Le dichiarazioni di Tremonti sul posto fisso riaccendono il dibattito sul lavoro

di Emanuele Menietti

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Giulio Tremonti ha recentemente rimesso in discussione il modello della mobilità nel mondo del lavoro, rivalutando il valore del posto fisso. Dichiarazioni che hanno riacceso il dibattito su precariato e opportunità lavorative nel nostro Paese

Le recenti dichiarazioni di Giulio Tremonti sull’importanza del posto fisso per la società hanno destato scalpore, dando nuova linfa al dibattito sullo stato del nostro mercato del lavoro alla luce della crisi e delle possibili nuove opportunità per i lavoratori. Le critiche del Ministro al modello americano principalmente costruito sulla mobilità sono state accolte ora positivamente ora con stupore dai colleghi di Governo, come i ministri Brunetta e Sacconi, e dai sindacati da tempo impegnati per tutelare i lavoratori dalle storture di un mercato del lavoro instabile e dal precariato.

«Non credo che la mobilità sia di per sé un valore. Per una struttura sociale come la nostra, il posto fisso è la base su cui costruire una famiglia. La stabilità del lavoro è alla base della stabilità sociale» aveva dichiarato ieri Giulio Tremonti nel corso di un convegno promosso dalla Bpm sulla partecipazione dei lavoratori all’azionariato delle imprese. Il Ministro aveva poi aggiunto: «Un conto è avere un posto di lavoro fisso o variabile in un contesto di welfare come quello europeo, un conto è avere uno stipendio senza sanità e servizi. Negli Stati Uniti i fondi pensione dipendono da Wall Street, e se le cose vanno male ti ritrovi a mangiare KitKat in una roulotte e neghi la scuola ai tuoi figli».

Una posizione netta e distante da alcune precedenti esternazioni di Tremonti, il cui pensiero sembra essere in parte cambiato nel corso degli ultimi mesi in seguito ai pesanti effetti dovuti alla crisi economica. Parole accolte positivamente dai sindacati, che attendono ora provvedimenti concreti da parte del Governo per dare seguito alle dichiarazioni del Ministro dell’economia.

Secondo il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, il lavoro dovrebbe essere «più stabile per i flessibili che devono essere pagati di più perché in Italia chi è flessibile viene pagato di meno mentre chi è stabile viene pagato di più. La flessibilità deve costare di più alle imprese ed è necessario anche alzare l’aliquota per i precari. […] Tremonti ci aiuti a stabilizzare maggiormente i precari, soprattutto quelli della scuola e del pubblico impiego». Maggiormente netto e sarcastico il commento del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, solitamente molto critico nei confronti del Governo: le frasi di Tremonti «le farei commentare a Confindustria».

Sulle parole del Ministro dell’economia si sono dimostrati scettici anche alcuni componenti del Governo, da tempo convinti che la strada della mobilità sia la più efficace per offrire maggiori opportunità ai lavoratori. Misurata, ma netta, la posizione del Ministro del welfare Maurizio Sacconi: «Osservo soltanto che ovviamente nessuno vuole subire la mobilità da posto di lavoro a posto di lavoro: ciascuno vorrebbe poter scegliere il momento in cui cambiare, ovviamente in meglio. D’altronde la continuità del posto non si afferma con norme di legge, ma con l’occupabilità del lavoratore per le sue conoscenze e competenze. […] La scadenza di un rapporto di lavoro è un’opportunità per maggiori posti di lavoro, ma dal lavoratore viene tendenzialmente subita». E secondo Sacconi occorrerebbe intervenire su quest’ultimo punto per rendere la mobilità maggiormente sostenibile dai singoli.

Le riflessioni di Tremonti incassano un parere negativo anche da parte del Ministro per la pubblica amministrazione e innovazione Renato Brunetta, impegnato in una riforma tesa proprio a introdurre alcuni elementi della mobilità in taluni ambiti del comparto pubblico. Brunetta affida il proprio pensiero a una intervista per il quotidiano La Repubblica: «Tremonti dà una risposta per l’uscita dalla crisi che io non condivido. Tornare indietro è più facile, ma non risolve i problemi. Bisogna cambiare occhiali per capire come è fatto il nuovo mondo. Non si deve aver paura» per poi aggiungere «Tremonti vorrebbe una nuova società dei salariati. Solo che questa non risponde alle esigenze di flessibilità che pone il sistema. La sua è una soluzione del Novecento che non va più bene in questo secolo».

Dura, infine, la critica sollevata alle parole del Ministro dell’economia da parte dell’opposizione, come testimoniano le dichiarazioni del leader del PD Dario Franceschini: «È incredibile che il ministro dell’economia, dopo avere ignorato e non aver messo in campo misure per l’emergenza per contrastare la disoccupazione e il precariato, si svegli improvvisamente parlando di ritorno al posto fisso. È un caso di sdoppiamento della personalità».

Al di là della polemica politica, le dichiarazioni di ieri di Giulio Tremonti hanno dimostrato ancora una volta quanto sia vivo l’interesse intorno alle attuali opportunità e ai modelli offerti dal mercato del lavoro. In un clima condizionato dalle forti incertezze della crisi economica, il posto fisso costituisce nell’immaginario di molti un punto fermo dal quale partire per costruire un sistema economico maggiormente solido e meno esposto ai chiari di luna della finanza e della globalizzazione.

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