Private equity, 115 società quotabili

di Barbara Weisz

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Uno studio di Borsa Italiana e Aifi sulle 460 aziende partecipate da fondi rileva quante hanno i requisiti per l'ingresso in borsa. Il profilo medio: azienda familiare che ha ceduto una quota in fase di ricambio generazionale

Il 25% delle aziende italiane partecipate da fondi di private equity è quotabile in Borsa. Su 460 imprese presenti nel portafoglio dei fondi al 30 giugno 2008, sono 115 quelle che soddisfano i requisiti per lo sbarco sul mercato. È il risultato della prima ricerca sulle società quotabili partecipate dai fondi condotta da Borsa Italiana e da Aifi, l’Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital, in collaborazione con il Pem, l’Osservatorio Private Equity Monitor.

«Lo studio offre una chiara evidenza dello stretto legame tra Private Equity e Borsa, quale anello fondamentale nella catena di finanziamento e sviluppo delle imprese», sottolinea Luca Peyrano, Head of Primary Market Continental Europe del London Stock Exchange Group. «Negli ultimi anni – commenta Giampio Bracchi, presidente di Aifi – gli operatori associati ad AIFI, attraverso la quotazione delle loro partecipate, hanno contribuito per circa il 50% dei nuovi sbarchi sul listino di aziende non finanziarie».

Le 460 imprese nel portafoglio fondi sono distribuite fra 146 operatori. Di questi, 25 possiedono quote di 230 società. Il primo investitore per numero di società presenta un portafoglio costituito da ben 24 imprese. Considerando il fatto che 60 operatori hanno un’unica società, lo studio sottolinea che «si delinea un mercato italiano caratterizzato da un numero elevato di fondi attivi al quale corrispondono diversi livelli d’intensità in termini di investimenti realizzati». Il portafoglio è costituito prevalentemente da società che alla data di investimento fatturavano meno di 50 mln di euro, con una maggiore concentrazione nel segmento fino a 30 mln. Non mancano aziende con ricavi oltre i 100 mln, poche quelle fra i 60 e i 100 mln. Il profilo medio è quello di un’impresa familiare che ha ceduto una quota in fase di ricambio generazionale, del Nord Italia, soprattutto in Lombardia, attiva nel settore dei beni per l’industria o dei beni di consumo, che fattura circa 37 mln di euro e ha 132 addetti. La redditività media è del 14%, con un Ebitda, utile operativo lordo, intorno ai 5,2 mln di euro. Si calcola un Enterprise Value medio per azienda di 35 mln di euro.

Per stabilire quante sono le società quotabili, lo studio ha prima effettuato una scrematura sulla base della disponibilità di dati completi per il biennio 2006-2007, riducendo il numero da 460 a 280. A questo target sono stati applicati tre filtri: EBITDA Margin (rapporto fra utile operativo lordo e fatturato) 2007 superiore al 10%; delta EBITDA 2007 – 2006 oltre il 10%; PFN/EBITDA (rapporto fra posizione finanziaria netta e utile operativo lordo) 2007 inferiore a 6. Sono così state individuate 71 società che soddisfano i requisiti, il 25% delle 280 del portafoglio di riferimento. Applicando la stessa percentuale alle 460 totali si arriva a un numero di società quotabili pari a circa 115.

Le 71 imprese analizzate nel dettaglio hanno un enterprise value totale di 7,8 miliardi di euro, un indebitamento di 2,9 miliardi, dal che risulta una potenziale capitalizzazione di mercato di 4,9 mld. Solo 7 possono aspirare al mercato principale, mentre le altre 64 sono più adatte ad Aim Italia. Sono distribuite nei portafogli di 54 investitori, di cui 42 con il ruolo di Lead investors, e 12 Co-investors. Il 70% sono operatori di matrice nazionale (Country funds) generalisti, il 30% fondi Paneuropei.

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