arte del processo che dovrebbe traghettare l?Italia verso l?era digitale tanto auspicata, sembra si stia impantanando proprio all?interno di quei procedimenti di approvazione lenti e macchinosi, che tanto stanno facendo male al nostro Paese in termini di immagine e competitività. Da oltre due anni si parla di Digitalia, Agende, agenzie e, ma – come scoperto dal servizio Studi della Camera – il risultato è che siamo in ritardo con la stragrande maggioranza degli adempimenti previsti. Adesso forse ci stiamo dirigendo verso un sentiero di maggiore chiarezza: Il Ministro Marianna Madia avrà le deleghe per l’Agenda digitale e assumerà la vigilanza sull’Agenzia per l’Italia digitale. In generale, la cosa che tutti quanti dobbiamo cercare di evitare è che l?Agenda Digitale rimanga uno slogan, come troppo spesso è capitato in passato. Credo giunto il momento di passare dalle parole ai fatti. Considerato l?attuale scenario economico e finanziario, sono sicuro che sia chiaro a tutti che non c?è più molto tempo.

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