Marchionne: Fiat e Chrysler verso quota 6 milioni di veicoli

di Emanuele Menietti

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Sergio Marchione non sembra avere dubbi: Fiat insieme a Chrysler potrà raggiungere l'obiettivo dei 6 milioni di veicoli venduti senza la necessità di compiere altre acquisizioni. Dall'AD è poi giunto un invito al governo italiano per rinnovare gli incentivi

L’obiettivo dei 6 milioni di veicoli venduti all’anno dovrà essere raggiunto da Fiat insieme a Chrysler senza alcuna ulteriore acquisizione. L’ambizioso obiettivo per il gruppo torinese è stato da poco confermato dal suo amministratore delegato, Sergio Marchionne, intervenuto al tradizionale appuntamento del Salone dell’auto di Francoforte. Le dichiarazioni dell’AD giungono a pochi giorni di distanza dalla chiusura delle contrattazioni tra General Motors e Magna per il destino di Opel.

La nuova linea di Marchionne pone Fiat e Chrysler dinanzi a un obiettivo non semplice da realizzare, ma vitale per consentire alle due società di sopravvivere nell’agguerrito comparto dell’auto messo a dura prova dalla difficile congiuntura economica internazionale. Le dichiarazioni dell’AD sembrano dunque chiudere qualsiasi possibilità per l’avvio di nuovi contatti con Magna o GM per assumere una possibile partnership in Opel. Su questo fronte, infatti, Marchionne è stato chiaro e netto: «Abbiamo definitivamente chiuso con Opel».

Il numero uno del gruppo torinese, da poco anche primo responsabile di Chrysler, ha dunque confermato l’intenzione di «arrivarci da soli con Chrysler» all’obiettivo dei 5,5 – 6 milioni di veicoli venduti, una cifra considerata fondamentale da Marchionne per poter creare un gruppo globale in grado di sopravvivere nel prossimo decennio e di confrontarsi ad armi pari con gli altri grandi protagonisti del comparto. Tale obiettivo sarà reso possibile, in primo luogo, grazie alla massiccia e indispensabile ristrutturazione di Chrysler.

«Il piano industriale di Chrysler sarà presentato a novembre» ha dichiarato l’AD, confermando le voci circolate negli ultimi giorni sul futuro prossimo del produttore americano ancora in affanno. Secondo Marchionne, il processo di ristrutturazione di Chrysler sarà lento e implicherà tempi lunghi, ma alcuni primi segnali di miglioramento potrebbero già registrarsi nel corso del 2010, crisi economica permettendo. Il rilancio della società statunitense non sarà solamente legato alla messa in produzione di nuovi prodotti, l’intera struttura aziendale andrà profondamente rivista.

«Non è solo una questione di prodotti. C’è molto lavoro da fare nei prossimi cinque anni, che va ben oltre gli interrogativi su un tipo particolare di prodotto o un altro. Le ambizioni vanno molto oltre questo problema» ha dichiarato Marchionne ai giornalisti nel corso della sua visita al Salone dell’auto in Germania. Risollevare le sorti di Chrysler sarà una parte integrante del piano concepito dall’AD per raggiungere l’auspicato aumento di veicoli venduti su base annua.

E proprio sul fronte delle vendite, il responsabile del gruppo torinese ha sottolineato l’importanza finora assunta dagli incentivi statali alla rottamazione messi in campo da numerosi paesi europei. Tale pratica ha consentito di attenuare gli effetti della crisi sugli ordinativi e, secondo Marchionne, andrebbe rinnovato anche per il prossimo anno in Italia «per il bene del paese» poiché un no da parte del governo potrebbe avere «un impatto disastroso» sull’economia nostrana. L’AD ha poi confermato di attendersi alcuni contraccolpi sul fronte delle vendite a causa della fine degli incentivi in alcuni paesi: «È scontato lo stop in Germania, dove avremo un rallentamento; la situazione non è chiara in Italia, Regno Unito e Francia».

Secondo il numero uno del Lingotto, solamente tra il 2012 e il 2013 il comparto automobilistico su scala globale riuscirà a tornare a livelli pre-crisi comparabili con quelli fatti registrare nel biennio 2007 – 2008. Si profilano dunque anni difficili nei quali la gara alla sopravvivenza dei principali marchi porterà a un confronto duro con una concorrenza molto agguerrita. Resistere in tale contesto non sarà semplice, ma secondo Marchionne alcuni timidi segnali di ripresa potrebbero rendere il 2010 un anno meno duro rispetto al 2009.