Pubblica Amministrazione ancora non del tutto “digitale”

di Alessia Valentini

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La qualità dei servizi pubblici online è migliore che nel resto dell'Europa, ma i nostri esperti denunciano la mancata innovazione della PA. Come può essere?

Diversi articoli su carta stampata e non, scritti da persone autorevoli, parlando della Pubblica Amministrazione, ne hanno sottolineato le carenze tecnologiche o peggio ne hanno lamentato la mancata realizzazione della sua parte più innovativa, cioè quella digitale. Ci si potrebbe ragionevolmente domandare se tale difformità possa dipendere da una corrente politica avversa rispetto a quella che finora aveva governato e gestito la PA. Ma non è affatto così… Coloro che hanno criticato la mancanza di una vera e propria PA digitale sono persone che lavorano da anni in questo campo e che grazie alla loro esperienza hanno una accorta, ponderata e affidabile visione d’insieme. Dunque? Come fa la PA ad erogare un livello avanzato di servizi online ed essere contemporaneamente arretrata tecnologicamente tanto da non poter essere definita come digitalizzata?

I pareri critici

Paolo Subioli, autodefinitosi giornalista dell’innovazione, studia e divulga i fenomeni dell’innovazione nella nostra società, con particolare riguardo alla Pubblica Amministrazione. In un suo articolo sull’e-government ripercorre il processo di modernizzazione della PA lungo 10 anni. Si parte dalla Legge Bassanini che già nel 1997 auspicava di riformare la Pubblica Amministrazione, e sono evidenziate tutte le tappe più importanti di rinnovamento della PA, dalle reti civiche, ai siti internet istituzionali. Anche in questo caso viene evidenziata la serie di aspettative deluse: la Carta di Identità Elettronica, la piena interoperatività fra tutte le PA.

È interessante esaminare i contenuti del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) per capire il perchè della sua importanza. Il CAD è un documento emesso dal CNIPA nel Novembre del 2006 che forniva obiettivi importanti per l’interazione della PA verso i cittadini e le imprese. La sez. 2 di tale testo, infatti, indicava i seguenti punti:

  • diritto all’uso delle tecnologie per cittadini e imprese;
  • partecipazione al procedimento amministrativo informatico;
  • effettuazione dei pagamenti con modalità informatiche;
  • utilizzo della posta elettronica certificata;
  • qualità dei servizi resi e soddisfazione dell’utenza;
  • alfabetizzazione informatica dei cittadini;
  • partecipazione democratica elettronica;
  • sportelli per le attività produttive;
  • registro informatico degli adempimenti amministrativi per le imprese.

Lo stesso testo foniva, inoltre, dettagli relativi al miglior funzionamento della PA stessa:

  • norme generali per l’uso delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni nell’azione amministrativa;
  • formazione informatica dei dipendenti pubblici;
  • digitalizzazione e riorganizzazione;
  • strutture per l’organizzazione, l’innovazione e le tecnologie.