Advertising, media-planner: nuovi canali da privilegiare?

di Liliana Adamo

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Nuovi media e IT: ecco come ti creo il "MarkIT". Oltre alla pubblicità sui media, in forte crescita quella sui social network o su Google.

Le strategie di vendita dell’ultimo millennio cambiano radicalmente pelle: oltre i classici media come tv, radio e stampa, arrivano nuovi canali pubblicitari come Google, Facebook, apps, Twitter, che si confermano in forte ascesa.

Integrare i vari tasselli nel marketing mix richiede conoscenze e competenze informatiche associate alla funzione dei più moderni media digitali. Ad esempio, se la pubblicità sul web si segmenta in “statica” (informative) o “dinamica” (cataloghi, e-commerce), la scelta può orientarsi sul sistema PPC (pay per click), sul posizionamento SEO oppure sull’Adwords e l’Adsense di Google. Favorire un procedimento rispetto a un altro, comporta, da parte del media-planning o del direttore marketing, una valutazione ben precisa, perché ognuno di questi processi ha in sé un diverso target.

La rivoluzione in corso è molto rapida. Come indica uno screening relativo al mercato Usa, (realizzato da Stateofthemedia.org), per una stragrande maggioranza d’utenti l’utilizzo del web si pone in alternativa ai classici media; in un brusco turnover, Internet sembra ormai aver scavalcato la carta stampata, ponendosi al secondo posto solo dopo il mezzo televisivo. Ciò comporta, progressivamente, un aumento degli investimenti pubblicitari veicolati ai media digitali, mentre il marketing tout court rischia d’essere sostituito dal “Mark-IT“, neo-disciplina manageriale che accomuna le “vecchie” competenze a quelle d’informatica e IT, indispensabili per comunicare attraverso nuovi canali pubblicitari, appunto, Google, Facebook, Ipad, etc.

Non basta, molte società, soprattutto all’estero, si rendono conto che in certe funzioni, ruolo e competenze sull’IT stanno diventando prevalenti e di fondamentale importanza sugli equilibri e sulle dinamiche aziendali molto più del marketing, mentre resta tutto da sperimentare “il cosa fare” nei nuovi canali pubblicitari.

Un limite oggettivo è nella formazione. Difficile imbattersi (anche all’estero), in direttori marketing con una visione specialistica a 360 gradi: nell’attuale fase di transizione manageriale, responsabili marketing, quarantenni o giù di lì, non avrebbero specifiche capacità IT per capire a fondo le potenzialità dei vari motori di ricerca e dei social-network, mentre ai giovani neolaureati mancherebbe quella solida esperienza sul campo per stabilire come i nuovi media possano promuovere una concreta crescita aziendale.

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