FMI riduce di 600 mld la stima sulle perdite dovute alla crisi

di Emanuele Menietti

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Il Fondo Monetario Internazionale ha da poco rivisto le proprie stime sull'entità delle perdite legate alla crisi economia. Secondo l'istituzione, la cifra ammonterà a circa 3.400 miliardi di dollari per il periodo tra il 2007 e il 2010

Ammonteranno a 3.400 miliardi di dollari circa le perdite dovute alla crisi economica nel periodo compreso tra il 2007 e il 2010. L’ultima stima sugli effetti della grave congiuntura dell’economia giunge dal Fondo Monetario Internazionale che ha da poco diffuso il proprio Global Financial Stability Report del mese di ottobre. Le nuove proiezioni dell’istituzione internazionale sono migliori rispetto alle precedenti valutazioni formulate durante il primo semestre dell’anno in corso.

Secondo gli analisti del Fondo Monetario Internazionale, tale miglioramento è da imputare principalmente all’adozione di «politiche senza precedenti e ai primi segnali di ripresa nell’economia reale». Dopo un periodo sensibilmente negativo, ora l’economia mondiale si sta lentamente avviando sulla strada del rilancio, si legge nel rapporto, nonostante le condizioni del credito e di alcuni settori economici siano ancora precarie. Governi e banche centrali dovranno inoltre mettere in campo valide strategie di uscita per ridurre progressivamente gli aiuti e consentire all’economia di tornare a fare affidamento sulle proprie risorse.

«Dal Global Financial Stability Report dell’aprile 2009, le politiche messe in atto hanno ridotto i rischi per l’intero sistema e per la liquidità […]. Di conseguenza, le nostre previsioni per le potenziali perdite su scala globale per le banche e le altre istituzioni finanziarie si sono ridotte di circa 600 miliardi, passando dai 4.000 miliardi di dollari all’attuale stima di 3.400 miliardi di dollari» scrivono gli esperti del Fondo nel report da poco diffuso.

Nonostante i dati maggiormente positivi, il sistema economico non è ancora totalmente libero dai titoli tossici che ne hanno compromesso il funzionamento. Secondo l’FMI, le banche dovranno ancora riconoscere perdite per circa 1500 miliardi di dollari entro la fine del 2010. Gli istituti bancari e finanziari statunitensi sono all’incirca al 60% dell’opera, mentre nel vecchio continente la cifra si attesta intorno ai 40 punti percentuali a causa della ritardata diffusione della crisi rispetto agli USA. Un rapido ritorno all’attivo dei bilanci non sarà probabilmente sufficiente per coprire le perdite, da qui la necessità di nuove iniezioni di capitale per le banche con strumenti autonomi o attraverso gli aiuti offerti dalle singole realtà nazionali.

Il rapporto sottolinea poi come nel corso degli ultimi mesi si sia registrata una progressiva contrazione nell’erogazione del credito al settore privato, principalmente a causa della riduzione delle garanzie ipotecarie e dell’attività economica sensibilmente indebolita. Tale condizione potrebbe inizialmente influenzare le performance della ripresa, ma dovrebbe progressivamente risolversi con l’avanzare degli auspicati miglioramenti per l’intero comparto economico.

Prestazioni in positivo che iniziano a registrarsi anche nei mercati emergenti grazie alle numerose politiche di sostegno messe in atto dai governi e promosse dallo stesso Fondo Monetario Internazionale. Asia e America Latina hanno tratto principalmente beneficio dalla stabilizzazione dei mercati, ma le condizioni degli investimenti sono ancora deboli per dichiarare scampato il pericolo di un ulteriore aggravarsi della crisi specialmente nei comparti più esposti.

Il Global Financial Stability Report si conclude con una serie di raccomandazioni sulle misure che dovranno essere assunte per garantire stabilità al sistema economico ed evitare crisi analoghe a quella vissuta nel corso dell’ultimo anno. «La priorità dovrebbe essere legata a una riforma tesa a ridurre significativamente la possibilità di avere un’altra crisi sistemica. […] Vi sono già alcune proposte orientate verso la riduzione della prociclicità nel sistema finanziario e verso la creazione di nuove soluzioni per assorbire le perdite e gli sbalzi nella liquidità» si legge nel rapporto, ma il lavoro più duro sarà legato alla creazione di nuove norme tese a evitare le storture generate dalla concezione “quella società è troppo grande per poter fallire”.

Il miglioramento delle previsioni del Fondo Monetario Internazionale sembrano dunque indicare una progressiva ripresa dell’economia, ma mettono anche in evidenza i rischi e i pericoli cui potrà andare incontro il sistema economico nel corso dei prossimi mesi. Exit strategy coordinate e nuove norme per imbrigliare il sistema finanziario dovranno essere i punti cardine nell’azione politica dei governi e delle banche centrali. L’obiettivo è tornare a crescere, possibilmente con un sistema più sicuro e affidabile.

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